Reintegro nel ministero – sulla scia dei pastori anglicani con moglie e figli che diverrebbero sacerdoti della Chiesa cattolica – anche dei preti cattolici

Il reintegro dei preti cattolici sposati si scontra contro resistenze tradizionaliste che hanno un sostenitore nascosto nel blog del vaticanista Sandro Magister. In tala blog viene pubblicato il seguente testo apologetico tradizionalista di Cesare Alzati

Ecco qui di seguito il suo commento completo.

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Il papa Benedetto XVI, con ennesimo coraggioso gesto, si appresta ad accogliere nella comunione della Chiesa di Roma ecclesiastici e fedeli anglicani desiderosi di confermare la propria adesione alla Chiesa una e santa, professando con essa – secondo l’insegnamento dei padri oxoniensi – “quod semper, quod ubique, quod ab omnibus”, senza peraltro abbandonare il retaggio di pietà e di santità a loro trasmesso dalla Chiesa d’Inghilterra nella sua secolare tradizione, radicata in un patrimonio ben anteriore allo scisma.

Ritengo che da tale atto solenne, destinato ad assumere un fondamentale rilievo nella storia delle Chiese cristiane, venga anzitutto uno straordinario contributo alla salvaguardia della stessa tradizione della Chiesa d’Inghilterra, nei suoi aspetti più vitali e luminosi, che nei secoli scorsi si sono irradiati nel mondo intero, fino a generare la Comunione anglicana, e che nel Novecento in modo tanto decisivo hanno contribuito alla crescita della tensione ecumenica tra le diverse componenti del mondo cristiano.

Credo altresì che la decisione rappresenti, nell’immediato, non meno che in una prospettiva di lunga durata, anche un prezioso contributo alla vita intellettuale britannica, costituendo un segno di rispetto e di rinnovata attenzione ai fondamenti spirituali, che hanno alimentato la vicenda storica dell’Inghilterra e che ne hanno corroborato lo sviluppo culturale e civile.

Merita al riguardo segnalare un altro particolare aspetto, non marginale, relativo al problema dell’ordinazione dei ministri anglicani dopo il loro ingresso nella comunione cattolica.

Sono convinto che sulla questione delle ordinazioni anglicane, prima dell’introduzione del ministero femminile, si sarebbe potuta sviluppare un’ulteriore riflessione da parte cattolica, stanti gli ulteriori dati storici acquisiti al riguardo. Ora il problema mi pare superato dai fatti e la prevista ordinazione dei ministri accolti nella comunione cattolica assume anche il significato di certificare la radice apostolica del loro ministero, sulla quale molti sono stati indotti a dubitare dalla nuova situazione determinatasi nella loro Chiesa d’origine e nella Comunione anglicana.

La prevista ordinazione non è peraltro priva di riflessi anche per l’ambito cattolico.

Quando nella prima parte degli anni Novanta i ministri, che allora lasciarono la Chiesa d’Inghilterra, furono inserti nella Chiesa romano-cattolica del Regno Unito, non mancarono all’interno di questa preti e comunità che chiesero la reintegrazione di quanti, tra gli ecclesiastici cattolici, avevano lasciato il ministero per contrarre matrimonio.

Al riguardo va osservato che – a parte il can. 10 di Ancyra che ha avuto eco soltanto in area siro-orientale – l’insieme di tutte le Chiese di tradizione apostolica ha sempre ritenuto, almeno in via di principio, che non possa darsi matrimonio dopo l’ordinazione, pena l’abbandono del ministero (cfr. can. 1 di Neocesarea).

La preventivata ordinazione dei ministri di provenienza anglicana viene a sanare, in modo generalizzato e con ogni evidenza, pure qualsiasi possibile difetto canonico al riguardo.

Il loro caso, pertanto, non potrà in alcun modo considerarsi un precedente cui riferirsi per scardinare l’ordine disciplinare all’interno del corpo ecclesiale cattolico-romano e renderà, anche sotto tale aspetto, il ministero dei nuovi ordinati pienamente conforme ai canoni antichi della Chiesa indivisa e pertanto canonicamente ineccepibile pure agli occhi dell’Oriente cristiano, sia ortodosso che unito.

Peraltro, stanti le considerazioni sopra esposte in merito alle ordinazioni anglicane, mi parrebbe auspicabile che – con modalità simile a quella seguita dalla Comunione anglicana in riferimento ai ministri di culto di dubbia successione apostolica operanti nel quadro della Chiesa costituitasi nell’India del Nord e nel Pakistan – non si procedesse all’ordinazione con la consueta formula del Pontificale Romano, ma si elaborasse una formula specifica di ordinazione, finalizzata all’esercizio, da parte di questi ecclesiastici, del ministero presbiterale nella Chiesa Ccattolica.

(Di Cesare Alzati).

Mi colpisce sempre leggere questo brano, dove si parla dei vescovi sposati

1 È degno di fede quanto vi dico se uno aspira all’episcopato, desidera un nobile lavoro. 2 Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, 3 non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. 4 Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, 5 perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio? 6 Inoltre non sia un neofita, perché non gli accada di montare in superbia e di cadere nella stessa condanna del diavolo. 7 È necessario che egli goda buona reputazione presso quelli di fuori, per non cadere in discredito e in qualche laccio del diavolo. 

8 Allo stesso modo i diaconi siano dignitosi, non doppi nel parlare, non dediti al molto vino né avidi di guadagno disonesto, 9 e conservino il mistero della fede in una coscienza pura. 10 Perciò siano prima sottoposti a una prova e poi, se trovati irreprensibili, siano ammessi al loro servizio. 11 Allo stesso modo le donne siano dignitose, non pettegole, sobrie, fedeli in tutto. 12 I diaconi non siano sposati che una sola volta, sappiano dirigere bene i propri figli e le proprie famiglie. 13 Coloro infatti che avranno ben servito, si acquisteranno un grado onorifico e una grande sicurezza nella fede in Cristo Gesù. 

dalla Prima Lettera a Timoteo cap. 3

Anche i vescovi si innamorano

Quotidianamente, i media lanciano gossip per fare audience, sfociando spesso nella volgarità e, soprattutto, arrivando a ledere la privacy altrui. In certi casi, però, sembra che siano gli stessi Vip ad attirare l’attenzione dei paparazzi su di sé.
Questo pensiero è stato suscitato dall’atteggiamento di un prete dell’Argentina, che ha deciso di recarsi al mare in compagnia femminile. Mons. Fernando Maria Bergallo, infatti, è stato fotografato in atteggiamenti intimi, mentre faceva il bagno con una donna, della quale non si conosce l’identità.
Immediata è giunta la risposta della Chiesa che, subito, ha convocato una riunione d’urgenza per chiarire lo scandalo. Da parte sua, il prelato argentino si è giustificato, affermando che le foto risalgono ad un viaggio in Messico fatto qualche anno fa e che la donna con la quale ha trascorso il tempo è solo un’amica d’infanzia.
Nonostante tutto, il vescovo ha porto le adeguate scuse, in nome suo e di tutta la Chiesa. A ben poco,però, valgono le giustificazioni, se si pensa che le foto accusatrici hanno già fatto il giro del mondo, sconvolgendo l’opinione pubblica. La notizia però non trova solo accusatori ma, piuttosto, verrà sostenuta da coloro che ritengono il gesto non imputabile, visto che mons. Bergallo, in fin dei conti, è sempre un uomo. Questa è l’opinione di coloro che non sono più scossi dalle atrocità della vita e da fatti non consueti. D’altro canto, c’è chi reputa il comportamento del prelato di Buenos Aires non adatto ad un uomo di chiesa e dunque vietato a priori.
In entrambi i casi, ad alzare il polverone è stato lo scatto indiscreto di un fotografo che, per motivi ancora non chiari, ha voluto scatenare il dibattito, sottolineando l’oscenità del fatto piuttosto che attenuarlo o, tantomeno, nasconderlo. Questa è la realtà moderna, costituita da gente che riesce ad arricchirsi alle spalle altrui, tantopiù se si parla di Vip.
lovepedia.net

L’interpretazione cristiana dei sogni

I sogni contengono un messaggio? Sono portatori di mozioni dello Spirito? Si possono decifrare e usare come indicazioni per la propria vita? La domanda non è peregrina, risale infatti agli albori dell’esperienza religiosa. L’oniromanzia, la divinazione in base ai sogni, fu una pratica diffusissima nell’antichità, dalla Cina all’India alla civiltà babilonese. Nell’antica Grecia si credeva che durante il sonno Asclepio, il dio della medicina, visitasse la persona per ispirarla, guarirla o guidarla. I malati si recavano negli asclepei – ne esisteva uno anche a Roma sull’isola tiberina, edificato nel 289 a.C. All’arrivo i ministri del tempio valutavano le esigenze del pellegrino, che, dopo aver compiuto rituali di purificazione, veniva ammesso in un dormitorio sacro sotterraneo e vi passava la notte. Asclepio sarebbe comparso in sogno e avrebbe operato un intervento sul male o avrebbe indicato, con scene simboliche, una cura. Una credenza a cui fece da contraltare lo spirito razionale di Aristotele, che nel sogno non vedeva rivelazioni divine, piuttosto il rilascio di stimoli sensoriali che avevano interessato il corpo durante la veglia.

Nel ’900 il problema dei sogni e della loro interpretazione è riapparso nella cultura “alta” grazie a Freud e alla psicoanalisi, con il sogno letto in una chiave immanente, come manifestazione di desideri inconsci. Anche le neuroscienze, a partire dalla seconda metà del secolo scorso, sono scese in campo, senza peraltro arrivare a chiarire il nocciolo della questione: non solo sulla genesi e il significato biologico dei sogni si brancola ancora nel buio, fra ipotesi più o meno accreditate, ma è lo stesso fenomeno del sonno – delle sue finalità profonde – a rimanere in gran parte un enigma per le neuroscienze. Il ritorno in auge dell’associazione tra sogno e vita spirituale si deve negli ultimi decenni all’influsso crescente di colui che ha aperto la psicanalisi a tematiche religiose, ossia Carl Gustav Jung, e a quel movimento composito e sincretista che si è soliti classificare come New Age. Nel mondo di lingua inglese, autori avvicinabili al New Age come Betty Bethards, Gillian Holloway o Michael Lennox hanno prosperato sul filone dei sogni. L’australiano Adam F. Thompson è arrivato a fondare insieme ad altri una chiesa, la “Field of Dreams”, incentrata sui sogni intesi come rivelazioni soprannaturali.

Di fronte a questo panorama Gerard Condon, sacerdote cattolico della diocesi di Cloyne in Irlanda, già direttore del Pontificio collegio irlandese a Roma, si è chiesto se la teologia e la spiritualità cattoliche non si siano fatte “scippare” da piscologia e New Age un tema che sarebbe invece di loro competenza. E non si siano accorte di una diffusa richiesta, fra i credenti, di una guida al mondo delle “apparizioni” notturne.

Del resto, della possibile valenza spirituale dei sogni ne danno testimonianza la Bibbia e la storia dei santi. Nella Genesi Dio parla a Giacobbe in sogno, mostrandogli la famosa scala che si protende fino in Cielo. Giuseppe, figlio di Giacobbe, durante la prigionia in Egitto diventa un apprezzato interprete di sogni, così come il profeta Daniele alla corte di Nabucodonosor. E prima della battaglia contro Nicanore, Giuda Maccabeo incoraggia i suoi uomini raccontando loro un sogno che pronostica la vittoria.

Nel Vangelo di Matteo Giuseppe riceve in sogno la notizia del concepimento soprannaturale di Maria. In sogno Dio avverte i Magi di evitare Erode e di fare ritorno al loro Paese. E sempre in sogno Giuseppe è prima sollecitato a fuggire con Maria e Gesù in Egitto, poi è avvisato della morte di Erode e della possibilità di far ritorno in Israele. Per quanto riguarda i santi l’elenco sarebbe lunghissimo, ma merita una segnalazione il caso di don Bosco, la cui vita fu costellata da moltissimi sogni premonitori. A partire da quello che ebbe a nove anni, e che si ripresentò a lungo con ambientazioni e dettagli diversi, in cui Gesù e la Vergine adombrarono la sua missione di evangelizzatore della gioventù.

Il tema ci sarebbe tutto. Ma l’approccio di Gerard Condon, riassunto nel libro Il Potere dei Sogni, da poco edito per le Edizioni Messaggero Padova (pagine 240, euro 14), non sembra centrare il bersaglio, per la metodologia a cui si affida. Ossia il tentativo di mutuare, pur filtrandola, l’analisi dei sogni di Jung. Condon non è il solo ad aver tentato questa strada, altri religiosi ci hanno provato negli anni – un caso noto è quello della suora orsolina americana Pat Brockman, formatasi al C.G. Jung Institut di Zurigo – ma scivolando su un terreno insidioso, vista l’impossibilità di recuperare Jung, e anche la sua lettura dei sogni, a una prospettiva cattolica. In particolare per il ruolo divinatorio assegnato all’irrazionale onirico da parte dello psicoanalista svizzero – che in lui fu rafforzato dal contatto con gli stregoni della tribù ugandese degli elgonyi, durante un suo viaggio in Africa nel 1925 – sia per la concezione del male insito nella divinità, concezione di matrice gnostico-alchemica, da cui discende il superamento dell’idea di peccato e la necessaria integrazione di bene e male anche nella dimensione etica dell’uomo.

L’approccio cattolico ai sogni e alla loro interpretazione si trova comunque, seppur in controluce, nel libro di Condon. Il quale fa giustamente notare come le rivelazioni oniriche già nell’Antico Testamento erano soggette a critiche. Nel Deuteronomio è presente una condanna della divinazione. Geremia e Zaccaria stigmatizzano con durezza coloro che sostengono di saper discernere il volere di Dio dai sogni. Nel Nuovo Testamento la parola greca per sogno, onar, compare solo sette volte. Fra i padri della Chiesa, Atanasio di Alessandria avverte che nel sonno i demoni hanno maggiore libertà d’azione. Tertulliano, che pur riconosce come Dio possa parlare al dormiente, sostiene che la maggior parte dei sogni spirituali sono ispirati da demoni. Gregorio Magno si pronuncia nettamente contro l’interpretazione dei sogni.

Ma la posizione cattolica è stata sintetizzata e chiarita soprattutto da Tommaso d’Aquino nella Somma teologica. Per il dottore angelico i sogni possono essere influenzati in primis dalle condizioni fisiche e psicologiche del sognatore. Per quanto riguarda l’influenza soprannaturale, essa è talora demoniaca e «talaltra riferibile a Dio, che rivela certe cose agli uomini in sogno per mezzo degli angeli».

L’ uso deliberato dei sogni al fine di ottenere doni spirituali è quindi illecito, in quanto assimilabile alla divinazione. Mentre i sogni latori di messaggi divini sono doni di Dio, che non vanno cercati. Ed è proprio questo equilibrio e questa prudenza che sono presenti nella bellissima antifona che si recita nella preghiera di compieta, prima di coricarsi: «Nella veglia salvaci Signore, nel sonno non ci abbandonare: il cuore vegli con Cristo e il corpo riposi nella pace».

Andrea Galli – avvenire.it

 

Lettera ai sacerdoti sposati: “anche voi siete la Chiesa di Cristo”

Buona sera  a tutti voi Sacerdoti sposati, e benedetti.  Mi chiamo (…)  e vorrei sapere come posso ricevere   tre   Sante Messe  per tre Cari defunti. E come posso dare la mia offerta.    Anche voi siete la CHIESA di CRISTO. Auguri anche a voi in questo giorno solenne, e di festa per la chiesa di DIO. Auguri ancora. Grazie.

mail firmata inviata a sacerdotisposati@alice.it

Gesù, il Signore della vita che porta salvezza. Commento al Vangelo XIII Domenica del tempo ordinario Anno B

(…) Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. (…)

Gesù cammina verso la casa dove una bambina è morta. Cammina ed è Giairo, il padre, a dettare il ritmo; Gesù gli cammina vicino, offre un cuore perché possa appoggiarvi il suo dolore: «Non temere, soltanto continua ad aver fede». Ma come è possibile non temere quando la morte è entrata in casa mia, e si è portata via il mio sole? Secondo Gesù il contrario della paura non è il coraggio, da scovare a fatica nel fondo dell’animo, ma la fede: Tu continua ad aver fede. Anche se dubiti, anche se la tua fede non ha nulla di eroico, lascia che la sua Parola riprenda a mormorare in cuore, che il suo Nome salga alle labbra con un’ostinazione da innamorati.
Aver fede: che cosa significa? La fede è un atto umanissimo, vitale, che tende alla vita e si oppone all’abbandono e alla morte. È aderire: come un bambino aderisce al petto della madre, così io aderisco al Signore, ho fiducia nella madre mia, un bambino appena svezzato è il mio cuore. Giunsero alla casa e vide trambusto e gente che piangeva. Entrato, disse loro: «Perché piangete? Non è morta questa bambina, ma dorme». Dorme, come tutti i nostri che ci hanno preceduto e che sono in attesa del risveglio. Dormono, come una parentesi tra questo sole e il sole di domani, e per Dio l’ultimo risveglio è sulla vita.
Lo deridono, allora, con quella stessa derisione con cui dicono anche a noi: tu credi nella vita dopo la morte? Ti inganni, ti sbagli, sei un illuso, non c’è niente dopo la morte. Ma la fede biblica è che Dio è Dio dei vivi e non dei morti, che le «creature del mondo sono portatrici di salvezza e in esse non c’è veleno di morte. Dio non ha creato la morte» (Sap 1,13-14). Gesù cacciati fuori tutti, prende con sé il padre e la madre, ricompone il cerchio vitale degli affetti, il cerchio dell’amore che fa vivere. Poi prende per mano la bambina. Non era lecito per la legge toccare un morto, ma Gesù profuma di libertà. E ci insegna che bisogna toccare la disperazione delle persone per poterle rialzare. La prende per mano. Chi è Gesù ? Una mano che ti prende per mano. La sua mano nella mia mano.
E le disse: «Talità kum. Bambina alzati». Lui può aiutarla, sostenerla, ma è lei, è solo lei che può risollevarsi: alzati. E lei si alza e si mette a camminare. A ciascuno di noi, qualunque sia la porzione di dolore che portiamo dentro, qualunque sia la porzione di morte, il Signore ripete: Talità kum. In ognuno di noi c’è una vita che è giovane sempre: allora, risorgi, riprendi la fede, la lotta, il sogno.
Su ogni creatura, su ogni fiore, su ogni uomo, su ogni donna ripete la benedizione di quelle antiche parole: Talità kum, giovane vita, dico a te, alzati, rivivi, risplendi. Tu porti salvezza.
(Letture: Sapienza 1, 13-15; 2, 23-24; Salmo 29; 2 Corinzi 8, 7.9.13-15; Marco 5, 21-43)

di Ermes Ronchi – avvenire

Giordania: manifestazione contro governo

(ANSA) – AMMAN, 29 GIU – Centinaia di persone hanno partecipato oggi ad una manifestazione ad Amman promossa dal movimento islamico e da attivisti indipendenti per respingere una legge elettorale recentemente approvata e chiedere le dimissioni del governo. Il raduno e’ avvenuto alcuni giorni dopo la vittoria del candidato dei Fratelli musulmani Mohamed Morsi nelle elezioni presidenziali in Egitto, che ha dato nuovo vigore all’opposizione in Giordania.

Natività Betlemme patrimonio umanità Unesco accoglie richiesta Anp. Prima volta Territori palestinesi

(ANSA) – BETLEMME (CISGIORDANIA) – Con 13 sì, 6 no e 2 astenuti il Comitato per il patrimonio dell’Unesco, a San Pietroburgo,  ha recepito la proposta dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) di includere la Chiesa della Natività e il Percorso del Pellegrinaggio a Betlemme, in Cisgiordania, tra i siti Patrimonio mondiale dell’Umanità.  E’ la prima volta per un monumento nei Territori Palestinesi e si apre un nuovo caso politico dopo l’ingresso in ottobre dell’Anp nell’Unesco, che provocò dissenso in Usa e Israele.

Ancora forte l’export di armi italiano: 3 miliardi di autorizzazioni nel 2011

l Rapporto sull’import-export di armi è arrivato.  Finalmente possiamo sapere che le autorizzazioni all’export militare nel 2011 sono circa 2.500 e che le nostre armi finiranno in Algeria, Singapore, India, Turchia.
Tra le tabelle diffuse manca però il dettaglio sulle banche d’appoggio agli incassi.

di Francesco Vignarca e Luca Martinelli – 24 aprile 2012
TRATTO DA I signori delle guerre

Il rapporto sull’import-export di armi è arrivato. Con oltre tre settimane di ritardo rispetto alla scadenza fissata per legge al 31 marzo, finalmente possiamo leggere il “Rapporto del Presidente del Consiglio sui lineamenti di politica del Governo in materia di esportazione, importazione e transito dei materiali d’armamento” per l’anno 2011. Si tratta, come da alcuni anni a questa parte, di un documento riassuntivo elaborato dalla Presidenza del Consiglio a partire dai voluminosi tomi prodotti dai Ministeri coinvolti nei meccanismi di autorizzazione alla vendita di armamenti italiani. Da queste pagine – scaricabili anche a lato – possiamo trarre prime indicazioni e tendenze senza dover perdere la vista ad incrociare la miriade di dati (spesso esposti in maniera poco utile alla comprensione, come denunciato da anni dalle campagne disarmiste) che vengono tabulati in quella che è la Relazione ex legge 185/90 vera e propria. Che solo da poche ore, con il ritardo già segnalato, dovrebbe essere stata depositata presso gli Uffici Parlamentari.

Siamo però di fronte ad una “lettura per sottrazione”, perché nel Rapporto già di per sé succinto ancora una volta qualche pezzo si è perso: non compare alcuna indicazione sulle banche che hanno intermediato le transazioni finanziarie di pagamento dei contratti. Una voce che si dovrà ora derivare dai dati integrali ma che (attraverso una tabella apposita) nel Rapporto c’è sempre stata e che permetteva già in prima battuta di diffondere l’elenco delle cosiddette “banche armate”. Manca poi il dettaglio usualmente dedicato ad elencare i materiali autorizzati per Paesi di destinazione, e che descriveva – seppur in modo generale – la tipologia dei sistemi d’arma autorizzati ed esportati nel corso dell’anno (per capirci, qui potete vedere la tabella 15 estratta dal Rapporto 2010).
Fornire questo tipo di dato era stata un’indicazione di trasparenza messa in atto durante l’ultimo Governo di Romano Prodi (2006-2008), prassi poi continuata durante il Governo di Silvio Berlusconi in carica fino al novembre 2011. Una scelta descritta come “utile” anche al Parlamento, per favorire una miglior comprensione delle operazioni autorizzate, e che invece proprio nella prima produzione di dati del Governo “tecnico” Monti si è persa.

Passando all’analisi dei dati, dal Rapporto emerge subito come le autorizzazioni all’esportazione di materiale d’armamento non siano in calo, ma si mantengano sui livelli dello scorso anno superando di poco i 3 miliardi di controvalore. Nel corso del 2011 sono state rilasciate complessivamente da parte del ministero degli Esteri 2.497 (2.210 lo scorso anno) autorizzazioni all’esportazione di materiali di armamento di cui il 65% riguarda esportazioni definitive, mentre il restante 35% si divide tra esportazioni temporanee e proroghe di autorizzazioni precedentemente rilasciate. 
La tendenza ad un rafforzamento delle vendite soprattutto per quanto riguarda le grandi holding belliche è evidenziata anche nei commenti al comparto italiano contenuti nel Rapporto che segnala: “I valori globali delle autorizzazioni rilasciate nel 2011 indicano un’inversione di tendenza rispetto al 2010, dovuta principalmente alla ripresa di alcuni programmi intergovernativi di cooperazione”. In particolare va evidenziato il valore delle esportazioni definitive, per le quali è previsto il corrispettivo regolamento finanziario, pari a 3,05 miliardi ed un importo di autorizzazioni relative ai Programmi Intergovernativi pari a 2.2 miliardi di euro (quasi due miliardi in più dello scorso anno). 
”Rispetto al 2010 si è avuto un incremento, pari a 5,28%, del valore delle autorizzazioni alle esportazioni, al netto delle autorizzazioni per i programmi intergovernativi, e si è riscontrato un significativo aumento delle autorizzazioni per i programmi intergovernativi di cooperazione rispetto all’anno precedente che di fatto ha riportato i valori ai livelli del 2009″ conclude sempre il Rapporto.
È ritornato a salire, nel frattempo, il numero delle autorizzazioni “intergovernative”, ovvero quelle che monitorano le produzioni di grossi sistemi d’arma compiute su accordi dei Governi alleati per il proprio uso interno, e in questo senso per la prima volta sono state rilasciate 3 Licenze globali di progetto. Si tratta di una tipologia di autorizzazione introdotta con le modifiche alla legge del 2003 e fortemente difeso dalla lobby armiera applicabile “a tutti i programmi di coproduzione intergovernativi o interindustriali di produzione, ricerca o sviluppo di materiale di armamento svolti con imprese di paesi dell’Unione Europea e della Nato”. Una condizione di minore trasparenza e dal più difficile controllo da sempre osteggiata dalla società civile impegnata su questi temi e che solo nel 2011 ha avuto per la prima volta una sua applicazione, anche grazie ad un cambio di rotta impresso dai nuovi vertici dell’UAMA (l’ufficio che in seno al Ministero degli Esteri si occupa del rilascio delle autorizzazioni all’esportazione di armamenti).

Dopo il numero delle autorizzazioni, vengono le imprese: quella che primeggia tra gli esportatori come volume finanziario, al netto dei programmi intergovernativi, è Agusta spa con il 14,4%, pari a 756,19 milioni di euro. L’azienda elicotteristica in questi giorni al centro delle cronache giudiziarie per le presunte tangenti Finmeccanica è seguita da Orizzonte Sistemi Navali spa (con il 7,9%, per 416,17 milioni di euro), Iveco spa (5,55%, con 292,13 milioni), Alenia Aermacchi (4,81% e 252,95 milioni) e Alenia Aeronautica spa (4,30%, pari a 226,00 milioni). Ancora, sotto il 3 per cento, ci sono Oto Melara spa (2,65% e 139,50 milioni), Elettronica spa (2,345%, pari a 122,96 milioni), Whitehead Alena Ss spa (1,93%, per 101,79 milioni), Selex Galileo spa (1,60%, pari a 83,96 milioni) e Avio spa con il 1,07% pari a 56,53 milioni di euro.
Purtroppo la mancanza della tabella di dettaglio dei materiali autorizzati impedisce, al momento attuale, di sapere per quale tipo di affare e fornitura le aziende sopra elencate potranno sottoscrivere contratti.

Andando a guardare le destinazioni future delle nostre produzioni militari, scopriamo come ampiamente prevedibile che sono i Paesi più caldi o dalle maggiori spese militari ad aver stretto accordi con le nostre aziende. I principali destinatari delle autorizzazioni alle esportazioni definitive di prodotti per la difesa (sempre non considerando le operazioni da effettuare nell’ambito dei Programmi intergovernativi, per lo più destinate a Paesi europei) sono stati l’Algeria, che si attesta al 9,08%, pari a 477,52 milioni di euro, seguita da Singapore con il 7,5%, pari a 395,3 milioni, dall’India e i suoi 259,4 milioni (5,26%) dalla Turchia con il 3,2% (170 milioni) e dall’Arabia Saudita con il 3,1% (166 milioni). Gli altri paesi sono evidenziati nella tabella sottostante.
Per quanto riguarda le aree geopolitiche di destinazione di Paesi della NATO/UE ed europei OSCE con il 35,98% (valore di 1.100,82 milioni) si confermano tra i nostri tradizionali partner con autorizzazioni verso Francia, Stati Uniti d’America, Germania e Regno Unito. Ma la maggior parte delle autorizzazioni sono avvenute al di fuori di questa area di “alleanza naturale”, concentrandosi in particolare su Africa Settentrionale e Vicino Medio Oriente (24,03%) ed Asia (22,94%) mentre a distanza si sono collocate l’America Centro meridionale (9,77%) e l’America Settentrionale (4,59%).

A riguardo il Rapporto commenta: “Le autorizzazioni all’esportazione dirette verso i Paesi asiatici (Estremo Oriente) hanno registrato un significativo aumento rispetto al 2010 dovuto principalmente ad una sostenuta dinamica di esportazioni verso India e Singapore. Per quanto riguarda l’America Centro Meridionale, le autorizzazioni di operazioni definitive verso i Paesi latino-americani hanno visto un certo incremento con il Messico come principale acquirente. Nel 2011 le autorizzazioni rilasciate all’industria italiana per la difesa in alcuni mercati del Vicino e Medio Oriente hanno registrato, stante la peculiare situazione politica dell’area e l’applicazione rigorosa delle misure restrittive disposte in ambito internazionale, un certo ridimensionamento attestandosi al 24,03% del totale contro il 49,07% del 2010″.
In questa area sono regimi problematici come Algeria e Arabia Saudita a rappresentare i principali partners commerciali delle industrie militari italiane.

I commenti precedenti riguardano le “autorizzazioni” chieste e rilasciate durante il 2011, quindi relative a scelte politiche che devono ancora concretizzarsi in accordi commerciali e produzioni industriali. Si tratta dunque di un buon portafoglio per il futuro, mentre lo stato di salute produttivo del comparto, invece, emerge dall’analisi delle consegne effettive, che trovano riscontro nel numero e nel volume degli scambi doganali. Il Rapporto li evidenzia in questi termini: “Come già precisato nelle precedenti relazioni, i movimenti rilevati dal ministero dell’Economia e delle finanze tramite l’Agenzia delle Dogane sono relativi allo stato di avanzamento (utilizzazione) di licenze rilasciate, sia nel 2011 che negli anni precedenti Non c’è quindi correlazione -spiega la Relazione- tra le ‘autorizzazioni” concesse nel 2011 e le ‘operazioni’ dello stesso periodo”. Per quanto riguarda le esportazioni, “nell’anno 2011 risultano effettuati i seguenti movimenti doganali riguardanti 2.059 esportazioni definitive, per un valore complessivo di 2.664,61 milioni di euro, poco meno dello scorso anno. Le 500 esportazioni temporanee hanno invece avuto un valore complessivo di 643,91 milioni di euro.

Sullo sfondo, resta la “partita” in corso per la modifica della legge 185: per il governo esso rappresenta un (semplice) “processo di riordino della normativa nazionale relativa al controllo sulle esportazioni e i trasferimenti dei prodotto per la Difesa (vedi a p. 22 del Rapporto in allegato)”, da gestire attraverso una legge delega. Per i movimenti pacifisti -su tutti la Rete italiana per il Disarmo- la modifica della legge rappresenta invece un ulteriore passo indietro sul controllo e sulla trasparenza di un comparto problematico come quello delle armi.