Vaticano: perché la faida non c’entra col Conclave

C’è chi ipotizza che dietro al Vatileaks, la fuga di documenti riservati dalle stanze del pontefice che sta facendo tremare più di un «corvo» e più di un porporato, ci sarebbe addirittura la lotta per la successione a Benedetto XVI che vede da un lato i fedelissimi di Bertone (il «nuovo che avanza») e dall’altro i rappresentanti della Pontificia accademia ecclesiastica (la «vecchia guardia» rappresentata da Sodano e i suoi).
RISIKO PER IL POTERE. Eppure c’è chi non crede a questa lettura. La faida secondo alcuni sarebbe infatti più volta a conquistare posizioni di potere all’interno della gerarchia ecclesiastica, eliminando gli «avversari». Perché è improbabile che in questo risiko le fazioni riescano a raggiungere una massa critica tale da incidere all’interno del Conclave.
«MOSSE CHE FANNO SORRIDERE». «C’è tempo, c’è tempo», conferma a Lettera43.it un ecclesiastico che ben conosce le faccende d’Oltretevere. «Queste mosse in vista del prossimo Conclave fanno sorridere. E allungano la vita al pontefice».
«È un uomo di 85 anni, questo sì. Ma è in buona salute e non vi sono sintomi di un decadimento», fa notare la fonte. «Certo, cammina un po’ a fatica ma viaggia e lavora ma come tutte le persone della sua età».
I MALUMORI DOPO IL CONCISTORO. La faida interna però è evidente. Un’avvisaglia si era già avuta nel Concistoro di inizio anno che generò molti dubbi. Tanti, per qualcuno troppi, neo cardinali non solo erano italiani ma vicini al cardinale Tarcisio Bertone. Il malumore era serpeggiato anche all’estero.
L’IMPEGNO PER RIEQUILIBRARE LE FORZE. Qualcuno non a caso sostiene che papa Benedetto XVI stia studiando un nuovo Concistoro che possa riequilibrare la situazione che si è venuta a creare puntando alla chiamata di figure internazionali.
«Il vero problema è che i cardinali non si conoscono tra loro. E spesso la maggior parte di loro non ha ben presente quali siano le nuove figure emergenti in altri continenti, in particolare in America Latina», ricorda l’ecclesiastico.

La successione a Benedetto XVI: la seconda possibilità di Schonborn

I vescovi di fronte a Papa Benedetto XVI.I vescovi di fronte a Papa Benedetto XVI.

Ed è proprio dall’estero che potrebbe arrivare il nuovo pontefice. Ma tra le attuali eminenze chi potrebbe aspirare alla guida della chiesa?
Alcuni nomi stanno già circolando. Con il beneficio del dubbio, visto che come recita il detto, in Conclave chi entra papa esce cardinale.
L’ARCIVESCOVO BATTUTO DA RATZINGER. Il primo è Cristoph Schonborn. Arcivescovo di Vienna e primate della Chiesa d’Austria, già nel 2005 era stato indicato come favoritissimo. Poi però venne eletto Benedetto XVI. Secondo molti Schonborn fu scartato perché troppo giovane.
I PAPI DELL’INTERREGNO. Questa volta però il limite potrebbe trasformarsi in punto di forza. Solitamente dopo un papa eletto giovane – come per esempio Giovanni Paolo II – i cardinali optano un pontefice anziano, da «interregno», come Joseph Ratzinger.
Al di là del criterio legato all’età, altri nomi da tenere d’occhio sono André Armand Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, Angelo Scola e Timothy Michael Dolan, arcivescovo di New York di soli 62 anni.

Poche chance per chi è legato ai movimenti ecclesiali

Gianfranco Ravasi.Gianfranco Ravasi.

Fuori gioco, invece, appaiono al momento tutti i cardinali particolarmente legati a un movimento ecclesiale – come Cl, Opus Dei o focolarini – per evitare l’elezione di una figura dall’appartenenza troppo definita. E questo potrebbe rappresentare un ostacolo per Angelo Scola per quanto continui a ribadire che da 20 anni non intrattiene più alcun legame con i ciellini.
STRADA BARRATA A TEOLOGI E BIBLISTI. Una cosa è certa. Il futuro papa dovrà imprimere una sterzata radicale alla chiesa e sapersi confrontare con i reali problemi dei fedeli. Per questo un’altra personalità stimata come Gianfranco Ravasi – finissimo teologo e biblista – sembra avere poche chance.
Siamo lontani dai veti, o meglio dallo ius exclusivae, che gli imperatori esercitavano per evitare l’elezione di pontefici poco in linea con le loro aspirazioni.
IL VETO DI FRANCESCO GIUSEPPE. L’ultima volta avvenne nel 1903 quando Francesco Giuseppe d’Austria attraverso il cardinale Puzyna, arcivescovo di Cracovia, bloccò l’elezione del cardinale Mariano Rampolla, allora segretario di Stato di Leone XIII. Salì così al soglio pontificio Giuseppe Sarto, patriarca di Venezia che prese il nome di Pio X.

Giovedì, 31 Maggio 2012

lettera43 – di Alcide Gonella

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