Terremoto: tra le vittime don Ivan il prete di malati e detenuti

La scossa si è portata via il prete dei malati e dei carcerati, un sacerdote di campagna dinamico e schietto, che voleva portare la statuina della Madonna fuori dalla chiesa in cui era rimasta dal 20 maggio perché fosse vicina agli sfollati. Ieri mattina don Ivan Martini, 65 anni da compiere il prossimo 28 giugno, è morto mentre cercava di salvare la statua e un quadro raffiguranti la Vergine Maria a cui, dalla fine del 1500, sono molto devoti i suoi parrocchiani di Rovereto sul Secchia, frazione di Novi, diocesi di Carpi e provincia di Modena. Ieri mattina era stato programmato con i Vigili del Fuoco un sopralluogo in chiesa per salvare gli arredi sacri. Don Ivan Martini, originario di Cremona, era entrato nel tempio insieme a due pompieri per recuperarla. Il sisma ha fatto crollare la parte posteriore. La violenza inaudita della scossa delle 9 e 07 ha fatto crollare una grossa trave e calcinacci uccidendo il coraggioso prete. I Vigili del fuoco sono riusciti a salvarsi e sono illesi.

Tutto il centro del piccolo paese, 500 anime, da ieri è devastato e la zona rossa impenetrabile. Sotto i nostri piedi si trova uno dei vertici dell’epicentro del nuovo terremoto che ieri ha colpito la Bassa modenese con intensità analoga a quello di 10 giorni fa. Gli effetti sulle costruzioni più vecchie sono stati devastanti. In via 28 settembre al numero 8 metà esatta dell’edificio è crollata. Sul portone c’è un fiocco rosa, la mamma, romena, è in strada con la neonata in braccio. Il marito prova a recuperare qualche effetto personale rischiando. Le chiedo se conosceva il parroco, lei si gira per nascondere le lacrime. Don Ivan aiutava molto i poveri. La casa di fronte ha perso il tetto, la grondaia si è infilata esattamente nella ringhiera del balcone. Gli inquilini, due anziani coniugi, stanno seduti al tavolo in giardino con gli occhi nel vuoto. Le poche persone che passano per il centro fantasma hanno ancora negli occhi il terrore vissuto per tutto un giorno di scosse incessanti. Quella di intensità 5 a cavallo delle 13 ha dato il colpo di grazia agli edifici e al morale di un paese che da ieri vive accampato in strada. La chiesa dista 100 metri, la casa vicina è crollata, i Vigili del fuoco stanno scavando tra le macerie. Le vie sono ingombre di detriti. Passano solo le ambulanze dirette verso l’ospedale di Carpi con i feriti. Don Ivan Martini ordinato nel 1973, era giunto a Carpi nel 1985 prima come collaboratore nella parrocchia di Quartirolo, poi parroco a Budrione e Migliarina. Era da nove anni parroco a Rovereto. «Ero rimasto in contatto con lui – racconta commosso Luigi Lamma, direttore del settimanale della diocesi di Carpi “Notizie” – fin dai momenti successivi al terremoto di dieci giorni fa. Era un tipo vivace e instancabile, in apparenza burbero, ma molto aperto. Lunedì sera mi aveva scritto una mail dicendo che per celebrare la messa aveva utilizzato le pagode montate dagli scout. Aveva celebrato anche due battesimi ma ci teneva a recuperare la statuina della Madonna».

Anche a don Ivan, fidei donum arrivato 20 anni fa da Cremona e parroco, Rovereto sul Secchia voleva bene. «Don Ivan era veramente in gamba – racconta una parrocchiana – lo sentivamo vicino, aperto». Poi la donna si interrompe, inizia a piangere, guarda quel che resta della chiesa e va via.

«Dal 2002 aiutava il cappellano del carcere Sant’Anna di Modena – aggiunge don Massimo Dotti, che ieri ha benedetto la salma del confratello nell’ospedale di Carpi – prestava assistenza spirituale due volte alla settimana ai detenuti». All’assistenza ai detenuti aggiungeva quella ai malati. Coadiuvava infatti l’anziano cappellano dell’ospedale di Carpi.

«Questa attività caritativa lo ha arricchito umanamente e la gente lo apprezzava», anche don Dotti fatica a proseguire. Il dolore del paese per il prete degli ultimi si respira nei camper, nelle auto e nelle tende dove la gente dorme terrorizzata. E che da ieri si sente più sola.

Paolo Lambruschi
avvenire.it
31 Maggio 2012 18:16
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