Pesante il bilancio finale del terremoto: 17 morti, 350 feriti, 15mila sfollati. Enormi danni all’economia

Il sindaco di Cavezzo, uno dei comuni più colpiti dalla seconda ondata sismica che ha piegato l’Emilia Romagna, scuote la testa: «Abbiamo vissuto qualcosa di molto simile all’Apocalisse». Il paese è distrutto, sotto le macerie sono morte tre persone di cui due per il crollo di una fabbrica. A Medolla il sindaco emana un’ordinanza che ordina ai seimila residenti di rimanere fino a oggi fuori dalle proprie abitazioni. A San Felice sul Panaro, altro centro da zona rossa, i giardini pubblici si riempiono di tende: la gente ha paura a rientrare nelle case, che siano pericolanti o meno. E del resto, dopo la prima, devastante scossa di martedì mattina, ne sono arrivate altre 228, non esattamente una cosa che mette sicurezza. E tanto più che i geologi insistono: lo sciame sismico andrà avanti per un bel po’.
Sono solo alcune delle istantanee del day after emiliano in cui la voglia di reagire si mescola col timore che non sia finita qui. E in cui l’elenco delle vittime si stabilizza a diciassette, (tanti lavoratori, imprenditori e operai, e proprio l’operaio disperso a Medolla è stato ritrovato ieri senza vita), i feriti a 350 e gli sfollati assistiti dalla protezione civile, la cui macchina funziona ormai a pieno ritmo, arrivano a sforare quota quindicimila.
Ma è anche un day after in cui non accennano a diminuire le polemiche sulla sicurezza sul lavoro e sulla prevenzione. Con una secca replica del presidente della Confindustria Giorgio Squinzi: «Sono artificiose. I capannoni erano in assoluta normalità e la zona non era specificata come particolarmente sismica. Escludo la malafede dal punto di vista imprenditoriale». Da Pordenone il capo dello stato torna sul tema: «Dobbiamo cambiare i nostri comportamenti anche nelle politiche pubbliche per le prevenzioni che sono state gravemente inadeguate. Quando arriva il conto delle catastrofi che non abbiamo potuto prevenire, ci accorgiamo che è più salato del previsto».
Intanto la procura di Modena apre un’inchiesta, sulla scorta di quella già avviata a Ferrara, i cui capi di imputazione potrebbero essere omicidio colposo e violazione delle norme edilizie. Al momento gli indagati sono una ventina. Spiega il capo della procura Vito Zincani che il lavoro dei magistrati si focalizzerà sul crollo dei capannoni industriali costruiti di recente per verificare se, ripetto alle norme antisismiche del 2003, ci siano state negligenze nella costruzione, nella progettazione e nel collaudo degli edifici stessi. «La politica nazionale sulla costruzione di questi fabbricati è stata suicida – sottolinea Zincani – Sono stati fatti con l’ottica del risarmio. Ma ora paghiamo il risparmio nelle costruzioni con un pezzo di gran lunga superiore, che si calcola in vite umane». Il numero di lavoratori deceduti induce il ministro dell’interno Cancellieri a commentare: «Sono morti sul lavoro, in gran parte operai e imprenditori». Così anche il ministro del welfare Fornero: «È stato il lavoro il vero epicentro del sisma».
Intanto a Roma, il consiglio dei ministri vara le misure per sostenere le zone colpite – coperte soprattutto con l’aumento dell’accisa sulla benzina e con fondi resi disponibili dalla spending review – e nomina il presidente della regione Vasco Errani commissario per la ricostruzione. Mentre dopo un vertice al Quirinale con Monti, Schifani, Fini e Catricalà, la presidenza della repubblica assicura «il massimo impegno delle forze dello stato e la più ampia solidarietà nazionale» per l’Emilia. Monti cancella il suo viaggio a Bruxelles per monitorare la situazione. Salta la manifestazione convocata dall’Anci sull’Imu a Venezia. E anche i sindacati annullano la protesta (unitaria) sul welfare programmata per il 2 giugno: i leader sindacali andranno in Emilia a portare solidarietà a chi è stato colpito dal terremoto.
Non si placa la polemica sul 2 giugno, che si celebrerà «sobriamente». Lunedì lutto nazionale.

Fabrizia Bagozzi  – europaquotidiano

31 Maggio 2012 05:19

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