Scandali vaticani: per quan­to i Tg di re­gi­me, le Lo­ren­ze Lei, i Bru­ni Ve­spa cer­che­ran­no di ren­der­li ino­do­ri, l’azio­ne di bo­ni­fi­ca è or­mai ri­te­nu­ta im­pro­ro­ga­bi­le da qua­si tut­ti

Il papa pla­teal­men­te con­te­sta­to per­ché non ac­cen­na a Ema­nue­la Or­lan­di (uc­ci­sa dopo un fe­sti­no in Va­ti­ca­no, dice il som­mo esor­ci­sta), e pre­fe­ri­sce in­ve­ce rin­gra­zia­re la Fe­de­ra­zio­ne di tiro con l’arco. L’estu­mu­la­zio­ne del­la sal­ma di un cri­mi­na­le da una ba­si­li­ca, dove sono sta­te tro­va­te ossa (di chi?) ri­sa­len­ti a tre de­cen­ni fa. Sem­pre nuo­ve ri­ve­la­zio­ni sui pre­ti pe­do­fi­li, e sem­pre vec­chia pre­te­sa di non do­ver­ne ri­spon­de­re. Il pre­si­den­te del­lo Ior di­mis­sio­na­to, si mor­mo­ra per­ché trop­po tra­spa­ren­te – ben­ché pro­prio lui sia in­da­ga­to per ri­ci­clag­gio. Ri­cat­ti e con­tro­ri­cat­ti tra le mura va­ti­ca­ne, tut­ti con­tro tut­ti e tut­ti che san­no tut­to gra­zie al di­la­ga­re del­le gole pro­fon­de. Si par­la an­che di un car­di­na­le in­da­ga­to ma il col­pe­vo­le, ov­via­men­te, può al mas­si­mo es­se­re il mag­gior­do­mo. Che, lun­gi dall’es­se­re per­do­na­to o sem­pli­ce­men­te li­cen­zia­to, vie­ne ar­re­sta­to e chiu­so in cel­la per gior­ni.

Nem­me­no il più con­vin­to an­ti­cle­ri­ca­le avreb­be sa­pu­to im­ma­gi­nar­si uno sce­na­rio del ge­ne­re. La rap­pre­sen­ta­zio­ne in cor­so sta a metà stra­da tra la far­sa e la tra­ge­dia, ma gli spet­ta­to­ri si di­ver­to­no e pre­oc­cu­pa­no i pro­dut­to­ri de I Bor­gia, che ve­do­no il loro la­vo­ro sca­de­re nel­la nor­ma­lità. Que­gli stes­si spet­ta­to­ri han­no però l’im­pres­sio­ne che pre­sto ca­lerà il si­pa­rio sull’Opus Ec­cle­siae. An­che se nes­su­no osa am­met­ter­lo.

Quel che è cer­to è che non si deve pro­va­re mol­to or­go­glio, oggi, ad ap­par­te­ne­re alla Chie­sa cat­to­li­ca.

Tra le Ul­ti­mis­si­me Uaar han­no sem­pre tro­va­to spa­zio an­che no­ti­zie ri­le­van­ti pro­ve­nien­ti dal mon­do del­le re­li­gio­ni. Con­ti­nuan­do a far­lo, tut­ta­via, avreb­be­ro ri­schia­to di tra­sfor­mar­si in Un gior­no in pre­tu­ra. Eb­be­ne, l’Uaar non è cer­to nata con que­sto sco­po. L’Uaar è nata per rap­pre­sen­ta­re gli atei e gli agno­sti­ci e le loro idee, e per af­fer­ma­re il prin­ci­pio co­sti­tu­zio­na­le di lai­cità del­lo Sta­to.

Le Ul­ti­mis­si­me smet­to­no dun­que di rac­con­ta­re le ne­fan­dez­ze in­ter­ne del­le re­li­gio­ni: che, del re­sto, rie­sco­no or­mai be­nis­si­mo a ta­faz­zar­si da sole. Le Ul­ti­mis­si­me vo­glio­no in­ve­ce con­ti­nua­re a rap­pre­sen­ta­re il blog che rac­con­ta le bat­ta­glie per la lai­cità e per la li­bertà di co­scien­za, in ogni par­te del mon­do. Vo­glio­no sta­re al fian­co dei gio­va­ni che han­no il co­rag­gio di di­chia­rar­si atei in pae­si in cui, a far­lo, si ri­schia la pena di mor­te. Del­le don­ne, dei gay e del­le le­sbi­che che lot­ta­no per i pro­pri di­rit­ti. Dei ge­ni­to­ri che vo­glio­no edu­ca­re i pro­pri fi­gli sen­za im­po­si­zio­ni iden­ti­ta­rie e ideo­lo­gi­che, af­fin­ché essi pos­sa­no sce­glie­re a ra­gion ve­du­ta. Di chi quo­ti­dia­na­men­te di­fen­de la ri­cer­ca scien­ti­fi­ca, la li­bertà di espres­sio­ne e il pen­sie­ro cri­ti­co. Di chi vuol es­se­re li­be­ro di con­dur­re la pro­pria vita sen­za su­bi­re in­fluen­ze re­li­gio­se.

C’è tut­to un mon­do che vuol cam­bia­re, c’è già così tan­to di bel­lo e di­sin­te­res­sa­to nell’im­pe­gno di così tan­te per­so­ne, che non è pro­prio il caso (a meno di non es­se­re de­gli et­no­gra­fi) di at­tar­dar­si un mi­nu­to di più a re­spi­ra­re i mia­smi che pro­ven­go­no dall’al­tra par­te del Te­ve­re. Per quan­to i Tg di re­gi­me, le Lo­ren­ze Lei, i Bru­ni Ve­spa cer­che­ran­no di ren­der­li ino­do­ri, l’azio­ne di bo­ni­fi­ca è or­mai ri­te­nu­ta im­pro­ro­ga­bi­le da qua­si tut­ti. Ma spet­ta ai cat­to­li­ci, e sol­tan­to a loro av­viar­la. Chis­sa se ne sa­ran­no ca­pa­ci.

uaar.it

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