Teologia: Dio non si aspetta espiazioni, ma ci sollecita al cambiamento

HELMUT FISCHER, Era necessario che Gesù morisse per noi? Claudiana Editrice, Torino 2012, pag 96, € 9.

Il libro costituisce una raccolta delle varie interpretazioni della morte di Gesù presenti nel Nuovo o Secondo Testamento. Quasi tutte le chiese cristiane interpretano la morte di Gesù come sacrificio espiatorio compiuto per la salvezza degli esseri umani. “Contrariamente a tale unanimità, nel Nuovo Testamento non si trova una sola dichiarazione a sostegno di tale interpretazione che possa essere fatta risalire a Gesù stesso” (pag. 63). In più “secondo le testimonianze del Nuovo Testamento stesso, non c’è alcun passo che permetta di affermare che Dio abbia legato il proprio perdono a qualsivoglia forma di sacrificio della vita di Gesù. In nessuno dei suoi detti o dei suoi discorsi, inoltre, il Gesù storico ha mai suggerito, né velatamente, né esplicitamente, di considerare la propria morte l’avvenimento espiatorio determinante” (pag. 64).
Certo, “l’idea del sacrificio di espiazione era saldamente radicata in tutto il mondo antico, Antico Testamento compreso, e assumeva forma concreta nella celebrazione del culto accompagnato dall’offerta di sacrifici. Già i più antichi profeti di Israele avevano esercitato una critica sostanziale del culto sacrificale” (pag. 64). Con la sua vita Gesù ha spalancato l’orizzonte in cui si dissolvono ogni bisogno, ogni cultura, ogni pratica di espiazione: “nella sua proclamazione della salvezza non c’era più posto per l’idea di un sacrificio vicario” (pag. 65). Purtroppo “nella storia del cristianesimo il modo con cui Gesù vedeva se stesso venne ben presto sepolto sotto i molteplici strati delle varie interpretazioni della sua morte derivanti tutte dalla tradizione sacrificale del giudaismo e del mondo religioso contemporaneo” (pag. 66).
Consapevoli che tutte le interpretazioni della morte di Gesù sono comprensibili solo dentro l’orizzonte intellettuale nel quale sono state sviluppate. Non sono dogmi eterni. Oggi pensare, dire e predicare che Dio ha voluto che Gesù espiasse i peccati del mondo con la sua morte, agli orecchi di un credente adulto può risultare impronunciabile, quasi blasfemo. Infatti, la scoperta dell’amore con cui Dio ci ama rende superflua qualunque espiazione. La fede non contempla nessuna espiazione, ma sollecita alla conversione.
Queste pagine hanno una valenza di piena attualità anche per noi oggi: Dio non si aspetta espiazioni, ma ci sollecita al cambiamento. In questa luce l’eucarestia non è il sacrificio del corpo e del sangue di Gesù, ma la memoria della sua prassi di vita e della sua fiducia in Dio.
Raccomando vivamente la lettura di queste pagine illuminanti e liberanti.

Franco Barbero

Precedente Teologia da riscoprire: Daniélou, la verità usurpata Successivo Presbiteri e famiglie, due vocazioni per l'unica missione: spazio quindi ai preti sposati