Slovenia, condannata arcidiocesi per prete pedofilo

Ancora guai per la diocesi di Maribor in Slovenia. Già indebitata per 800 milioni di euro a causa di una serie di spericolati investimenti. Oltre ai problemi finanziari, si aggiunge lo scandalo degli abusi sessuali commessi da sacerdoti.
Il tribunale del distretto di Maribor, scrive The Slovenia Times, ha confermato la condanna per l’arcidiocesi di Maribor, la diocesi di Celje e la parrocchia della cittadina di Artiče. Dovranno pagare 50.000 euro ad una donna, ora quasi trentenne, che all’età di 7 anni aveva subito abusi sessuali da parte di un sacerdote, Karl Jošt. Il religioso, chiamato in causa nel 2006, è morto l’anno dopo ed è sospettato di 16 casi di abusi sessuali su minori. Il caso è presentato come un precedente in Slovenia e la Chiesa locale ha intenzione di ricorrere in appello.
uaar

Don Verzè aveva dato orientamenti poco compatibili con la dottrina ufficiale della Chiesa

Nella Bibbia, l’arcangelo Raffaele aiuta Tobia a recuperare i dieci talenti d’argento che sono dovuti a suo padre, diventato povero. A Milano, quello “diventato povero” è il San Raffaele di don Luigi Verzè, schiacciato da un miliardo e mezzo di debiti, e a recuperare i crediti tocca invece al Tribunale fallimentare. Soldi veri, per ora, li ha promessi soltanto la cordata vaticana Ior-Malacalza, e fino al 5 marzo chi volesse farle concorrenza potrà sempre farsi avanti a suon di rilanci. Ma in realtà tanto i “big” della finanza e della sanità privata, quanto alcune cordate di medici interni al polo ospedaliero, stanno lavorando a un’ipotesi completamente alternativa: lo spezzatino del San Raffaele.

Nessuno ne parla apertamente, ma a Milano è su questo che vari studi professionali – e le stesse banche finanziatrici – stanno facendo quei calcoli che alla fine potrebbero anche sedurre commissari e creditori. Le schermaglie di questi giorni su conflitti d’interesse e sulla “gara fantasma” per il salvataggio del polo ospedaliero e della ricerca non devono ingannare. Il bando per le offerte alternative è stato riaperto ieri, scade il 31 dicembre e il termine potrà arrivare al 5 gennaio in caso di rilanci. Lo ha deciso il cda della Fondazione, che ha ottenuto già il via libera del Tribunale per il concordato in continuità, e dopo che la cordata Ior-Malacalza ha messo sul piatto 250 milioni di euro (125 a testa), oltre alla disponibilità ad accollarsi altri 250 milioni di debiti. Gli altri possibili concorrenti, a cominciare dal gruppo San Donato di Giuseppe Rotelli, dall’Humanitas della famiglia Rocca e dalla misteriosa fondazione svizzera Marcus Vitruvius, dietro alla quale si celerebbe un finanziere poco amato in Vaticano come George Soros, non hanno sicuramente gradito che il cda abbia fissato a quota 50 milioni di euro lo scalino minimo per i rilanci. E di sicuro non è particolarmente elegante che nel cda che poi dovrà scegliere a proprio “insindacabile giudizio l’offerta che si riterrà di accettare” vi siano già quattro esponenti espressi dal segretario di stato del Vaticano, Tarcisio Bertone: Gian Maria Flick, Ettore Gotti Tedeschi, Giuseppe Profiti e Vittorio Malacalza. Che però ci fosse l’ombra di un pesante conflitto d’interessi non è notizia né di ieri né di domani. Bastava leggere il provvedimento del 27 ottobre scorso con il quale il Tribunale ha approvato il concordato preventivo, nella parte in cui ravvisa “un soggiacente conflitto d’interessi, che potrebbe in effetti gettare un velo d’ombra sulle modalità con cui il piano concordatario è stato disegnato proprio in funzione e sulla falsariga dell’offerta formulata dai suddetti Investitori”. Insomma il concordato, al quale si oppongono invece i pm che indagano per bancarotta don Verzè e altri cinque suoi collaboratori, un mese fa è stato concesso perché non si era fatto avanti nessun altro con i soldi in mano. Ma potrebbe sempre essere revocato dal Tribunale, se il cda della Fondazione mettesse in pratica quel “soggiacente conflitto d’interessi” bocciando offerte più vantaggiose, ma “politicamente” sgradite al Vaticano. Ed è su questo punto che si registrano le grandi manovre della finanza laica e di alcun cordate miste tra medici interni e fornitori. Su tutta la procedura, vigilerà comunque il Tribunale (con i giudici Filippo Lamanna, Francesca Savignano e Roberto Fontana) e i commissari Rolando Brambilla, Salvatore Sanzo e Luigi Saporito. L’udienza per i creditori resta fissata per il 23 gennaio 2012 e in quell’occasione si voterà la proposta di concordato. Se il 60 per cento dei crediti approverà il piano di rimborso, si potrà andare avanti, altrimenti arriverà il fallimento. Va anche detto che un’eventuale offerta migliorativa dovrebbe garantire oltre il 60% dei pagamenti al momento promessi dalla cordata Ior-Malacalza. Che è un livello decisamente superiore alla media dei concordati italiani. In realtà, nessun curatore fallimentare, e tanto meno il Tribunale di Milano, è astrattamente contrario all’ipotesi spezzatino. Ovviamente a patto che garantisca un miglior rimborso dei crediti e non metta sul lastrico i 3.800 dipendenti del gruppo. E allora si spiega così la cortina fumogena delle polemiche sui conflitti d’interessi e sul bando, al quale basterebbe comunque partecipare offrendo la non proibitiva cifra di 300 milioni di euro. Diversamente, si può stare alla finestra o proporre soluzioni alternative. Non è un mistero, ad esempio, che tanto il gruppo San Donato quanto l’Humanitas sarebbero interessati a rilevare singole specialità del San Raffaele. E che alcuni direttori delle divisioni più redditizie, come quelle di medicina nucleare e di oncologia, starebbero cercando in proprio i finanziatori per un classico “managing buy-out”. Mentre al gruppo Soros interesserebbero sostanzialmente la divisione ricerca e l’Università Vita-Salute, dove per altro don Verzè aveva dato orientamenti poco compatibili con la dottrina ufficiale della Chiesa (dalla ricerca sulle staminali, a una certa spruzzata “new age” negli insegnamenti). Insomma, a parte l’inchiesta penale in corso, la parola “fine” sulla partita finanziaria in corso è tutta da scrivere. Con corredo di alleanze variabili e di alcune singolarità. Una per tutte, quella che riguarda l’industriale e finanziere piacentino Vittorio Malacalza. Nel San Raffaele è schierato con le “truppe” vaticane, ma in virtù della sua alleanza con la Pirelli siede anche nel cda della Rcs (che edita il Corriere della Sera), al fianco di Giuseppe Rotelli e Gianfelice Rocca. Se lo scontro sul San Raffaele dovesse acuirsi, Malacalza può essere il pontiere come il vaso di coccio.
bonazzi@ilsecoloxix.it
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Slovenia, buco di 800 milioni per diocesi di Maribor

La diocesi di Maribor, città slovena nota per ospitare una gara di slalom della coppa del mondo di sci, si è indebitata per 800 milioni di euro a causa di una serie di avventure finanziarie non andate a buon fine. L’Espresso ne dà un dettagliato resoconto. Leggendolo si scopre che il vescovo Franc Kramberger assieme all’uomo d’affari Mirko Krasovec, economo della diocesi dal 1985, ha fondato varie società e investito ingenti capitali avuti in prestito da numerose banche, coinvolgendo inoltre 30mila risparmiatori. In Vaticano si è avuto il sospetto che la situazione stesse precipitando quando alla fine del 2007 una tv controllata dalla chiesa slovena si mise a trasmettere programmi pornografici, scatenando il pandemonio sui giornali locali. Negli stessi giorni, da parte del vescovo, era anche arrivata alla Santa Sede una richiesta di autorizzazione per accendere altri due mutui da 5 milioni l’uno. A detta del cardinal Bertone le operazioni finanziarie condotte da mons. Krasovec sono irregolari in quanto non autorizzate da Roma. Se fosse vero i 30 mila risparmiatori, le banche e gli altri creditori non potranno rivalersi sul Vaticano, avendo stipulato con la chiesa di Maribor contratti non validi.



Daniele Stefanini – uaar

E’ morto don Luigi Verzè

E’ morto don Luigi Verzè. Il fondatore dell’ospedale San Raffaele, finito in bancarotta con debiti da un miliardo e mezzo di euro, aveva 91 anni. Lo scrive l’agenzia Adnkronos citando fonti vicine alla fondazione di don Verzè. A causare il decesso, stamattina intorno alle 7.30, una crisi cardiaca; alle 2.30 di stanotte, don Verzè era stato ricoverato per l’aggravarsi della sua situazione all’Unità Coronarica del San Raffaele. Lo riferiscono fonti vicine all’ospedale milanese.

VITA, MORTE E ‘MIRACOLI’

Don Luigi Maria Verzè, nato il 14 marzo 1920 a Illasi, in provincia di Verona, è stato presidente della Fondazione San Raffaele del Monte Tabor e presidente e rettore dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Nel 1947 si è laureato in Lettere classiche e Filosofia con padre Gemelli all’Università Cattolica di Milano e nel 1948 è stato ordinato sacerdote. Successivamente è diventato segretario del santo don Giovanni Calabria.

Nel 1958 don Verzè ha fondato l’Associazione Monte Tabor e nella seconda metà degli anni Sessanta sono iniziati i lavori di costruzione dell’ospedale a Segrate, alle porte di Milano. Il 30 aprile 1970 è nata la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, a cui viene conferito il San Raffaele in costruzione. Il 31 ottobre 1971 viene accolto il primo malato, mentre nel 1972 il San Raffaele viene riconosciuto Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico e dal 1982 è diventato polo universitario della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Statale di Milano.

Negli anni Ottanta, a fianco dell’ospedale, che oggi ha una capienza di circa 1.300 posti letto e una struttura di 11 dipartimenti e 45 specialità cliniche, don Verzè si è dedicato alla realizzazione e all’ampliamento di strutture specializzate, come il Dimer, Dipartimento per la Medicina Riabilitativa, il Dicor, Dipartimento per le Malattie Cardiovascolari, il Centro San Luigi Gonzaga per l’assistenza ai malati di Aids, il Dipartimento di Neuroscienze presso il San Raffaele Turro.

Nel 1992 è nato il Dibit1, il Dipartimento di Biotecnologie e Centro di Ricerca scientifica. Nel 1996 don Verzè ha fondato l’Università Vita-Salute San Raffaele, di cui è stato rettore, con le tre facoltà di Medicina e Chirurgia, Psicologia e Filosofia e dal 2010 la Laurea internazionale in Medicina e Chirurgia. Nel 2003 ha costituito il Movimento Medicina-Sacerdozio e nel 2010 è stato inaugurato il Dibit2 che ospita aule universitarie e nuovi laboratori per la genomica e proteomica. Nel corso del 2011 sono emersi i problemi finanziari del San Raffaele, dovuti all’elevato indebitamento del gruppo. Lo scorso 19 dicembre don Verzè si è autosospeso dalla carica di presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor.

L’ASTA DI OGGI

Proprio oggi, del resto, alle 12 è fissata l’apertura delle buste per l’asta per l’aggiudicazione della struttura sanitaria. Un appuntamento fondamentale per il futuro del polo medico d’eccellenza, per la cui acquisizione si sono mossi i big della sanità italiana, tra cui l’imprenditore Giuseppe Rotelli (del gruppo ospedaliero San Donato) e Gianfelice Rocca (del gruppo Humanitas). Le offerte dovranno superare di almeno 50 milioni di euro quella presentata lo scorso ottobre dalla cordata della Santa Sede (250 milioni messi sul piatto dalla cordata Ior-Malacalza), su indicazione di Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano. Le buste con le offerte per l’acquisizione della Fondazione San Raffaele e i suoi asset saranno aperte dopo la scadenza del termine, alle 12 e l’esito sarà comunicato al Tribunale e alla Fondazione. Sarà quest’ultima ad avvertire i concorrenti dell’entità delle varie offerte.

Nulla vieta che, oltre alle offerte di Rotelli e Rocca, alla gara partecipino altri soggetti, ma risulta difficile visto che non hanno avuto accesso alla data room. Ma la partita non si chiude oggi: vi è un altro termine, il 5 gennaio prossimo entro il quale è possibile presentare rilanci o anche nuove offerte. Da quel momento la palla passa al gruppo che attualmente detiene la Fondazione, Ior-Malacalza che dal 5 al 10 gennaio avrà tempo per decidere se pareggiare l’offerta più alta ed esercitare così il diritto di prelazione che gli spetta. Il 20 dicembre scorso il vicepresidente del San Raffaele, Giuseppe Profiti aveva chiarito le intenzioni sulle possibili prossime mosse della ‘cordata’ Ior-Malacalza: se si facessero avanti nuovi offerenti con le carte in regola, capaci di dare garanzie e futuro al San Raffaele, il Vaticano, che del salvataggio del polo ospedaliero è stato protagonista, è pronto a uscire dalla partita.

LE REAZIONI

L’aggravarsi della situazione cardiaca di don Luigi Verzè “era tenuta sotto controllo già da un anno”. Lo ha riferito Paolo Klun, direttore della Comunicazione del San Raffaele, a SkyTg 24, ricordando che il sacerdote “l’anno scorso proprio in questo periodo ebbe un piccolo aggravarsi della situazione clinica, e che probabilmente lo stress acuito in queste ultime settimane ha aggravato la situazione”. Lo scandalo del San Raffaele, ha continuato il portavoce della struttura, e la “conseguente situazione di stress può avere influito su una persona di quell’età e con una situazione di salute non tranquilla”.

La cosiddetta “crisi del sesto e settimo piano del San Raffaele, cioè quella amministrativa” deve essere distinta dalla missione e attività della struttura milanese. E’ quanto ribadito a SkyTg24 da Klun, secondo cui il polo ospedaliero, nonostante l’inchiesta sul dissesto finanziario e il crac della struttura, “non si è mai fermato e non ha mai rallentato la propria attività: ha sempre continuato ad assicurare per la clinica, la ricerca e la didattica l’attività che l’ha portato a diventare un punto di riferimento per la sanità in Italia e in Europa“.

Il portavoce ha poi confermato che l’asta, nonostante la morte di don Verzè, si terrà ugualmente: “Non c’è uno stacco netto tra ieri e oggi per quanto riguarda le procedure per la cosiddetta asta – ha detto Klun – a mezzogiorno si apriranno le buste e il San Raffaele nel prossimo consiglio di amministrazione fissato il 10 gennaio prenderà atto delle proposte arrivate e farà avvalere il proprio diritto di prelazione o rilancerà. Il calendario è confermato”.

Dalle istituzioni, la prima reazione è arrivata dal ministro della Salute Renato Balduzzi, che ha espresso il suo cordoglio per la morte di don Luigi Verzè e ne ha ricordato “il grande contributo allo stimolo della ricerca biomedica e la capacità di scegliere e valorizzare le eccellenze professionali”. Sui profili “etici e personali, e sulle vicende al vaglio dei magistrati”, ha aggiunto il ministro, “non ritengo mio compito, soprattutto oggi, entrare”.

ilfattoquotidiano
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Vaticano cerca nomi nuovi per migliorare la sua pessima strategia di comunicazione

“Vaticano cerca nomi nuovi per migliorare la sua pessima strategia di comunicazione”. Il commento dell’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati alla notizia sotto riportata apparsa in corriere.it. Crediamo che i media dovrebbero garantire a tutti una informazione imparziale. Sul tema del celibato della nuova teologia e della riforma della chiesa i sacerdoti sposati con regolare percorso canonico potrebbero dare un notevole contributo di qualità.
La redazione
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Giovanni Maria Vian, direttore de «L’ Osservatore romano», Marco Tarquinio, direttore del quotidiano della Cei «Avvenire», Antonio Preziosi, direttore del Giornale radio Rai e di Rai radio Uno e padre Antonio Spadaro, direttore della rivista «La civiltà cattolica», sono stati scelti dal Papa come consultori del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali. È quanto è stato reso noto ieri in una serie di nomine del Vaticano. Tra i consultori, anche padre Eric Salobir, assistente generale dell’ Ordine dei predicatori per le comunicazioni sociali (Francia) e padre Augustine Savarimuthu, direttore del Centro interdisciplinare sulla comunicazione sociale della Pontificia università Gregoriana (India).
in Corriere della Sera 30 Dicembre 2011 p. 15

Sedicenti organizzazioni di sacerdoti sposati confondono la giusta causa sul celibato e i diritti civili

Da qualche mese un anonimo ha creato un blog sacerdotisposatioraitalia  che a scadenza giornaliera pubblica post in parte ricopiando vecchi articoli pubblicati sul web inserendoli a distanza di anni come nuovi post, contribuendo notevolmente in tal modo a confondere e distorcere la giusta causa sui diritti civili e religiosi che la nostra associazione dei sacerdoti lavoratori sposati porta avanti dal 2003.
Tali post su sacerdotisposatioraitalia sono vecchi comunicati  smentiti poi dalla pratica… di tali sedicenti associazioni di sacerdoti sposati (i sacerdoti sposati hanno un regolare percorso canonico e non hanno attentato al matrimonio che comporta la riduzione allo stato laicale) Corpus ha di fatto usato Milingo per far ordinare validamente suoi membri come sacerdoti e vescovi per sviluppare l’organizzazione…
Come ad esempio il caso sottoriportato del Presidente di Corpus (prete sposato) William Manseau ordinato vescovo da discepolo Milingo. La notizia arriva dagli Stati Uniti e la consacrazione valida, ma illecita, e’ stata celebrata a Detroit nella cattedrale di Sant’Antonio. (v. http://sacerdotisposati.splinder.com/post/24835700/il-presidente-di-corpus-prete-sposato-william-manseau-ordinato-vescovo-da-discepolo-milingo) Peter Paul Brennan, dell’Ordine Reunion Corporate, è stato il consacrante principale di William Manseau. Un legame tra due entita’ disomogenee. Corpus e l’autoproclamata prelatura Married Priests (collegata all’altra autoproclamata prelatura di Milingo. Brennan e gli altri vescovi ordinati da Milingo nel 2007 si erano distaccati successivamente da Milingo stesso). Una serie di ordinazioni che non chiarisce bene che cosa ci sia dietro: da parte nostra come associazione dei sacerdoti lavoratori sposati, non condividiamo tale stile senzazionalistico. Milingo in passato e lo stesso Brennan hanno gettato cattiva luce alla giusta causa dei sacerdoti sposati con le loro scelte orientate all’accaparramento numerico dei sacerdoti sposati con la collaborazione per un periodo anche della organizzazione del Rev. Moon.
Milingo, Brennan e l’organizzazione di Moon hanno in passato carpito la buona fede di molti sacerdoti sposati italiani e hanno tentato anche di far scomparire la nostra associazione dei sacerdoti lavoratori sposati, con il sito e il blog. Sembra esserci dietro il tentativo di bloccare le fuoriuscite dei sacerdoti e delle suore riconsacrandoli e richiamandoli nel ministero. Sembra esserci dietro la mano di una regia attenta piu’ alla conquista di potere sociale ed economico che al bene della causa dei sacerdoti sposati. Per esperienza diretta Milingo, Brennan, Corpus e l’organizzazione del Rev. Moon hanno altre finalita’ prevalenti diversissime dalla nostra causa che utilizzano per i loro interessi. I quattro vescovi ordinati da Milingo nel settembre 2006 si distaccarono apparentemente da Milingo a causa dei rapporti con la chiesa dei Moon che riconoscono il Rev. Moon come Messia (ma non è Gesù l’unico nostro Messia? – ndr…).
Di fatto non hanno mai smesso di essere collegati alla Prelatura. Qualche tempo fa Milingo scrisse sulla fine delle organizzazioni dei preti sposati, che secondo lui non avrebbero più oggi la ragione di esistere. Un affermazione abbastanza presuntuosa come se la sua organizzazione fosse la sola ad agire. In seguito a tale affermazione sulla fine delle organizzazioni dei preti sposati Brennan, vescovo ordinato da Milingo, ha creato una nuova sedicente diocesi in America: http://www.ecumenicalcatholicdioceseofamerica.org/index.html
segnalazione web a cura della redazione

L’attacco di Bossi, ex ministro del governo Berlusconi, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, appellato come "terun", è di una gravità inaudita

L’attacco di Bossi, ex ministro del governo Berlusconi, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, appellato come “terun”, è di una gravità inaudita. Accanto a Bossi c’erano altri due ex ministri licenziati: Calderoli e Maroni.  
Nell’esprimere solidarietà al Presidente della Repubblica dichiariamo che  SIAMO TUTTI TERRONI.
Elio Veltri
a nome di tutta l’associazione Democrazia e Legalità
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Italia, terra di pirati (online)

Sarà la crisi. Sarà che noi o guardiamo il film o leggiamo i sottotitoli, ché due cose insieme sono complicate da fare (e poi abbiamo i doppiatori più bravi del mondo, perché non approfittarne?). Sarà, diciamola tutta, che con le lingue straniere non ci sappiamo fare molto.
Sarà quel che sarà (frase perfetta per un 2012 che dovrebbe chiudersi con la fine del mondo, stando a quegli iettatori dei Maya), quel che è certo è che anche quest’anno ci siamo fatti riconoscere. Italiani brava gente e scaricatori a sbafo di film, musica, giochi, software e tutto ciò che ha da offrire BitTorrent, ultimo arrivato tra i sistemi di successo per la condivisione di file peer to peer.
A certificare il tutto è la classifica stilata da kat.ph, uno dei principali siti di riferimento sul tema. Qual è stata la parola più ricercata dell’anno? Viene immediato pensare alle solite “xxx”, “porn” o “sex”, tradizionali oggetti di culto dei navigatori solitari. Niente da fare: sono rispettivamente quinta, 19esima e 27esima. E indietro sono anche i titoli dei film preferiti dai “torrentisti”, come Thor (nono), Harry Potter (12esimo) e Kung Fu Panda 2 (14esimo). O la cantante Adele, appena 44esima eppure prima tra i suoi colleghi.
Chi vince allora? Noi! Lì in cima c’è proprio quella sigla, “ita”, che identifica il nostro paese. O, meglio, la lingua in cui vengono ricercati il maggior numero di file, video soprattutto.
E a rafforzare il primato sono anche “ita dvd” e “italian”, rispettivamente quarta e settima tra le parole più ricercate. Un trionfo. E pensare che nel 2010, “ita” occupava appena il 96esimo posto nella medesima graduatoria.
Il successo degli scaricatori nostrani è ridimensionato – è bene precisarlo – dal fatto che il maggior numero dei film si trova già in inglese, senza bisogno di una ricerca specifica. Britannici e americani, quindi, sono fuori dai giochi. Ma gli altri? I tedeschi spariti (altro che Partito pirata…), gli spagnoli idem: o capiscono tutti l’inglese o i film li pagano, pivelli. A tenerci testa sono solo i francesi: subito dopo “ita”, si colloca infatti come chiave di ricerca la parola “french”.
D’altra parte, solo pochi giorni fa è stata diffusa la notizia di una serie di connessioni a BitTorrent partite dalla residenza più importante d’Oltralpe, l’Eliseo. Caso vuole che proprio il presidente francese sia stato il promotore di una delle norme più severe in tutto il mondo contro il P2P, la cosiddetta legge Hadopi, che prevede addirittura la disconnessione forzata da internet per chi è scoperto tre volte a scaricare file illegalmente.
Nella stessa contraddizione sono cadute anche la Riaa (l’associazione americana dei produttori discografici) e il dipartimento della sicurezza interna di Washington. I funzionari della prima avrebbero scaricato sei serie televisive, due album musicali (sic!) e un software pirata. Mentre sarebbero addirittura 900 i computer che fanno riferimento alla homeland security di Obama beccati a cercare file su BitTorrent. Stavolta, insomma, è difficile per tutti (o quasi) venire a farci la morale.

Rudy Francesco Calvo – europaquotidiano
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