Genova, inferno di fango

Genova è un inferno di acqua e fango che sommerge le auto, attraversato da uomini e donne fradici e immersi fino ai fianchi. In molte strade non c'è illuminazione. I morti sono sette. Una donna anziana schiacciata dalle auto travolte dall'acqua, una mamma albanese con i suoi due figli, annegati in uno scantinato allagato in zona Marassi. Poi due adulti, e un terzo bambino. «Sono sempre i più poveri a pagare per primi», osserva con amarezza Haidi Giuliani che osserva dall'alto la zona di Marassi solcata da un fiume che pare l'Arno ma che poche ore prima non c'era. Il Bisagno. Le stanno giungendo decine di messaggi con offerte di sostegno. Il primo quello di Nicoletta Dosio a nome dei valsusini. «Loro conoscono bene il valore della solidarietà», dice la mamma di Carlo a Liberazione. 

Colpite soprattutto la zona della Foce e della stazione Brignole, nate sul letto di questo torrente quando, negli anni '30, il fiume venne ricacciato sottoterra per fare la piazza della Vittoria, lo spazio delle adunate di regime. L'onda alta è qui che si scarica ma il dissesto è a monte e viene da anni di tagli e condoni anche se la sindaca Vincenzi continua a dire che la tragedia era imprevedibile smentita dal capogruppo pd a Tursi che parla di mancata pulizia degli alvei e dei tombini. Ringrazia tutti gli operai e i vigili della municipalità che dalle dieci sono sulla strada, Ciccio Gianelli, del Prc, presidente del Municipio 4° Media Valbisagno: «Questa è la riprova degli effetti devastanti di anni di tagli, condoni e speculazioni. Penso agli abusi edilizi sulle colline di Molassana, penso alle zone popolari, da sempre le più colpite dalle alluvioni genovesi perché costruite nel peggior modo possibile come Piazzale Adriatico a San Gottardo, tra Molassana e Staglieno».
La protezione civile ha fatto i conti prima del diluvio: i palazzi a rischio alluvione sono 1.250, 325 quelli minacciati da 35 frane, 33 i corsi d'acqua che possono esondare.
Col fiato sospeso si aspetta l'ondata della notte. E' l'alluvione più disastrosa da oltre quarant'anni a Genova (ce ne saranno anche nel 1977, nel '90, nel 92, nel '99 e l'anno scorso a Sestri). «Era ottobre anche allora», ricorda Angela, albergatrice vicino a Brignole. Da lì può vedere la stazione di sotto che pare una Venezia postatomica come guardava la sua 127, nel '70, sparire nella fiumana che invase il centro storico. Si trattava, allora, delSoziglia e dal Sant'Anna, torrenti ormai sotterranei, sbottati all'improvviso tra il 7 e l'8 ottobre. Morirono 44 persone. Il fratello di Angela, contadino per passione, le ripete ogni volta che dall'Appennino, sempre più disboscato e senza manutenzione, l'acqua scende come una valanga. Come una bomba. Le scene sono quelle di allora. Vigili con le persone sulle spalle. I sottopassi allagati. Le auto ammucchiate dopo il passaggio dello tsunami.
Aveva iniziato a piovere nella notte ma il primo dispaccio di agenzia che dava, poco prima delle 10, un quadro rassicurante avvertiva di un nuovo peggioramento previsto per la mattinata. Poco dopo l'escalation. I primi allagamenti, i guasti ai treni, le prime scuole chiuse a Bogliasco e a Recco, gli aerei dirottati dal Colombo, una famiglia di Quarto che si arrampica sul tetto. In via Mogadiscio si ribalta un bus. L'Aurelia che si blocca. I tombini di Camogli che non ne vogliono sapere di inghiottire tutto. Un vagone, al binario 1 di Brignole accoglie gli sfollati. Intanto inizia il conto dei morti. Vanno in tilt le autostrade e i tunnel pedonali di tutta la città. Si allaga il cantiere del metrò dove gli operai sono senza stipendio per via del Patto di stabilità. Cede l'asfalto in Corso Gastaldi, uno dei nomi dell'Aurelia in città. Staziona sul mare di Quinto, prima di mezzogiorno, il temporale "autorigenerante" perché continua a ricaricare umidità. Il previsto spostamento avviene molto lentamente. Marassi si allaga e salterà Genoa-Inter di domenica. Si allagano case, negozi, chiese. Il livello del Bisagno e del Fereggiano, suo affluente, sale a vista d'occhio. Fino a sbottare. Saltano le fogne, si alza anche lo Sturla. I liceali del classico Doria, a fianco della questura, vengono fatti salire ai piani alti della scuola come i bambini delle suore di S.Agata. E, a Molassana, due classi di via Archimede resteranno bloccate a scuola fino a sera. Cadono alberi, straripano fossi, si scontrano macchine. I tronchi e i detriti sbucano su corso Sardegna tra i bus ormai arenati. I pompieri girano in gommone per il quartiere Sturla. Un uomo rischia di annegare in via Cagliari. Altri lo fanno davvero. L'Alta Valpolcevera, a Ponente, rischia di replicare le scene di Levante. Alle 13, la Val Bisagno è isolata. Alle 14 la pioggia caduta è la stessa che ha devastato la val di Vara qualche giorno prima, 500 millimetri dalla mezzanotte. Un auto della Prefettura batte a tappeto la Valbisagno con un megafono per avvertire del pericolo e invitare tutti a non uscire dalle case. Verso le tre del pomeriggio, il temporale si sposta verso Sampierdarena, Cornigliano e Sestri Ponente. In via Fereggiano si avverte soffocante la puzza di gas.Una trentina di persone si rifugia sul tetto della Coop in Valbisagno. Le vittime sono due, poi cinque, infine sette. Viene annunciata una piena del Caravagna per il tardo pomeriggio e ci sono problemi alla foce del Branega.
«Incuria e mancanza di un piano di riassetto idrogeologico sono i due elementi chiave di queste tragedie – spiega Paolo Ferrero, segretario Prc – è sempre più evidente la necessità di una grande opera da fare con urgenza in Italia: la messa in sicurezza del paese e la manutenzione del territorio. Come abbiamo fatto e stiamo facendo a Borghetto Vara, saremo a fianco delle popolazioni».


05/11/2011

Checchino Antonini . liberazione.it

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