Coinvolgere nella vita delle parrocchie i sacerdoti che hanno chiesto la dispensa ecclesiastica dal celibato per sposarsi

Una lettera del cardinale Ivan Dias, ex prefetto della Congregazione di Propaganda Fide, datata 2 febbraio 2011, cioè prima che lasciasse l'importante carica, esorta i vescovi a coinvolgere nella vita delle parrocchie i sacerdoti che hanno chiesto la dispensa ecclesiastica dal celibato per sposarsi.

Una lettera del cardinale Ivan Dias, ex prefetto della Congregazione di Propaganda Fide, datata 2 febbraio 2011, cioè prima che lasciasse l’importante carica, esorta i vescovi a coinvolgere nella vita delle parrocchie i sacerdoti che hanno chiesto la dispensa ecclesiastica dal celibato per sposarsi. La lettera è stata inviata a un sacerdote, che aveva scritto alla Congregazione, su incarico di una società missionaria australiana che si batte per un allentamento delle proibizioni verso i sacerdoti che hanno ottenuto la dispensa. Il cardinale Dias scriveva della sua fiducia sul fatto che il Vaticano metta in atto riforme che rendano possibile a questo tipo di sacerdoti di condurre una vita più attiva alla’interno della Chiesa, sotto la guida del proprio vescovo. Il rescritto che consente a un sacerdote la dispensa, e la conseguente “laicizzazione” impedisce all’interessato di dire messa, di pronunciare omelie, di amministrare l’eucarestia, di insegnare o lavorare nei seminari, e pone restrizioni sull’insegnamento nelle scuole e nelle università cattoliche. Secondo la lettera una parte di queste proibizioni dovrebbero ricadere nei poteri discrezioni dei vescovi; e in particolare quelle che riguardano l’insegnamento della teologia nelle scuole o nelle università, sia cattoliche che non cattoliche, e i contatti con le parrocchie dove il sacerdote celebrava messa e amministrava l’eucarestia.

Marco Tosatti – lastampa.it

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Coinvolgere nella vita delle parrocchie i sacerdoti che hanno chiesto la dispensa ecclesiastica dal celibato per sposarsi

Una lettera del cardinale Ivan Dias, ex prefetto della Congregazione di Propaganda Fide, datata 2 febbraio 2011, cioè prima che lasciasse l'importante carica, esorta i vescovi a coinvolgere nella vita delle parrocchie i sacerdoti che hanno chiesto la dispensa ecclesiastica dal celibato per sposarsi.

Una lettera del cardinale Ivan Dias, ex prefetto della Congregazione di Propaganda Fide, datata 2 febbraio 2011, cioè prima che lasciasse l’importante carica, esorta i vescovi a coinvolgere nella vita delle parrocchie i sacerdoti che hanno chiesto la dispensa ecclesiastica dal celibato per sposarsi. La lettera è stata inviata a un sacerdote, che aveva scritto alla Congregazione, su incarico di una società missionaria australiana che si batte per un allentamento delle proibizioni verso i sacerdoti che hanno ottenuto la dispensa. Il cardinale Dias scriveva della sua fiducia sul fatto che il Vaticano metta in atto riforme che rendano possibile a questo tipo di sacerdoti di condurre una vita più attiva alla’interno della Chiesa, sotto la guida del proprio vescovo. Il rescritto che consente a un sacerdote la dispensa, e la conseguente “laicizzazione” impedisce all’interessato di dire messa, di pronunciare omelie, di amministrare l’eucarestia, di insegnare o lavorare nei seminari, e pone restrizioni sull’insegnamento nelle scuole e nelle università cattoliche. Secondo la lettera una parte di queste proibizioni dovrebbero ricadere nei poteri discrezioni dei vescovi; e in particolare quelle che riguardano l’insegnamento della teologia nelle scuole o nelle università, sia cattoliche che non cattoliche, e i contatti con le parrocchie dove il sacerdote celebrava messa e amministrava l’eucarestia.

Marco Tosatti – lastampa.it

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Inchiesta sui corvi in Vaticano caccia ai parroci anti-Vallini

di Franca Giansoldati

ROMA – In Vaticano è scattata l’indagine. Chi si nasconde, stavolta, dietro l’anonimato assumendo le sembianze di un corvo?

Di lettere anonime al di là del Tevere – così come in Vicariato o all’indirizzo di Villa Giorgina, a via Po, dove ha sede la nunziatura e dove si preparano le terne dei candidati all’episcopato – ne arrivano parecchie. La tentazione di far arrivare al Papa o ai vertici della Santa Sede messaggi non firmati contenenti informazioni o giudizi (ma spesso vere e proprie calunnie) su questo o quel prelato nel tentativo di sbarrargli la strada a una promozione o per metterlo in cattiva luce presso i superiori, è in aumento. Il fenomeno – tutt’altro che nuovo – sembra che ultimamente abbia preso una piega un po’ preoccupante a giudicare dagli ultimi due casi eclatanti, il primo relativo alla lettera anonima indirizzata poco meno di un mese fa al Segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, piena zeppa di riferimenti offensivi e minacce di morte, e l’ultima contro il cardinale Agostino Vallini, vicario della diocesi capitolina, firmata genericamente i «Sacerdoti di Roma».

Al di là del Tevere ora si riflette sul perché vengono presi di mira i principali collaboratori del Pontefice e perché su di loro si sta abbattendo una campagna denigratoria senza precedenti.
Ora sarà la Gendarmeria prendere la situazione in mano e cominciare a indagare sull’origine della nuova lettera anonima, nel tentativo di capire da dove è partita, chi c’è dietro, se si tratta di una sola mano o se è stata pensata da più persone, se sussiste un filo conduttore che collega entrambe le missive oppure se non vi sono legami di sorta. Sospetti e veleni.

Fare luce su questo brutto costume non sarà facile, né arrivare al mittente. «Un po’ come trovare un ago in un pagliaio» sono le osservazioni che si raccolgono qui e là. Traspare molta amarezza per il nuovo episodio ritenuto sgradevole nella forma e nella sostanza. Nessuno però se la sente di commentare: esiste davvero un disagio così profondo all’interno del clero romano, come traspare dalla missiva al vetriolo contro il cardinale Vallini al quale viene imputata una gestione giudicata eccessivamente accentratrice, al limite del «militaresco»? I veleni sembrano carsici e chissà da dove provengono. In curia chi ha la memoria lunga e grande esperienza ricorda che anche agli inizi degli anni Novanta circolavano lettere anonime ma erano di tutt’altro genere. Fece scalpore, strappando molte risate, l’analisi caricaturale sui vizi dei prelati in carriera. L’anonimo corvo dell’epoca, a differenza di quelli più recenti, era dotato di grande humor. Aveva suddiviso in tre grandi categorie i preti della Segreteria di Stato a seconda di come leggevano il breviario o dal cantante pop che preferivano.
C’era il «monsignore yuppie», che giocava a tennis, si manteneva in forma andando in palestra, indossando nel tempo libero la Lacoste. C’era il «tradizionalista» che non amava le mode e si faceva pellegrino a Medjugorie (ma senza farlo sapere ai superiori dato che quel santuario è ancora «irregolare»); infine il monsignore «intellettuale», vegetariano, che citava Adorno e Wittgenstein, amava Sting e i film di Woody Allen.
La velina allora circolava in tutti gli uffici strappando risate persino all’allora Segretario di Stato, Angelo Sodano. Altri tempi. Niente a che vedere con le lettere di questo ultimo periodo, grondanti arsenico. Ecco perché in Vaticano vorrebbero saperne di più.

ilmessaggero.it

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Inchiesta sui corvi in Vaticano caccia ai parroci anti-Vallini

di Franca Giansoldati

ROMA – In Vaticano è scattata l’indagine. Chi si nasconde, stavolta, dietro l’anonimato assumendo le sembianze di un corvo?

Di lettere anonime al di là del Tevere – così come in Vicariato o all’indirizzo di Villa Giorgina, a via Po, dove ha sede la nunziatura e dove si preparano le terne dei candidati all’episcopato – ne arrivano parecchie. La tentazione di far arrivare al Papa o ai vertici della Santa Sede messaggi non firmati contenenti informazioni o giudizi (ma spesso vere e proprie calunnie) su questo o quel prelato nel tentativo di sbarrargli la strada a una promozione o per metterlo in cattiva luce presso i superiori, è in aumento. Il fenomeno – tutt’altro che nuovo – sembra che ultimamente abbia preso una piega un po’ preoccupante a giudicare dagli ultimi due casi eclatanti, il primo relativo alla lettera anonima indirizzata poco meno di un mese fa al Segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, piena zeppa di riferimenti offensivi e minacce di morte, e l’ultima contro il cardinale Agostino Vallini, vicario della diocesi capitolina, firmata genericamente i «Sacerdoti di Roma».

Al di là del Tevere ora si riflette sul perché vengono presi di mira i principali collaboratori del Pontefice e perché su di loro si sta abbattendo una campagna denigratoria senza precedenti.
Ora sarà la Gendarmeria prendere la situazione in mano e cominciare a indagare sull’origine della nuova lettera anonima, nel tentativo di capire da dove è partita, chi c’è dietro, se si tratta di una sola mano o se è stata pensata da più persone, se sussiste un filo conduttore che collega entrambe le missive oppure se non vi sono legami di sorta. Sospetti e veleni.

Fare luce su questo brutto costume non sarà facile, né arrivare al mittente. «Un po’ come trovare un ago in un pagliaio» sono le osservazioni che si raccolgono qui e là. Traspare molta amarezza per il nuovo episodio ritenuto sgradevole nella forma e nella sostanza. Nessuno però se la sente di commentare: esiste davvero un disagio così profondo all’interno del clero romano, come traspare dalla missiva al vetriolo contro il cardinale Vallini al quale viene imputata una gestione giudicata eccessivamente accentratrice, al limite del «militaresco»? I veleni sembrano carsici e chissà da dove provengono. In curia chi ha la memoria lunga e grande esperienza ricorda che anche agli inizi degli anni Novanta circolavano lettere anonime ma erano di tutt’altro genere. Fece scalpore, strappando molte risate, l’analisi caricaturale sui vizi dei prelati in carriera. L’anonimo corvo dell’epoca, a differenza di quelli più recenti, era dotato di grande humor. Aveva suddiviso in tre grandi categorie i preti della Segreteria di Stato a seconda di come leggevano il breviario o dal cantante pop che preferivano.
C’era il «monsignore yuppie», che giocava a tennis, si manteneva in forma andando in palestra, indossando nel tempo libero la Lacoste. C’era il «tradizionalista» che non amava le mode e si faceva pellegrino a Medjugorie (ma senza farlo sapere ai superiori dato che quel santuario è ancora «irregolare»); infine il monsignore «intellettuale», vegetariano, che citava Adorno e Wittgenstein, amava Sting e i film di Woody Allen.
La velina allora circolava in tutti gli uffici strappando risate persino all’allora Segretario di Stato, Angelo Sodano. Altri tempi. Niente a che vedere con le lettere di questo ultimo periodo, grondanti arsenico. Ecco perché in Vaticano vorrebbero saperne di più.

ilmessaggero.it

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I cattolici di rito orientale immigrati in Italia non potranno avere preti sposati. Discriminazione

I cattolici di rito orientale immigrati in Italia, provenienti soprattutto dall'Ucraina e della Romania, non potranno avere preti sposati per l'assistenza spirituale delle loro comunita'. Lo ha ribadito il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, al termine del Consiglio Permanente dei vescovi. Anche se le Chiese cattoliche orientali prevedono per i preti la possibilita' di sposarsi, la Cei fino ad oggi non ha permesso loro di inviare preti uxorati per occuparsi delle comunita' di immigrati presenti in Italia. Una decisione che non e' destinata a cambiare malgrado le proteste arrivate da parte dei vescovi di Ucraina e Romania: ''Riguardo alla cura pastorale dei fedeli orientali, il Consiglio Episcopale Permanente – ha detto mons. Crociata – ha confermato l'impegno a seguire con grande premura pastorale queste comunita' coordinando i cappellani etnici. Ma per noi vale l'indicazione vaticana di accogliere sacerdoti non uxorati, per salvaguardare il nostro contesto pastorale''.

asca

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I cattolici di rito orientale immigrati in Italia non potranno avere preti sposati. Discriminazione

I cattolici di rito orientale immigrati in Italia, provenienti soprattutto dall'Ucraina e della Romania, non potranno avere preti sposati per l'assistenza spirituale delle loro comunita'. Lo ha ribadito il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, al termine del Consiglio Permanente dei vescovi. Anche se le Chiese cattoliche orientali prevedono per i preti la possibilita' di sposarsi, la Cei fino ad oggi non ha permesso loro di inviare preti uxorati per occuparsi delle comunita' di immigrati presenti in Italia. Una decisione che non e' destinata a cambiare malgrado le proteste arrivate da parte dei vescovi di Ucraina e Romania: ''Riguardo alla cura pastorale dei fedeli orientali, il Consiglio Episcopale Permanente – ha detto mons. Crociata – ha confermato l'impegno a seguire con grande premura pastorale queste comunita' coordinando i cappellani etnici. Ma per noi vale l'indicazione vaticana di accogliere sacerdoti non uxorati, per salvaguardare il nostro contesto pastorale''.

asca

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Pedofilia, consegnata a Bagnasco la lista dei preti condannati

Basta omertà nella Chiesa. Per questo Francesco Zanardi, presidente dell'associazione l'Abuso, che da anni denuncia casi di pedofilia all'interno del clero, ha consegnato una lettera per il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, con i nomi dei sacerdoti italiani condannati per pedofilia tra il 1998 e il 2011.La lettera contiene anche una serie di denunce di abusi di cui si sarebbero resi protagonisti altri sacerdoti

tv.repubblica.it

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Pedofilia, consegnata a Bagnasco la lista dei preti condannati

Basta omertà nella Chiesa. Per questo Francesco Zanardi, presidente dell'associazione l'Abuso, che da anni denuncia casi di pedofilia all'interno del clero, ha consegnato una lettera per il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, con i nomi dei sacerdoti italiani condannati per pedofilia tra il 1998 e il 2011.La lettera contiene anche una serie di denunce di abusi di cui si sarebbero resi protagonisti altri sacerdoti

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Laura Kämpf trovata sexy nella camera di un prete

LOCARNO – Clamoroso: Laura Kämpf trovata sexy nella camera di un prete. La modella ticinese, vestita da escort, è la protagonista di una campagna pubblicitaria che farà sicuramente discutere. Dietro allo spot, che andrà in onda da fine mese in televisione, c’è un noto ottico ticinese.


Nel video l’ex candidata a Miss Svizzera è una escort che si sta recando a un appuntamento con un cliente. Purtroppo ha dimenticato gli occhiali e così sbaglia stanza. Si ritroverà di fronte un religioso incredulo. Una situazione surreale. “Sacro e profano mischiati con maestria, in modo da non offendere nessuno”, assicurano gli autori dello spot.
 

E la diretta interessata come la vede? “Quando mi hanno chiesto di fare questo spot ci sono un po’ rimasta – sostiene la modella –. Alla fine però devo dire che mi sono proprio divertita. È una pubblicità sarcastica. Polemiche in vista? Non penso. Anche se poi in realtà è tutto soggettivo”. 

tio.ch

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