di Sara Menafra – ROMA
PROCESSO A BERLUSCONI
In attesa della riforma il Cavaliere già divide giudici e pm. Su Mills
Senza neppure mandare in aula la riforma della giustizia, Berlusconi è già riuscito a dividere giudici e pm. Sul calendario delle udienze.
La frizione si è fatta chiara ieri mattina, nell’aula del processo Mills, il più vicino alla prescrizione (scatta a inizio 2012). Il cavaliere ha mandato una lettera ai magistrati per dire che a questa udienza proprio non poteva esserci ma bontà sua «consente» lo svolgimento della discussione visto che in giornata si trattano «solo questioni attinenti al calendario» delle udienze.
In effetti solo di calendario si è parlato, e qui sta il punto. Il pm Fabio De Pasquale che ha condotto l’inchiesta e la frastagliata requisitoria chiede una calendarizzazione celere del primo grado. Non è d’accordo sull’accettare la regola del lunedì, visto che le udienze potrebbero essere calendarizzate anche al venerdì e al sabato senza disturbare il premier. Per di più i lunedì dell’imputato Berlusconi sono in parte già occupati. Per Mills ne sono stati presi solo nove, il primo il prossimo 21 marzo, l’ultimo il 18 luglio, saltando il 28 marzo dedicato a Mediaset e l’11 aprile, Mediatrade. «E’ necessario, usando un termine giornalistico, capire quale sarà la roadmap di qui al 18 luglio per capire cosa succederà. Spero non si navighi a vista», dice De Pasquale proponendo che fin da ora sia quella la data per avviare la discussione generale e andare a sentenza subito dopo la pausa estiva. La presidente del collegio Vitale – riportata al processo Mills di imperio dal Csm nonostante la sua forte contrarietà – non è d’accordo e risponde seccata: «Speriamo di riuscire ad organizzarci».
Il problema si ripresenterà col processo Ruby che parte il 6 aprile. Il procuratore Edmondo Bruti Liberati ha chiesto priorità per quel dibattimento, visto che si tratta di un giudizio immediato con una vittima minorenne, ma i lunedì liberi a questo punto sono solo 6. E bisognerà farci entrare anche le udienze Mediaset e Mediatrade.
Il tempo potrebbe essere il principale problema anche della epocale riforma della giustizia, visto che dalla prossima settimana gli appuntamenti in aula dedicati al tema saranno parecchi.
Il provvedimento sul processo breve è calendarizzato in aula per il prossimo 28 marzo, ma già lunedì in commissione alla camera scadono i termini per gli emendamenti. La legge sulle intercettazioni è in aula, almeno in teoria, ma al momento nessuno ne ha chiesto la calendarizzazione. Al momento, l’ipotesi che si fa strada è quella di concentrare le forze sulla riforma costituzionale, per arrivare alla prima votazione in aula per l’estate e alla definitiva approvazione in prima lettura entro la fine del 2011. Se così fosse, dopo i 6 mesi di silenzio previsti dalla costituzione, si potrebbe finire di votare il testo per il 2012 e lanciare il referendum confermativo proprio in vista della campagna elettorale 2013. Di tempo davanti ce n’è parecchio, ma al premier questa strada – affidata alla gestione del fedele Alfano – non dispiacerebbe affatto. Al momento il delfino guardasigilli è stato mandato al tg1 delle 20 per spiegare che le proteste dell’Anm sono basate su «ragioni corporative». E il dialogo con il Pd «è possibile, in parlamento», come a dire che starà poi all’opposizione accettare o respingere il dialogo proposto dal governo. I democratici in effetti sono divisi e più d’uno nel partito ammette che più di un punto era già presente nelle bozze prodotte dalla bicamerale di D’Alema.
Più duro persino il leader dell’Udc Casini. Ha mandato a dire che c’è una fredda disponibilità al confronto: «Staremo al tavolo, ma con una dose di diffidenza, come è giusto che sia». C’è chi giura che l’apertura centrista sia foriera di un accordo strategico e che le candidature comuni al Pdl in Calabria siano solo il primo passo. Casini però smentisce: «Nel terzo polo c’è sintonia totale». Poi si infila in un salone torinese per presentare il «terzo» candidato, scelto con l’«amico» Fini.

ilmanifesto.it

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