di Giuseppe Bortone
FUORILUOGO
il manifesto.it

«Esprime una cultura meramente repressiva»; «È lesiva dei diritti dei lavoratori». Questo affermavano, unitariamente, Cgil, Cisl e Uil il 19 settembre 2008 sulla normativa varata per i cosiddetti «test antidroga» da effettuare su conduttori di automezzi ed altri lavoratori con particolari responsabilità. Quelle norme venivano approvate dopo una serie di polemiche che oggi appaiono purtroppo più che fondate.
Il sottosegretario Giovanardi, infatti, che dal 2008 ha la delega del Governo sul tema droghe e dipendenze, fece inserire, allora, la norma che prevedeva la rimozione (non il licenziamento, per fortuna) di qualsiasi autista di automezzi o lavoratore con altra mansione «a rischio» che avesse consumato sostanze illegali («canne» comprese) in qualsiasi momento, anche durante le ferie o di domenica.
Oggi lo stesso Giovanardi arriva ad attaccare – con l’identico criterio – gli operatori sanitari, medici ed infermieri, annunciando per questo tipo di lavoratori l’approvazione di norme analoghe entro breve tempo. Non basta; Giovanardi e i suoi tecnici, infatti, provano ad andare ancora oltre: prossima tappa gli insegnanti.
Il Governatore del Veneto, Luca Zaia, contagiato da questo virus, propone a sua volta test obbligatori «per tutti gli insegnanti». Ma gli insegnanti ci tengono al loro lavoro. E Zaia non sa che proprio nella sua regione, a Conegliano, uno di loro, Antonio Da Re, si uccise nel 2004, a 35 anni (lo racconta il sociologo Guido Blumir) dopo essere stato messo a lavorare in biblioteca perché trovato in possesso di cannabis. È proprio quello che vorrebbe fare Giovanardi su scala nazionale: «Gli insegnanti che risultano positivi (anche per la cannabis, che lascia tracce per settimane, ndr.) li facciamo diventare bidelli o amministrativi».
Questo è il progetto: viene in mente, allora, quell’importantissimo uomo politico italiano il quale anni fa sosteneva che un omosessuale non può insegnare e che oggi, per fortuna, si guarda bene dal riproporre quella valutazione.
È chiaro, infatti (l’abbiamo scritto più volte anche su questo giornale) che chi è ubriaco o sotto l’effetto di sostanze non può lavorare in corsia, guidare automezzi o fare lezione: ma da questo a colpire chi si fa un whisky o una «canna» ben lontano dal luogo o dal tempo del lavoro ce ne corre. Ed è proprio questo, invece, che si propone (va sanzionato il consumo «anche sporadico», effettuato in qualsiasi momento), cercando nuovi capri espiatori da indicare alla pubblica riprovazione, visto che con gli omosessuali è diventato più difficile. Per fortuna, anche il buon senso è contagioso, come l’intolleranza; e non basta l’egemonia leghista per sradicarlo.
«La tossicodipendenza si combatte finanziando la prevenzione e non con le provocazioni o le battute spettacolari»; così, infatti, risponde a Zaia il segretario della Cgil scuola del Veneto, Salvatore Mazza.
D’altra parte, chi conosce effettivamente la situazione dei servizi che si occupano del problema – Sert e privato sociale – sa da parecchio tempo almeno tre cose: a) il lavoro degli operatori è sempre più precario (anche nel pubblico); b) il governo dice: «Da quando ci siamo noi (governo di centro destra) i consumi di sostanze illegali stanno calando»; c) gli utenti dei servizi – chissà perché – invece, crescono. E crescono, in particolare, i consumatori problematici di cocaina e di alcol, spesso ben inseriti nel lavoro, che continuano a lavorare, talvolta in parallelo rispetto al consumo (del resto, c’è anche un vastissimo consumo «normalizzato» di sostanze, che andrebbe studiato a parte). Allora il problema c’è, eccome, anche nel mondo del lavoro. Ma affrontarlo contro i lavoratori consumatori di sostanze (non sempre classicamente «tossicodipendenti»), spesso precari e, per di più, avvalendosi di operatori sempre più precari anche loro, è un vero dramma nel dramma. Questo è il punto di fondo, altro che «test generalizzati a tutti i pubblici dipendenti» (si è arrivati a parlare anche di questo). La serietà, insomma, è assai più faticosa della propaganda; e il tema «droghe» non fa eccezione rispetto a questo scomodo ma essenziale principio.
* Responsabile Tossicodipendenze della Cgil
(Il dossier completo su www. fuoriluogo.it)



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