Il Cavaliere vintage riscopre la famiglia: Dio, papi e famiglia



di Micaela Bongi – ilmanifesto.it
DIO PAPI E FAMIGLIA – Il premier torna al ’94 e parlando ai cristiano riformisti attacca a testa bassa, tra gli applausi, la scuola pubblica

Berlusconi, dopo aver ricevuto fischi al congresso dei repubblicani, cambia platea e si scatena contro i comunisti «che sono ancora tra noi», le coppie gay e le adozioni per i single. Il premier mette sul piatto le sue offerte per la chiesa cattolica. E ai parlamentari promette: «Aumenteremo il numero di sottosegretari»
La location è la stessa, l’hotel Ergife di Roma, dove si riuniscono a congresso (su due piani diversi) sia i repubblicani di Francesco Nucara che i Cristiano riformisti (movimento che fa parte del Pdl) di Antonio Mazzocchi. Ma il Silvio Berlusconi che si presenta sul palco dei primi non è lo stesso Berlusconi Silvio che parla, molto più sciolto, dal palco dei secondi. Unico «tema» ripreso dal Cavaliere in entrambe le assise, il bunga bunga, refrain degli ultimi giorni. Il premier invita tutti alle sue serate (bunga bunga «vuol dire semplicemente ‘andiamo a scherzare…’ possono succedere solo cose a posto…»). Ma sono anche le platee a reagire in modo diverso. Fischi e cartelli di protesta (anche applausi: il partito è spaccato) dai laici repubblicani; calda accoglienza senza sfumature (se non calcistiche) dai cattolici, pronti a perdonare. Del resto proprio a Mazzocchi il Cavaliere aveva affidato il compito di curare, per il Pdl, i rapporti col mondo cattolico a livello locale.
Ovviamente il presidente del consiglio deve mettere sul piatto qualcosa, oltre al bunga bunga versione casta. Dunque di fronte ai Cristiano riformisti si lancia con un impeto che si era guardato bene dal tirare fori con i repubblicani, intrattenuti sulla Libia e sulle opposizioni cattive che tentano la spallata. E allora avanti tutta, tra applausi scroscianti, con un attacco forsennato contro la scuola pubblica e i suoi professori, e contro i gay, in difesa della «famiglia tradizionale».
Evidentemente confortato dal ritorno in grande stile del suo ex ministro Giuliano Ferrara, il premier riparte dal 1994 e dalle hit di allora. «Nel 1994 molti di noi, che prima non pensavano di fare politica, sentirono che l’ideologia più disumana e criminale della storia, il comunismo, poteva prevalere in Italia…». E poi mamma Rosa che lo incoraggiò a scendere in campo, anche se inizialmente contraria… Ma «la storia del comunismo con oltre 100 milioni di morti alle nostre spalle non è ancora alle nostre spalle… quelli di casa nostra erano e sono tuttora comunisti. Ed è per questo che sono in campo»
Difficile che i cattolici si accontentino dell’anticomunismo vintage. Anche perché il premier si rivolge non solo alla platea che lo sostiene, ma soprattutto al Vaticano e alle gerarchie con le quali il governo, dopo gli incontri in occasione della cerimonia per i Patti lateranensi, sta ritessendo i rapporti. E così Berlusconi si lancia in un numero sulla scuola – che comprensibilmente scatena immediate polemiche, anche da parte dei sindacati – rileggendo le parole pronunciate nel ’94 alla Fiera di Roma: «Educare i figli liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli educandoli nell’ambito della loro famiglia».
Già, la famiglia. Che deve essere rigorosamente etero: «Finché governeremo noi non ci sarà mai un’equiparazione tra matrimoni tradizionali e unioni gay». E nessuna paura per lo spiraglio aperto sulla questione dalla Cassazione: «Non ci saranno adozioni per genitori single».
Per essere ancora più convincente, Berlusconi mette sul piatto anche le classiche poltrone: «Mi impegno in una prossima rivisitazione della squadra di governo. Chiederemo la verifica dei nostri sottosegretari, i precedenti governi ne avevano più di cento, noi siamo a 60, 65». Avanti, c’è posto. Anche perché «oggi abbiamo una maggioranza meno importante e sottosegretari e ministri devono stare di più in aula». Infine, un altro sempreverde: un imminente consiglio dei ministri straordinario per la riforma della giustizia. Ovvero, altre leggi su misura.

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