La presenza di don Sante

Abano (Ri.Ba.) «Sarebbe stato più opportuno che don Sante non fosse venuto all’incontro perché la sua presenza divide la comunità e quando c’è lui la gente non si sente libera di dire ciò che veramente pensa». C’era anche il parroco ribelle alla serata organizzata da don Giovanni Brusegan mercoledì sera, durante la quale si discusso con i parrocchiani il percorso di fede da seguire e che ha fatto emergere una netta divisione di vedute tra chi, come ha spiegato lo stesso don Giovanni, "è più obbediente alla chiesa e vuole obbedire alle regole, e quelli che hanno una visione più elastica delle fede e seguono don Sante".

«Ma nulla è perduto – ha spiegato don Giovanni -. La chiesa conosce bene il perdono ma dev’essere accompagnato dal pentimento o da un cambiamento». Un modo gentile per dire che ciò che è veramente da condannare del comportamento di don Sante e dei suoi fedelissimi è quella sorta di orgoglio che sottende le decisioni di rottura nei confronti del vescovo e della chiesa tradizionale.

«Brusegan – ha spiegato don Sante – ha detto chiaramente che se qualcuno ha un’altra idea di chiesa se ne deve andare da un’altra parte. Non sono ammesse discussioni sul celibato, tutti i preti e i fedeli sono tutto d’accordo per condannare me e chi mi segue».

E poi don Sante ha ricordato ancora una volta la data entro la quale il parroco ribelle se ne andrà da Monterosso, il 31 dicembre. Ma nel frattempo don Sante cerca di resistere e per descrivere la sua situazione usa una metafora a dir polo eloquente.

«Io sto cercando di restare aggrappato – ha concluso – e la curia si sta impegnando in tutti i modi a pestarmi le dita delle mani per farmi cadere. Io non voglio dare le dimissioni, devono essere loro a cacciarmi!».

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