La Cei torna alla carica

di Emiliano Sbaraglia

Come una goccia cinese, i maggiori esponenti dello Stato Vaticano tornano ciclicamente a ricordare quali sono i temi per i quali vorrebbero un diverso comportamento da parte del nostro paese. Dimenticando troppo spesso che il nostro è uno Stato laico

Ci risiamo. Non passa praticamente giorno in cui non ci sia un intervento della Chiesa rispetto a questioni di una certa rilevanza. E su questo, si potrebbe dire, nulla da obiettare. Il problema è che la sensibilità e la particolare insistenza dimostrata dalla curia romana in merito a temi specifici e ben precisi, sembrano dimostrare in maniera inequivocabile il tentativo di incidere in maniera determinante sulle scelte e le posizioni dello Stato italiano. Che vale la pena sempre ricordare, in circostanze come queste, è prima di tutto uno Stato laico, indipendente dallo Stato Vaticano.

L’occasione stavolta prende spunto dal messaggio dei vescovi per la Giornata della Vita, nel quale viene rammentato ai fedeli (e non) che "la civiltà di un popolo si misura dalla sua capacità di servire la vita, dai suoi esordi all’epilogo. I primi a essere chiamati in causa – ricorda la Cei del monsignor Betori- sono i genitori: il dramma dell’aborto non sarà mai contenuto e sconfitto se non si promuove la responsabilità nella maternità e nella paternità". Un preciso e reiterato affondo sulla legge 194, dunque, dopo il quale viene subito chiarito cosa si voglia intendere: "Responsabilità significa considerare i figli non come cose da mettere al mondo per gratificare i desideri dei genitori; ed è importante che, crescendo, siano incoraggiati a spiccare il volo, a divenire autonomi, grati ai genitori proprio per essere stati educati alla libertà e alla responsabilità, capaci di prendere in mano la propria vita". Tutti d’accordo su quest’ultimo passaggio, naturalmente; ma un discorso serio e di contenuto riguardo la scelta o meno di interrompere una gravidanza o il ragionare della nascita di un essere umano, dovrebbe forse basarsi su altri punti di partenza.

Sullo stesso piano i vescovi italiani collocano l’avanzare di una mentalità favorevole all’eutanasia: "Stupisce che tante energie e tanto dibattito siano spesi sulla possibilità di sopprimere una vita afflitta dal dolore, e si parli e si faccia ben poco a riguardo delle cure palliative, vera soluzione rispettosa della dignità della persona, che ha diritto ad avviarsi alla morte senza soffrire e senza essere lasciata sola, amata come ai suoi inizi, aperta alla prospettiva della vita che non ha fine."

Hanno ragione i vescovi: stupisce questa spesa di tante energie e tutto questo dibattito intorno al tema dell’eutanasia; soprattutto stupisce questo continuo tornare sull’argomento da parte della Chiesa, non perché non ne abbia diritto, ma per i modi con i quali viene condotta la campagna; e per l’impressione che viene offerta, cioè quella di rivolgersi non al mondo intero, dove la discussione (e in alcuni casi l’applicazione) sull’eutanasia secondo i canoni ecclesiastici dovrebbe aver raggiunto i livelli di guardia da tempo, ma in particolare all’Italia, quell’Italia a questo punto stretta da vincoli religiosi che nella pratica vanno ben oltre anche degli accordi stipulati dai patti lateranensi.

A quando la prossima esternazione?  (fonte: aprileonline.info)

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