Parte della gerarchia sempre più sorda alle istanze di rinnovamento che arrivano da tutta la cristianità.

La protesta infinita delle comunità di base nei confronti di un papa in eterno contrasto con la storia – riporta il quotidiano The Age – ha trovato il suo antesignano in Geoffrey Robinson, primate della diocesi di Sidney, che ha lanciato il suo guanto di sfida a una gerarchia sempre più sorda alle istanze di rinnovamento che arrivano da tutta la cristianità.

Nel volume "Confronting Sex and Power in the Catholic Church" questo coraggioso riformatore sostiene che, fino a quando non cambierà il suo atteggiamento nei confronti del sesso e del potere, la chiesa cattolica non sarà in grado di risolvere il problema degli abusi sessuali dei suoi preti…

D’altra parte è proprio il celibato obbligatorio che ha generato la depressione, la misoginia e l’omofobia dei sacerdoti, che sono poi gli ingredienti che hanno fatto esplodere gli scandali sessuali che stanno travolgendo la chiesa.

Il vescovo australiano suggerisce come via d’uscita l’adozione di una nuova etica sessuale, fondata sul bene e il male che si fa agli altri, che consentirebbe un onorevole compromesso con il sesso fuori del matrimonio e l’omosessualità.

In quanto all’autorità del Papa, Robinson lo accusa di aver accentrato troppo potere nelle sue mani. Addossandogli tutte le responsabilità della Chiesa, il collegio dei vescovi l’ha chiuso in un circolo vizioso, per il quale più insiste sull’autorità e meno gente lo ascolta.

Per uscire da questa impasse, il nuovo Martin Lutero suggerisce alla Chiesa di abbandonare l’assolutismo, adottare la democrazia e affidare al Papa le mansioni di Primo Ministro.

Le sue critiche si appuntano pure sullo strano rapporto dei fedeli con un dio che minaccia le pene dell’inferno per chi non crede, concezione che giudica assolutamente carente di logica, in quanto costringe i sacerdoti a dettare norme di comportamento avulse dalla realtà e a tuonare dai pulpiti per imporle, deludendo il gregge e allontanandolo dalla fede.

La tesi del libro è che solo riforme ampie e radicali possono far superare la cultura della protezione degli abusi ed evitare che la situazione sfugga di mano alla gerarchia.

La sfida all’autorità papale e alla dottrina della chiesa dimostra che siamo vicini a una nuova Riforma. Il popolo dei credenti vuole che la Chiesa si liberi della gabbia in cui si è lasciata intrappolare dalla sua ala reazionaria, intollerante e ipocrita, ritorni alle sue origini e riacquisti la credibilità perduta. (tratto da resistenza laica.it)

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