Festa del cinema, lo scandalo è in tv

UN INTRECCIO di amori, desideri repressi, religione, morte. Alla Festa del cinema è il momento dello scandalo. Ma tocca alla tv, non al grande schermo, sobbarcarsi l’onere della sfida. Accade con Donne assassine, puntata-pilota (presentata nella sezione Extra) di una serie prodotta da Fox Channels Italy, diretta da Herbert Simone Paragnani, con Sabrina Impacciatore e Donatella Finocchiaro, tratto dal libro di Marisa Grinstein Mujeres Asesinas (titolo anche di una serie di successo in onda in Argentina). Girato fra Buenos Aires e Torino, Donne assassine è un crime-movie ispirato alla vera e tragica storia d’amore fra una suora e un’attrice, in Argentina. Un esperimento coraggioso: è incerto se la serie (finora è stata prodotta solo questa puntata) avrà un futuro e una collocazione in palinsesto. Visto anche il tema, a dir poco inconsueto nel panorama televisivo italiano.

Marta e Veronica. La prima (Finocchiaro), timida, tutta casa e chiesa, il sogno di prendere i voti. L’altra (Impacciatore), attrice sull’orlo del fallimento, preda di crisi violente che l’hanno portata alla rottura col suo giovanissimo amante. Si incontrano, è l’inizio di un’amicizia speciale. Vanno a vivere insieme, anche con l’aiuto di don Ignazio (Colangeli), un prete operaio coraggioso e carismatico, che non fa caso alle avvisaglie di come quel rapporto rischia di trasformarsi. L’amicizia fra le due scivola presto nel desiderio sessuale. L’epilogo sarà il più tragico e inaspettato.

Due femminilità agli antipodi, una rassegna delle sfumature dell’essere donna. Senza risparmio di emozioni: c’è il sangue, c’è il sesso, le atmosfere noir, le lacrime, i corpi, la carne. E un patrimonio di psicologie e contraddizioni che talvolta la tv, abituata a declinare il femminile solo nei ruoli di figlie, mogli e madri, dimentica. Racconta Paragnani che la Fox gli aveva chiesto "un prototipo televisivo che avesse la qualità di un prodotto cinematografico". Serial come Lost o 24, osserva il regista, "non hanno nulla da invidiare al cinema, in termini di regia e interpretazione. Gli standard qualitativi imposti dalla rete sono altissimi, ma è grazie a committenze come queste che oggi il grande cinema si vede in tv".

Nel film si parla di un amore lesbico e di un delitto efferato che coinvolge una donna di chiesa: "Tutti tabù – dice il regista – che nessuna rete in chiaro sarebbe disposta a infrangere. Il problema è che la tv generalista rifiuta il concetto di autorialità. Più che una critica, è una constatazione. I prodotti televisivi italiani si somigliano tutti, sempre alla ricerca di un tocco di mélo, persino nelle sit-com". La sfida, quindi, è anche "nel proporre a una platea televisiva fatta per lo più di donne, almeno così dicono le statistiche, una storia fuori dagli schemi. La femminilità in tv è sempre rassicurante. Invece c’è tutto un mondo, di donne omosessuali, o di sessualità represse, di altri modi di vivere la femminilità, che la tv e il cinema hanno rimosso".

Quanto alle attrici, "hanno fatto pochissima tv – spiega Paragnani – ma sono state le prime a sostenermi. Hanno letto la sceneggiatura e, quando hanno capito che si trattava di una puntata che poteva non andare mai in onda, hanno rinunciato ai compensi abituali pur di farne parte". "Ciò dimostra che c’è grande sete di novità, non solo in chi il cinema lo vede – conclude il regista – ma anche in chi lo fa".
fonte: repubblica.it

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