Sarò il parroco morale della gente del paese che non accetta una imposizione di questo tipo

DON SANTE: NON LASCIO MONTEROSSO
VICENZA – "Non lascio Monterosso, sarò il parroco morale della gente del paese che non accetta una imposizione di questo tipo, mi appello al diritto del popolo di decidere chi sia il suo pastore". Don Sante Sguotti, conosciuto ormai come il ‘prete ribelle’, riceve uno stuolo di giornalisti, operatori tv e fotografi nel retro diroccato di una casa al numero 27 di via Castello a Lovertino, frazione di Albettone (Vicenza), dove di fatto fa capire di essersi al momento trasferito dopo aver ricevuto la sospensione da parroco. Moralmente però la sua radice è a Monterosso.

A Lovertino, forse in una casa poco lontana, vivrebbe la donna di cui si è innamorato. Sulla porta un cartello con la scritta ‘Chiesa Cattolica dei Peccatori’ e mentre i suoi amici inalberano un cartello che annuncia, dal 16 al 18 novembre prossimi, un convegno ad Abano, don Sante aggiunge un nuovo capitolo ad una vicenda personale e religiosa che è diventata un caso nazionale. Riguardo alla scritta, che sembra avere un carattere ironico, don Sante spiega di sentirsi peccatore ma ricorda "chi è senza peccato scagli la prima pietra. Ciò che è più grave è voler giudicare". Chiede scusa a Papa Benedetto XVI e precisa di non aver mai detto che i preti siano falsi.

"Non ho mai ammesso di avere un figlio, ma sono innamorato da due anni – dice don Sante, davanti ad una selva di microfoni – due anni vissuti comunque castamente. L’unica regola trasgredita, quindi, è quella relativa all’innamoramento, niente altro". Le regole sono regole, ammette il sacerdote, ma quando sono contro la dignità, l’uomo è chiamato a cambiarle. Nell’assemblea dell’altra sera con i suoi parrocchiani, il parroco ora sospeso ha ricordato che i veri cristiani hanno subito il martirio per la loro fede e che lui sente il dovere di dar voce a quelle migliaia di sacerdoti che vivono le loro relazioni d’amore nascosti e timorosi delle conseguenze.

"Quelle conseguenze che ora io sto affrontando – ha spiegato – dal momento che sono senza una casa, senza stipendio e costretto quindi a trasferirmi a Lovertino, lì dove c’erano una stalla e un porcile. Ho già portato un letto e qualche libro, poi penserò a trovarmi un lavoro. Ho la patente per guidare i camion e cercherò di convincere il comune di Monselice a darmi un posto da camionista". Don Sante non risparmia critiche al vescovo di Padova, Antonio Mattiazzo, che lo ha sospeso: "Non hanno aspettato di leggere la mia memoria difensiva, hanno ascoltato chi mi accusa, ma mai coloro che hanno chiesto udienza per difendermi. Appena arrivati in parrocchia hanno dato la caccia ai soldi, prendendo possesso del conto corrente e bloccando anche quello del fondo di solidarietà ecclesiale". Per questo don Sante ha mostrato ai giornalisti un bauletto pieno di monetine.

"Con questo ho pensato – ha detto – di organizzare una caccia al tesoro su queste colline". Ma come vede il suo futuro? "Sono un parroco sospeso, il mio avvocato presenterà ricorso a Roma nell’arco di dieci giorni e se vincerò, come spero, potrò tornare al mio posto. Del resto le accuse contro di me sono ridicole e potrò dimostrarlo. Collaborerò al massimo con don Giovanni Brusegan, mandato a reggere la parrocchia. Non potrò dire messa, ma almeno concelebrare spero di si."

Non parla della sua compagna, non parla del figlio, dice che gli piacerebbe conoscere monsignor Milingo e conferma che sta scrivendo un libro. "Mi piacerebbe molto – conclude don Sante – che tutti potessero sentirsi liberi di servire Dio, con o senza una famiglia. Mi batterò comunque sempre contro le ingiustizie, e il convegno di Abano servirà a porre la questione di tutti coloro che la Chiesa esclude dalla confessione e dalla comunione perché sono divorziati". (fonte Ansa.it)

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