Il vescovo non perdona. Don Sante cacciato. Il sacerdote non può più fare il parroco. Revocata la facoltà di confessare e imp

Quattro giorni di tempo. Quattro giorni per fare le valigie e per dare l’addio alla parrocchia di Monterosso. Sembra destinata a concludersi così, il 13 ottobre, la vicenda di don Sante Sguotti, il parroco ribelle della frazione di Abano. Ieri mattina il notaio della curia padovana, don Luciano Barin, ha infatti notificato al sacerdote il decreto di rimozione. In sostanza don Sante non è più parroco di Monterosso, non può più celebrare la messa, ascoltare le confessioni né occupare le stanze parrocchiali. E al suo posto è stato nominato don Giovanni Brusegan.

Ma il parroco ribelle non si è perso d’animo e già poche ore dopo la notifica del decreto di rimozione stava stampando un volantino con cui spiegava ai parrocchiani cosa era accaduto e gli invitava ad un incontro pubblico organizzato ieri sera al ristorante Al Filò. "Se resto, sia ben chiaro – si legge nel volantino – non solo io ma tutta la comunità compie un grave atto di ribellione e diventa passibile di scomunica. Credo che senza paura ognuno debba mettersi davanti alla propria coscienza, chiedersi cosa è giusto, che Chiesa vuole e se è disposto a rinunciare al proprio quieto vivere per contribuire a cambiare la storia".

Non solo. Don Sante (che ieri per la prima volta ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione) ha indetto una conferenza stampa per domani mattina, a Lovertino (Vicenza), proprio in quella casa dove è andata a vivere Tamara (o Laura come la chiama don Sante) dopo essere rimasta incinta. E sabato, giorno entro il quale don Sante dovrà lasciare la parrocchia, potrebbe trasferirsi proprio lì, in quella casa di proprietà del parroco e restaurata con l’aiuto della sua amata. Mentre nei prossimi giorni potrebbe essere presentato un ricorso dall’esperto di diritto canonico che segue don Sante fin dall’avvio della procedura di rimozione datato 7 settembre.

L’inizio della sua avventura da "dissidente" risale invece a metà agosto, con le chiacchiere in paese sulla sua relazione con una donna e sulla sua possibile paternità. Voci arrivate all’orecchio del vescovo, che paragonava don Sguotti a Satana, e questi gli replicava accusando la Curia di seguire metodi da nazisti. Senza dimenticare i colpi di scena, come la comparsa di una seconda donna, la fondazione della Chiesa cattolica dei Peccatori (sul sito internet una valanga di confessioni peccaminose di sacerdoti e fedeli) e la battaglia contro il celibato dei preti, portata persino in tivù, a "Buona domenica".

Intanto don Brusegan non intende porsi come una rottura netta con don Sante. Anzi vuole continuare sul percorso pastorale iniziato dal parroco ribelle, a patto chiaramente di distinguere bene il cammino in Dio e le idee delle singole persone: « Avrei preferito una lotta più dialettica, impostata all’interno della chiesa». Riccardo Bastianello in "il Gazzettino.it"

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