Il celibato non è un dogma

"Il celibato non e’ un dogma". E "la crisi delle vocazioni potrebbe indurre la Chiesa Cattolica ad aprire ai sacerdoti sposati" che sono oltre 50 mila nel mondo, di cui almeno 8 mila in Italia. Queste due ammissioni, fatte dal nuovo prefetto della Congregazione per il clero, il cardinale brasiliano Claudio Hummes, hanno suscitato recentemente grandi speranze circa una possibile "apertura" di Papa Ratzinger su questo tema. Tanto che don Giuseppe Serrone, leader dell’Associazione dei preti sposati lavoratori e portavoce italiano di mons. Emanuel Milingo, si e’ affrettato a indicare una una via di soluzione: "l’estensione delle stesse prerogative concesse dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1980 ai ministri sposati della Chiesa Episcopale degli Usa, accolti nella piena comunione della Chiesa cattolica e ammessi come sposati al ministero presbiterale". Ma lo spiraglio, se mai si era davvero aperto, si e’ subito richiuso: in una riunione, appositamente convocata, Papa e capi dicastero hanno anzi "riaffermato il valore della scelta del celibato sacerdotale secondo la tradizione cattolica’, cosi’ come ‘e’ stata ribadita l’esigenza di una solida formazione umana e cristiana, sia per i seminaristi che per i sacerdoti gia’ ordinati".
fonte: repubblica.it
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6 commenti su “Il celibato non è un dogma

  1. anonimo il said:

    Mi permetta, cara Admita, di dissentire: qui non si tratta affatto di “acquisire sicurezza attraverso un pensiero per ammansire la coscienza” e neppure di un “tentativo per giustificare il proprio amore”. Credo, invero, che L’aspetto relativo alla coscienza sia assolutamente secondario: la coscienza, come lei sa, può essere percepita in diversi modi, può essere anche falsa pur conservando i connotati della verità più tangibile. Per quanto riguarda la morale posso rispondere con S.Paolo: “tutto è lecito, ma non tutto edifica”. C’è una morale fondamentale che ci obbliga al rispetto di noi stessi e dell’altro, e questa non è affatto una imposizione esterna e neppure una stampella interiore quasi che potessimo utogiustificarci e autoperdonarci, poiché ci renderebbe zoppi e ciechi. Che ci sia una morale dettata dalle circostanze la quale “giustifica e perdona” è una interpretazione e un punto di vista del tutto personale, ma che non conferma assolutamente la regola. A mio sommesso avviso, e screvra da presunzione, ritengo che ciascuno sia arbitro di se stesso secondo il proprio grado di consapevolezza. Che l’amore apra gli orizzonti è fuori discussione, bisogna solo chiedersi cosa s’intende per “amore” (parola abusata fin troppo). Esiste “amore puro e amore impuro”? Francamente ho i miei dubbi, rispondo di nuovo con S.Paolo ” tutto è puro per i puri” , allora se tutto è puro per i puri non esiste amore impuro, esiste l’amore. Ma l’amore, se non è mediato dalla volontà e dalla coscienza è un torrente in piena che travolge e distrugge. Con affetto

    L’amica del testo di cui sopra.

  2. giuser il said:

    E’ un commento dotto ed interessante che ci rende partecipi di alcuni passaggi ideologici suffragati dalla storia. Questa donna ha acquisito la propria sicurezza attraverso un pensiero, forse audace, ma poggiato su credenze che tendono ad ammansire la coscienza comune. La nostra mente ha bisogno di ancorarsi a sicurezze che ci facciano sentire a posto con noi stessi e con l’ambiente circostante a seconda del nostro contesto di vita. Ovviamente le persone che frequentano “testimonianze” sono cattoliche e la delega dei propri sentimenti a Dio, ai suoi comandamenti, alle regole ecclesiastiche compaiono in ogni lettera. C’è una “morale” che giustifica e perdona. Ciò accade in ogni forma di religione organizzata che richieda osservanza ad un’entità superiore che tutto vede e a tutto risponde. Tanto più radicate sono le nostre convinzioni tanto più faticoso è il tentativo di dare congruenza a scelte e comportamenti. E’ un compito laborioso! Spesso percorriamo la via dell’amore dovendo giustificare il nostro stesso amore. Eppure, come dice l’ amica scrivente, “l’amore apre gli orizzonti, non li chiude” ed ancora “Se non si ha la forza di morire per amore sarebbe meglio chiamarlo con altro nome e coprire le proprie nudità!”. L’amore coincide sicuramente con l’ “espansione” e talvolta con il senso stesso della vita. Ma ogni storia è diversa e va ascoltata attraverso “quella” particolare, specifica musicalità: armonie, dissonanze, tempi. I sentimenti riverberano come onde sonore e danno sempre ritmi diversi, del tutto soggettivi. Alle volte stridono, cozzano, infrangono…eppure, come dice la canzone, …” anche tutto questo è amore”! Buona notte care amiche, domani è un altro giorno e gli amori di ogni razza e di ogni colore, vissuti o desiderati, si muoveranno in tutti i siti del mondo: nei grattacieli, sotto i ponti, negli alberghi, nei mercati, nelle chiese…Amori puri o impuri? Abbraccio forte. Advita

  3. anonimo il said:

    Le diverse fasi storiche tuttavia sono abbastanza controverse, specie sul versante del celibato. E’ vero che inizialmente non c’era alcun divieto, né restrizione al riguardo -anche nelle lettere paoline si parla di vescovi sposati- ma per contro abbiamo assitito nel corso della storia a casi di abuso, di nepotismo, di favoreggiamento nei riguardi dei figli propri a discapito del popolo di Dio, la storia è piena di questi esempi. La separazione tra clero e laici poi, non credo sia da addebitarsi alla storia della castità, tant’è che già il grande Pascal considerava i religiosi “casti come angeli e perfidi come demoni”. La separazione trae più origini da certo giudaismo settario formante il cristianesimo, fin dalle origini, che non a causa di certa superiorità relativa alla castità, ritenendo indegni il matrimonio rispetto ai voti religiosi/. Asserire questo è falso e fuorviante. Personalmente ritengo che la autorità ecclesistiche debbano regolamentare, porre rimedio questo aspetto -per certi punti di vista fondamentale a quanto pare- e lasciare agli uomini la libertà che si confà ai figli di Dio senza porre sulle loro spalle pesi troppo grandi.La lettera poi uccide: è meglio un prete innamorato ad uno arido e sclerotico, purché quell’amore sia irradiazione e imput ad un amore più grande e universale. Poi è una questione di coscienza: è ovvio che al cospetto di Dio e davanti all’altare del “Sacrificio Sommo” ci si va casti.

    La purezza parte dal cuore, è vero, ma anche il corpo deve esserlo, e con esso i pensieri.

    L’amore apre gli orizzonti, non li chiude. Anch’io ho amato e amo un consacrato da talmente tanto tempo che ne ho perso il conto, e lo amo in tutta la sua interezza. Amo la sua umanità e rispetto e onoro il suo essere sacerdote e in lui amo Dio e i fratelli. Non lo sottoporrei mai di fronte ad una scelta. L’amore è dono, altrimenti non è amore, è una falsificazione dell’amore il quale richiede ascesi, preghiera e non è privo di quel dolore che purifica. Se non si ha la forza di morire per amore sarebbe meglio chiamarlo con altro nome e coprire le proprie nudità!

  4. anonimo il said:

    ..però..la cosa che non capisco ragazzi ..è che, è da secoli che la Chiesa ha promulgato questa, chiamiamola, “privazione” che è il celibato, con conseguente voto di castità!! Ma è logico che sia così, dai, vi rendete conto cosa significhi andare lì sull’altare, avere a che fare con il rito Eucaristico ? Forse ci stiamo smarrendo! Anche ai Leviti era proibito avere contatti con donne proprio perché sacerdoti. Qualunque rituale religioso ha quale prerogativa la castità! Di qualsivoglia religione. Ma, pensate forse che il Battista quando preparava la strada all’ingresso al Cristo avesse una moglie?! Gli apostoli l’avevano ma poi..dopo la sequela han dovuto abbandonare il talamo..è inevitabile! Allora mi chiedo e vi chiedo: perché se questa imposizione della chiesa vi sembra castrante e così restrittiva non avete optato per la confessione riguardante le chiese Evangeliche? In fondo, le cose che cercate in questa rivoluzione ecclesiastica aderiscono più a codeste che non al magistero della chiesa cattolica Apostolica. Perché non avete scelto altrove allora!?..Cioè..non capisco..qualcuno mi vuole spiegare?

  5. anonimo il said:

    pienamente d’accordo, e pensa che frequentando il corso fidanzati sento ancora vecchi preconcetti duri a morire

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