Decreti di Rimozione e Amore… a margine del caso don Sante

Dopo la notizia dell’emissione del Decreto di Rimozione, emanato dal Vescovo di Padova Mattiazzo, nei confronti di don Sante Sguotti dall’Ufficio di Parroco di Monterosso, don Giuseppe Serrone dell’Associazione dei Sacerdoti sposati è intervenuto con una dichiarazione. "Era un atto dovuto per rispettare l’attuale legge canonica in vigore… La legge ha il suo percorso, ma la legge non può cancellare un sacramento validamente ricevuto e don Sante rimane sacerdote per sempre, malgrado le sospensioni e le scomuniche. Avevo consigliato a Don Sante di non arrivare a farsi mettere fuori… rimane comunque sacerdote e validi, anche se non leciti, rimangono tutti i suoi atti sacerdotali". L’ex parroco di Chia, da anni impegnato per il riconoscimento dei diriti civili e religiosi dei sacerdoti sposati e delle donne (oggi 9 Ottobre 2007 dalle ore 14 durante la trasmissione televisiva di Rai Due "L’Italia sul Due" sarà in onda una sua intervista sul tema "Chiesa e sessualità"), aveva incontrato personalemente don Sante alla fine di Settembre 2007 offrendogli collaborazione e sostegno. Con il Decreto di Rimozione la situazione canonica di Don Sante si è complicata.
 
Secondo don Serrone nella procedura di rimozione è stata usata pochissima attenzione al "caso umano" anche se è stato rispettato il codicie di Diritto canonico che prevede:
Can. 1740 – Quando il ministero pastorale di un parroco per qualche causa, anche senza sua colpa grave, risulti dannoso o almeno inefficace, quel parroco può essere rimosso dalla parrocchia da parte del Vescovo diocesano.
 
Can. 1741 – Le cause, per le quali il parroco può essere legittimamente rimosso dalla sua parrocchia, sono principalmente queste: 1) il modo di agire che arrechi grave danno o turbamento alla comunione ecclesiale; 2) l’inettitudine o l’infermità permanente della mente o del corpo, che rendano il parroco impari ad assolvere convenientemente i suoi compiti; 3) la perdita della buona considerazione da parte di parrocchiani onesti e seri o l’avversione contro il parroco, che si preveda non cesseranno in breve; 4) grave negligenza o violazione degli uffici parrocchiali, che persista dopo l’ammonizione; 5) cattiva amministrazione delle cose temporali con grave danno della Chiesa, ogniqualvolta a questo male non si possa porre altro rimedio.
 
Can. 1742 – §1. Se dall’istruttoria svolta è risultato esservi la causa di cui al can. 1740, il Vescovo discuta la cosa con due parroci scelti dal gruppo a ciò stabilmente costituito dal consiglio presbiterale, su proposta del Vescovo; che se poi ritenga si debba addivenire alla rimozione, indicati la causa e gli argomenti per la validità, convinca paternamente il parroco a rinunziare entro quindici giorni.
 
§2. Per i parroci che sono membri di un istituto religioso o di una società di vita apostolica, si osservi il disposto del  can. 682, §2.
 
Can. 1743 – La rinuncia può essere fatta dal parroco non soltanto in maniera pura e semplice, ma anche sotto condizione, purché questa possa essere legittimamente accettata dal Vescovo e di fatto egli la accetti.
 
Can. 1744 – §1. Se il parroco entro i giorni stabiliti non avrà risposto, il Vescovo lo inviti nuovamente prorogando i termini di tempo utile per rispondere.
 
§2. Se al Vescovo consta che il parroco ha ricevuto il secondo invito e non ha risposto benché non fosse trattenuto da alcun impedimento, o se il parroco senza addurre alcun motivo si rifiuta di rinunciare, il Vescovo emetta il decreto di rimozione.
 
Can. 1745 – Se poi il parroco contesta la causa addotta e le sue motivazioni, allegando motivi che al Vescovo sembrino insufficienti, questi per agire validamente: 1) lo inviti a raccogliere in una relazione scritta, dopo aver esaminato gli atti, le sue impugnazioni, anzi ad addurre le prove in contrario, se ne abbia; 2) quindi, completata se necessario l’istruttoria, insieme agli stessi parroci, di cui al can. 1742, §1, se non se ne debbano altri essendo quelli impossibilitati, valuti la cosa; 3) infine stabilisca se il parroco debba essere rimosso o no, ed emetta subito il relativo decreto.
 
Can. 1746 – Il Vescovo provveda al parroco rimosso sia con l’assegnazione di un altro ufficio, se a questo sia idoneo, sia con una pensione a seconda che il caso lo comporti e le circostanze lo permettano.
 
Can. 1747 – §1. Il parroco rimosso deve astenersi dall’esercizio delle funzioni del parroco, quanto prima lasciare libera la casa parrocchiale, e consegnare tutto ciò che appartiene alla parrocchia, a colui al quale essa fu affidata dal Vescovo.
 
§2. Se poi si tratta di un infermo, che dalla casa parrocchiale non può trasferirsi altrove senza incomodo, il Vescovo gliene consenta l’uso anche esclusivo, finché perdura tale necessità.
 
§3. In pendenza del ricorso contro il decreto di rimozione, il Vescovo non può nominare un nuovo parroco, ma nel frattempo provveda tramite un amministratore parrocchiale.
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