A proposito di celibato: don Sante, riflessioni e le indicazioni australiane

La nostra associazione è intervenuta sulle tematiche legate al celibato sacerdotale, dopo la riaccensione del dibattito seguito alla vicenda di Don Sante, Parroco di Monterosso in Provincia di Padova. "Per la situazione odierna particolare dei sacerdoti sposati non si dovrebbero fare troppe teorie,- ha affermato don Giuseppe Serrone – ma dar vita a qualcosa di pratico: una cooperativa o qualcosa di simile che si occupi dei problemi dei sacerdoti e delle suore che si dimettono e lasciano il ministero e delle loro famiglie. Come associazioni abbiamo sostenuto molti nell’iter per richiedere la dispensa dagli obblighi del celibato per contrarre matrimonio religioso. Abbiamo fondato anche un’altra associazione di volontariato la Cristhian Home International Foundation – Liberi e solidali che ha in progetto un centro di prima accoglienza per coloro che non sanno dove andare, e aiuta a cercare un lavoro che sia congeniale alla coppia, sostenendo la regolarizzare posizioni lavorative INPS. Abbiamo sete e necessità della valorizzazione ecclesiale cattolica della spiritualità della coppia del sacerdote sposato. Molti rimangono sacerdoti e basta e la moglie non c’entra nella loro vita. Ho tentato di instaurare un dialogo con le Conferenze Episcopali Europee proponendo una nuova teologia del sacerdozio".
"L’autorizzazione a celebrare i sacramenti e rendere un servizio pastorale, da parte dei sacerdoti sposati è riconosciuta dal Nuovo Codice di Diritto Canonico che obbligano il sacerdote (qualsiasi sia il suo stato: esclaustrato, sposato, dimesso, o dispensato) a fornire gli aiuti spirituali ai fedeli che li richiedono nei casi di emergenza e anche in altre circostanze come: la mancanza di clero "canonicamente" regolare, il rifiuto da parte dei ministri incaricati ed altre circostanze speciali o straordinarie, come nei casi di chiusura di parrocchie, assistenza negli ospedali, conflitti con i parroci e i vescovi locali.
Molti Vescovi tacitamente approvano il lavoro dei sacerdoti sposati e delle Associazioni, ma nessun Vescovo locale ha dato il "celebret" ai sacerdoti sposati. Esistono già sacerdoti sposati in regola con la giurisdizione canonica mediante la "Provvisione Pastorale" rilasciata dal Vaticano nel 1980, che prestano servizio presbiterale in alcune diocesi: sono Pastori e Ministri Protestanti, Anglicani, Evangelici o Luterani convertiti alla Chiesa Cattolica Romana e ordinati (sotto condizione), perché erano già ordinati, anche se sposati, nella loro Denominazione Cristiana di origine. 
Questa è una contraddizione del Vaticano che emargina dal legittimo lavoro pastorale i sacerdoti cattolici sposati: condannati, emarginati e disprezzati; spesso ad alcuni sacerdoti sposati anziani è rifiutato il diritto alla pensione; per i pastori protestanti e ministri evangelica invece si semplifica del tutto il traghettamento con moglie e figli tra le fila del clero cattolico.
Questo tipo di accoglienza indifferenziata di pastori e ministri di altre Confessioni Cristiane fu avviata dal Vaticano, non tanto per favorire il dialogo ecumenico o come apertura teologica al sacerdozio uxorato, ma per arginare il fenomeno delle uscite e abbandoni sviluppatosi dopo la frattura avvenuta, nella chiesa episcopaliana anglicana e in altre chiese in seguito all’ammissione al ministero in varie organizzazioni religiose, di molte donne e di alcuni gay".
Ribadiamo che i riti e le celebrazioni compiuti dai sacerdoti sposati sono "validi", anche se il Diritto canonico le considera "illecite", L’ultimo paragrafo del Codice di Diritto Canonico afferma esplicitamente che "La legge suprema nella Chiesa deve sempre essere la salvezza delle anime" (Can. 1752).
Proprio qualche giorno fa in Australia, il Vescovo di Sydney in pensione Geoffrey Robinson, con un nuovo libro, ha contestato il celibato obbligatorio.
Sostenendo che il celibato obbligatorio per preti e religiosi ha contribuito al fenomeno degli abusi sessuali e deve per lo meno essere ridiscusso al più presto: "Qualcuno potrebbe continuare a tessere le lodi del celibato per la chiesa, ma altri sicuramente non smetteranno di domandarsi ‘di quanti abusi di minori è responsabile il celibato’"?
Ha aggiunto che il celibato può contribuire a un’insana psicologia, a insane ideologie e sicuramente ad un ambiente insano.
"Nella chiesa cattolica c’è un’insistenza caparbia nell’affermare che, per questioni importanti, i cattolici devono riferirsi alla guida e alle direttive del Papa. Questi valori di una volta hanno incluso, per tanto tempo, anche la segretezza, la copertura di tante questioni problematiche e la difesa a tutti i costi del buon nome della chiesa".
Mons. Robinson era membro e presidente del comitato degli standard professionali della chiesa, che i vescovi australiani hanno costituito per affrontare il crescente fenomeno degli abusi sessuali. Si è dimesso due anni fa, proprio perché disilluso dalla maniera con la quale la chiesa gestisce le denunce di abusi sessuali.
Verso la metà di Agosto 2007 cattolici australiani esprimendo il loro appoggio ai vescovi, che stanno preparando la Chiesa cattolica australiana a nuove forme di ministero e leadership hanno chiesto di mettere in agenda per la riunione di novembre prossimo venturo alcuni argomenti di rilievo:
– il riconoscimento che c’è una notevole crisi nel ministero della Chiesa cattolica.
– Si ammetta che non c’è un impedimento dottrinale o teologico per l’ordinazione di uomini sposati. La Chiesa australiana ha già ordinato preti degli ex-ministri Anglicani sposati.
– Siano prese decisioni pratiche per l’ordinazione di uomini sposati, adeguatamente preparati.
– S’incoraggi una discussione di largo respiro sul ruolo delle donne nel ministero e nelle strutture istituzionali della Chiesa, inclusa la richiesta della loro ordinazione.
– Si stabilisca un programma di studi scritturali, teologici e pastorali (università a distanza ed on-line) per preparare adeguatamente uomini e donne al ministero. Questi candidati dovrebbero avere la raccomandazione delle loro parrocchie o comunità e dovrebbero partecipare al lavoro pastorale sotto la guida di esperti.
– S’invitino i preti che hanno lasciato il ministero a ritornare al sacerdozio attivo, sempre in accordo con il vescovo locale.
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Ufficio Stampa
Sacerdoti Sposati
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