La parrocchia sfratta con atto di precetto sacerdote sposato

Giuseppe e Albana Serrone sono coinvolti da anni nel progetto di riconoscimento dei diritti civili ed ecclesiali dei sacerdoti sposati e hanno pagato di persona con le discriminazioni nella ricerca di un lavoro. Il 22 maggio 2007 hanno ricevuto uno sfratto esecutivo, dopo che il parroco attuale di Chia, d. Enzo Celsti ha inviato loro un atto di precetto che li invita a lasciare entro il 2 Giugno 2007 l’abitazione a Chia richiedendo il pagamento di circa 6000 euro per le spese processuali. Il sacerdote sposato, ex parroco di Chia attualmente è alla ricerca di un alloggio e teme per le condizioni di salute della moglie Albana.
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FAVOREVOLE AL CELIBATO OPZIONALE UN PRETE SPAGNOLO SU DUE. I RISULTATI DI UN SONDAGGIO

Più della metà dei preti spagnoli vorrebbe il celibato opzionale, e quattro su dieci sono a favore del sacerdozio femminile. Sono i dati più sorprendenti di un sondaggio realizzato in Spagna dall’agenzia "Merkastar y Taiss Investigación" per conto del prestigioso mensile cattolico 21RS, della Congregazione del Sacro Cuore. Il sondaggio, effettuato nella prima metà dello scorso febbraio, è stato condotto tramite interviste a 751 sacerdoti diocesani di tutte le diocesi spagnole, rispettando un criterio di proporzionalità in funzione del numero di sacerdoti attivi in ogni Autonomia.Le risposte, che sono state analizzate ed elaborate da Luis Fernando Vílchez Martín, docente all’Università Complutense di Madrid, e pubblicate sul numero di aprile della rivista, fanno luce su un mondo poco noto, visto che l’ultimo sondaggio sul clero attivo in Spagna risale al 1969. Un mondo che appare spaccato sui temi più scottanti, come, appunto, il sacerdozio delle donne (auspicato dal 41,3%) e la non obbligatorietà del celibato (voluta dal 52,7%), che, in quanto "carisma", è "una norma non imposta da Gesù". Sorprendente anche il dato relativo alla vita spirituale: se la quasi totalità (96,7%) fa riferimento alla preghiera e alla meditazione, due su tre leggono la Bibbia e solo il 6,7% i documenti del magistero. Per due su tre, il Concilio Vaticano II rappresenta un grande avvenimento ecclesiale pur essendo "una realtà che non è riuscita a radicarsi nella Chiesa", in particolare perché "è stato frenato dall’interno dopo i primi anni". Per quanto riguarda la Chiesa di oggi, un prete su tre è convinto che il pontificato di Benedetto XVI riserverà "qualche sorpresa positiva", mentre uno su cinque ritiene che non accadrà nulla di significativo; ci sarà forse un progresso dal punto di vista ecumenico per il 24,2%.Interessanti i dati relativi all’ambito politico: se il 63% ha sottolineato con chiarezza la necessità che la Chiesa sia finanziariamente sganciata dallo Stato "per essere più libera", un certo palpabile disagio si è avvertito nelle risposte sulla personale posizione politica: più di un terzo dei sacerdoti ha preferito non rispondere a questa domanda (38,4%); c’è confusione, ha spiegato il prof. Vílchez, tra "il non mettersi in politica e il non aver opinione politica o il non manifestarla". Il resto dei preti è diviso (con uno scarso margine di vantaggio) tra centrodestra-destra (31,1%) e centrosinistra-sinistra (28,5%). A fronte di ciò, quasi un prete su due definisce José Luís Rodríguez Zapatero "anticlericale e laicista", mentre uno su quattro non vede nel suo operato differenze di rilievo rispetto agli altri governi democratici. Per l’8,5% tratta "correttamente" la Chiesa, per il 5% addirittura "con rispetto e generosità". A livello personale, i sacerdoti intervistati appaiono come uomini equilibrati e appagati nella propria missione ed esprimono indici di soddisfazione che non compaiono in altre professioni: la metà dà un "10" come grado di realizzazione personale, quasi nessuno scende sotto il "7". Tre su quattro sentono di "esercitare una vocazione che vale la pena vivere e della quale sono convinti": per il bene che possono fare a molta gente (63,9%), o per l’impegno verso i più bisognosi (63,9%). Insomma: nella quasi totalità (96,8%) rifarebbero la loro scelta. Non è tutto oro quel che luccica, però: a fronte della realizzazione personale, vi sono le difficili condizioni in cui i sacerdoti vivono. Uno su tre avverte intensamente il peso della solitudine, ma anche della mancanza di affetti, di una salute malferma, del fatto di non avere figli e nemmeno una vita sessuale (6,5%). 

La variabile che, secondo l’analisi di Vilchez, sposta significativamente i dati ottenuti è l’età. Sorprendentemente, i preti più giovani sono quelli più conservatori e spiritualisti, meno impegnati nel sociale, meno legati al Concilio, meno propensi ad uno sganciamento della Chiesa dallo Stato, al celibato opzionale, al sacerdozio femminile, e sono coloro che hanno espresso più chiaramente il proprio senso di solitudine affettiva. Quelli di età più avanzata sono invece i più progressisti, impegnati con i poveri, convinti che il Vaticano II sia stato una grande speranza frustrata, promotori dell’autonomia finanziaria della Chiesa, del sacerdozio femminile e del celibato opzionale; leggono di più, vestono "in abiti civili" e sono di centro-sinistra. (ludovica eugenio)
fonte: http://www.adistaonline.it

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Lettera: il Bignami della tolleranza…

Caro Giuseppe,

                                    permettimi di  rivolgermi a te per parlare di tolleranza sotto  forma di lettera. Mi sento più a mio agio nel trattare un argomento della massima serietà in stile colloquiale. Del resto il tono epistolare non era il pane quotidiano di scrittori di alto livello fin dalla più remota antichità? Gli stimoli per parlare di tolleranza nell’ultima settimana non sono davvero mancati, anche se sopra tutti gli altri, quasi brace sotto la cenere continua ad essere ciò che ti ha colpito ultimamente: la comunione negata.

                                    Una forma di scomunica quella a te applicata, in assenza di una vera scomunica, un abuso che, a norma di diritto canonico, potrebbe essere colpito dalla chiesa come usurpazione di sacro esercizio (a quanto ne so, ma soltanto i vescovi e il papa possono  scomunicare). E dal punto di vista civile entrerebbe nel codice penale come ingiuria. Ma, l’istigazione a delinquere nel tuo caso, e in molti altri casi, viene dall’alto, da molto in alto e penso che tale reato non verrà mai punito, anche perché si sta minacciando una scomunica, questa sì ufficiale con tanto di bolla papale, a quei deputati cattolici che voteranno la legge sui Di.Co. Scomuniche a pioggia, dunque, come le caramelle a carnevale. L’escalation continua, fino a quando? Fino a quando qualcuno non avrà il coraggio di dire basta ! Non lo diranno le nostre autorità civili, sempre prone al  bacio della sacra pantofola, non per convinzione ma per paura di perdere voti e laute prebende. D’ora in poi  qualsiasi untorello potrà sbeffeggiare pubblicamente un prete sposato (e già è stato fatto in televisione). Hanno detto basta ad alta voce, invece,  i settecentomila giovani in piazza san Giovanni a Roma, applaudendo le parole del comico Rivera. parole subito esecrate da politici di destra e, ahimé, di sinistra.

                                    Ma. che cosa ha detto il comico di tanto sbagliato? Ciò che la maggioranza degli italiani e tutto il mondo pensa: che in fatto di libertà la chiesa non ha nulla da insegnare a nessuno, ma proprio nulla. Giorni fa  un sacerdote, durante l’omelia, ha affermato che il fine dell’uomo non è la libertà ma la fuga dal peccato. In una conversazione con lo stesso prete dopo la funzione ribattei che se il fine della vita umana non è la libertà, lo è la costrizione. Eppure, la stessa teologia cattolica afferma che la fede non può essere imposta. Ma, al di là delle dichiarazione di principio, la parola libertà è risuonata soltanto dopo secoli bui di repressione, quando i principi dell’Illuminismo hanno proclamato con il sangue il valore irrinunciabile del libero pensiero.

                                    Valga come esempio il progetto di legge sulle unioni di fatto: la possibilità di convivere senza  essere accusati come anormali. Una legge di libertà per chi (come colui che scrive) non condivide l’idea delle unioni omosessuali e che non tradurrà in pratica giammai ma che difenderà a spada tratta con energia indomabile. Ma l’onorevole Buttiglione pretende in sede di Comunità Europea di condannare tale progetto come ‘grave peccato’. E. quando viene privato di una carica in seno alla stessa Comunità , si grida alla persecuzione!

                                    A questo punto, credo che un solo atteggiamento sia possibile, tanto doveroso quanto impellente fino a diventare quasi maniacale: illuminare, illuminare, illuminare! che  si accompagna a quell’altra esortazione già sentita: resistere, resistere, resistere! La libertà non ha aggettivi, non si può parlare di sana libertà, come non si può parlare di sana laicità. La libertà e la laicità sono di per sé vaccinate contro ogni  attacco virale.

                                    Eppure,  libertà non significa anarchia né togliere alla chiesa il potere di scomunica. Sentiamo ancora Locke, il maestro di tolleranza: Nessuna chiesa è tenuta a mantenere nel suo seno in nome della tolleranza, chi si ostina a peccare contro le leggi stabilite dalla chiesa stessa. Se ho capito bene, Locke afferma che la chiesa ha il diritto di scomunicare e mandare all’inferno (perché questa è la sostanza) colui che dissente dalle norme che lei ha stabilito. Ma più avanti lo stesso pensatore inglese ribadisce con fermezza che nessuno, a qualsiasi chiesa appartenga o anche a nessuna chiesa, può essere privato dei diritti civili che sono i diritti universali di ogni donna e di ogni uomo: come la salute, la casa, i lavoro, il buon nome ecc. I rappresentanti del popolo sono stati eletti perché curassero il buon andamento della società e non il bene o quelli che sono stimati i valori di una chiesa. Altrimenti lo stesso discorso potrebbe valere per altre religioni, ad esempio i musulmani potrebbero pretendere una legge in favore della poligamia o del burqa.

                                    Ma il caso Buttiglione mi suggerisce un’altra riflessione provocatoria soltanto in parte: notoriamente la guerra in Iraq era ingiusta. Era una guerra di aggressione, unilaterale, non voluta dalla comunità internazionale. Per di più lo stesso papa Giovanni Paolo II l’aveva condannata esplicitamente. E’ una guerra che ha mietuto milioni di morti innocenti. Non così i DiCo. Eppure la stessa guerra è stata votata dall’onorevole Buttiglione senza che in lui sorgesse il minimo scrupolo e senza che si minacciasse una minuscola scomunica. O, forse, uccidere non è più peccato? Gradirei una risposta, onorevole."

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Indignazione per la comunione negata

Caro Giuseppe,           

                        la comunione negata a un prete sposato (e sottolineo questa denominazione di ‘prete sposato’, tanto esecrata dalla struttura gerarchica, per intendere il sacerdote dispensato e congiunto in matrimonio religioso) non può soltanto sollevare l’ennesimo grido di dolore che non lascia traccia nel comportamento reale. Occorre molto di più. Ad ispirare ogni agire concreto deve comunque esserci un’indignazione profonda e la mia è abissale. Non si tratta di arrabbiarsi bensì d’indignarsi. Indignazione  e sdegno sono emozioni evangeliche, anche se non molto abituali nella civiltà di massa, e io vado cercando nel profondo della mia psiche la origine di tale sommovimento emotivo. Vi è certamente l’amicizia che mi lega  a te e a tua moglie, la conoscenza delle traversie che ti hanno colpito a causa del comportamento inumano dei superiori ecclesiastici ma anche l’osservazione dell’imperversare totemico nella società attuale e all’incapacità nelle persone di sdegnarsi. Forse, a causa del clima di aggressività planetaria dominante, una violazione dei diritti umani che colpisce un prete sposato fa l’effetto del solletico di una piuma.

                        Cerco di vincere la mia aggressività affettiva, ispirandomi alla calma socratica, ma senza spegnere il fuoco che mi divora. Non per quanto è accaduto soltanto, ma per quello che potrebbe accadere. La gerarchia  sta trascinando tutta la comunità ecclesiale in un crescendo di prove di forza per vedere fin dove può spingersi nel violare i diritti umani e finora si è spinta ben oltre i limiti del consentito. Del resto la motivazione giuridica dei soprusi non sta forse nel rifiuto da parte del vaticano di firmare la convenzione europea dei diritti umani? Che cosa può accadere dopo la comunione negata? non certo la privazione del lavoro e del pane, che già è successo. Non lo sfratto dalla casa che occupi. Già lo hanno fatto. Che cosa rimane? il carcere? il rogo?

                        In tale sconforto la mente d’un balzo va a Rousseau e alla Professione del Vicario savoiardo: "Il mio rispetto per il letto altrui lasciò allo scoperto le mie colpe. Arrestato, interdetto, scacciato, fui assai più la vittima dei miei scrupoli che della mia incontinenza; ed ebbi occasione di comprendere, dai rimproveri con i quali la mia disgrazia fu accompagnata, che non bisogna che aggravare la colpa per sottrarsi al castigo..". ( Rousseau, Emilio, libri IV )                       

                        La verità di queste parole è dimostrata da alcuni esempi non da antologia ma di vita quotidiana e anche recente, al fine di dimostrare che più si è farabutti e con più certezza ci si assicura l’impunità. Una ventina d’anni fa il parroco di un paese vicino al mio ingravida una donna sposata. Il marito, cornuto e contento, chiude un occhio, riconosce il figlio e il prete viene promosso ad altra parrocchia sempre nell’ambito della diocesi. Circa quattro anni fa i giornali s’interessano ripetutamente un caso di pedofilia verso una bambina da parte di un parroco. Calmatesi le acque (la notizia è recente) la stesso prete è assegnato ad altra parrocchia, sempre in diocesi, perché si è pentito e ormai mantiene buona condotta. Agli inizi del secolo scorso (me lo raccontava mio padre e anche la vecchia maestra del luogo) Il  parroco di un paese vicino, amico intimo di una sua parrocchiana è freddato con tre colpi di pistola sull’uscio della canonica dal marito geloso che poi rivolge l’arma contro se stesso. Conclusione della vicenda? L’omicidio viene attribuito a motivi politici, il parroco adultero seppellito con tutti gli onori e l’omicida-suicida (era ovvio) privato della sacra benedizione. Davvero, per i poveri cristi non vi mai giustizia.

                        Forse lo sdegno evangelico mi ha portato un po’ troppo lontano dalla comunione negata. Torniamoci subito con le prove dei fatti. In un paese vicino il parroco non nega la comunione al prete sposato ma gliela somministra con evidente disagio. Ciò è dimostrato dal gesto rozzo che compie nel rito. Gli butta la particola sulla mano di mala grazia come si getterebbe un tozzo di pane ad un cane affamato, o peggio, ad un lebbroso. Una volta la sacra specie va a finire a terra e il comunicando la raccoglie e la porta alla bocca. Recentemente l’episodio si ripete e il prete villano (non si merita che tale epiteto) getta l’ostia che oscilla sulla mano del fedele, prima che quest’ultimo non la fermi e si comunichi. Ma ora il fedele dice assertivamente: Stia bene attento, la prossima volta,  potrei comunicarmi personalmente prendendo l’ostia dalla pisside.

                        Ho voluto essere concreto nei particolari perché il parroco in questione frequenta il tuo sito e potrebbe contraddire…

                        Quanto alla libertà della chiesa nel punire, un punto fermo è ancora Locke e il suo Trattato sulla Tolleranza che andrebbe raccomandata al prete che ti ha punito: La chiesa ha il diritto di scomunicare colui che non rispetta le sue norme, tuttavia bisogna badare che al decreto di scomunica non si accompagni insulto verbale o violenza di fatto, che procuri in qualsiasi modo danno al corpo o ai beni di colui che è cacciato. Allo scomunicato debbono essere assicurati i beni che gli spettano come uomo e cittadino, che sono la libertà, il buon nome, il lavoro, la casa …Un cristiano come un pagano deve essere risparmiato da ogni violenza e da ogni torto (J.Locke, Lettera sulla tolleranza, I)

                        Concludo, sollecitando un movimento di opinione in tua difesa e suggerendoti per la prossima volta che vorrai comunicarti di farti accompagnare da un paio di giornalisti muniti di telecamera e macchina fotografica. Lo scoop sarebbe assicurato.

                        Un caro abbraccio

Carlo

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