Psicoterapia: Totem e il Briccone, guarire con i sogni

"TOTEM E IL BRICCONE". Per guarire con i sogni.  Il sognatore cioè il protagonista, si sottopone alla terapia del sogno e tu di che Totem sei?

 

 

Il libro TOTEM E IL BRICCONE  (VAJ CARLO, Totem e il Briccone. Dipingere il sogno. Una sorprendente tecnica di guarigione, Ecig, Genova, 2005, pag. 181, euro 14; clicca qui per visitare la pagina web del libro) che sarà presentato il 27 aprile alle ore 15,30 a Roma in via Sicilia 166/b, permette molte chiavi di lettura. Sotto il profilo teorico è un testo di psicologia del sogno, inteso non soltanto come mezzo diagnostico, atto a farci comprendere meglio la nostra vera personalità, ma anche come strumento terapeutico: in altre parole, i nostri sogni sono il nostro miglior medico.

Tuttavia, l’argomento sogno è così vasto e complesso da esigere una qualche specificazione: per districarsi nell’interpretazione, la lettura dei sogni avverrà attraverso le categorie psicologiche di Totem e di Briccone; la prima è a tutti nota, per essere stata bene illustrata da Freud nell’opera Totem e tabù, quella del Briccone è stata spiegata da C.G. Jung. Così, tutti i nostri sogni si possono classificare come temibili, spaventosi, totemici, appunto, oppure giocosi, allegroni, bricconeschi! Queste sono le due visioni con cui possiamo leggere i nostri sogni. E questa è anche la trama del libro, che si articola in una quarantina di sogni e nella loro interpretazione da parte dello psicoterapeuta durante la seduta.

Sorge ora la domanda: chi è il sognatore cioè il protagonista del libro? La risposta ha tutto il sapore di un vero colpo di teatro, perché si tratta di un prete cattolico, che si sottopone alla terapia del sogno e che al termine del suo percorso di guarigione svestirà l’abito per sposarsi. La storia dell’ecclesiastico che getta l’abito alle ortiche è spesso vista come un fenomeno di costume, quando non è descritta e vissuta come un episodio di scandalo morboso. Questa volta, invece, è privilegiato il risvolto psicologico. Non è frequente, davvero, che un prete si metta in discussione davanti allo psicoanalista e ancor meno che dia in pasto al pubblico il suo interiore travaglio. In questo libro, invece, la sincerità del protagonista è spietata e non viene meno neppure di fronte al quasi inaccessibile tempio dell’inconscio. Eppure, ciò talvolta è scambiato per oscenità.

 La peculiarità del paziente non dovrebbe, però, distrarre il lettore.  La sostanza del libro rimane prettamente psicologica e didattica. Il lettore, sotto questo aspetto, può vedere rispecchiata nella storia descritta, quella della propria quotidiana svestizione. Dice, infatti, l’autore: Già fin dalle prime battute appare che la storia personale del sognatore s’intreccia con quella del Sogno, e ne diventa la rappresentazioine concreta. La svestizione, infatti, non è soltanto quella che compie il mio paziente gettando la tonaca alle ortiche (cosa che, peraltro, egli aveva già fatto da qualche tempo, vestendo anonimi jeans ) ma anche quel gesto ricco di simbolismo che compie ognuno di noi la sera prima di immergersi nel sonno e affidarsi al sogno. ‘L’amico della notte’ non è un optional per la vita diurna ma un terapeuta insostituibile, per guarire dal male di vivere. Che cosa è il nostro piccolo ego, padrone della vita desta, se non mayaa cioè apparenza, un abito difficile da svestire, fonte di condizionamenti inveterati e causa di ogni male? Se l’io si dissolvesse, paziente, terapeuta e lo stesso lettore potrebbero coesistere in una sola persona. La svestizione diventerebbe un imperativo ecologico per la mente di ognuno, perché… domani è un altro giorno.

Ci associamo alla visione dell’autore e ci accostiamo a questo libro come ad un vero manuale per apprendere l’arte del ben sognare.

 Il libro di Carlo Vaj, presentato lo scorso anno alla Fiera internazionale del libro di Torino, il cui tema era appunto Il Sogno, ed ha riscosso un pregevole successo.  

"Chi ha subito il fascino dell’avvincente e provocatorio Codice daVinci di Dan Brown non resterà deluso dalla lettura del libro di Carlo Vaj. La prima impressione è che ci si trova anche qui davanti ad un divertente esercizio di deciframento: l’autore sogna Jean Paul Belmondo in una chiesa vestito da prete. Cosa significa? Basta tradurre in italiano e ritroviamo Giovanni Paolo, grande viaggiatore per il mondo (il bel mondo ?) per di più (ex-?) attore. Ma il Codice da Vinci è richiamato anche dal tema della repressione del femminino operata dalla chiesa: anche in Vaj ritroviamo simboli e archetipi che rimandano alla psicologia del profondo di Jung. Per Vaj l’uomo è un’unità che ha un lato notturno (il sogno) e uno diurno (la ragione), pertanto il sogno dice anche qualcosa all’uomo sveglio. Questo messaggio per l’uomo sveglio è un messaggio terapeutico, un messaggio che il terapeuta suscita, esprimendo a parole quello che nella nostra cultura è tabù, ispirandosi alla terapia provocativa di Frank Farrelly.

  La voce del narratore nel libro è quella del terapeuta che interpreta una quarantina di sogni del suo paziente, riportando anche i dialoghi tra lui e il paziente e aggiungendo le proprie riflessioni. I sogni sono raggruppati sotto quattro argomenti: il sesso, il briccone, la purificazione, la libertà. L’accostamento di un tema freudiano, come il sesso, e no junghiano, come il briccone, mostra che l’autore non bloccato dalla rigidità di una scuola psicologica, ma si basa sulla propria lunga esperienza di terapeuta. Per fortuna, alcune digressioni consentono anche ai non esperti di orientarsi nei presupposti teorici. Per sempio, il tema del briccone, caro all’autore, viene ampiamente illustrato in un paragrafo specifico: è l’aspetto burlesco, il birichino presente anche nell’uomo contemporaneo che se ne ride di Totem, è il pazzo che dichiara pazza la Somma Autorità.

 Ritornando al confronto con il Codice da Vinci, dobbiamo riconoscere all’Autore anche una notevole creatività letteraria. Egli si presenta come il terapeuta, ma in realtà egli è anche il paziente, i sogni che analizza sono ipropri. Questo sdoppiamento è possibile per il lungo esercizio di riflessione che ha esercitato per trent’anni sui propri sogni, seguendo quanto fece Jung nel periodo di autoanalisi durante il soggiorno sul lago di Zurigo, quando disegnava anche i propri sogni. Questo sdoppiamento suggerisce anche le modalità con cui porsi le domande sul significato dei sogni e quindi soggerisce ad ogni lettore un percorso per leggere i propri sogni. Inoltre Vaj dà sfogo alla sua vena affabulatrice nella parte conclusiva del volume, intitolata La dispensa, dove l’esperienza di uscita dalla chiesa anche tramite un processo canonico è descritta in una forma narrativa che mette in bocca ai personaggi considerazioni generali sulla chiesa.

 Questa autobiografia cammuffata costituisce anche un contributo alla psicologia, in quanto presenta un argomento poco studiato: i sogni dei preti. Già Roger Bastide invitava a trattare il sogno dal punto di vista sociologico, infatti i sogni dei preti sono probabilmente diversi da quelli degli altri gruppi sociali" (Claudio Balzeretti).

 
"Totem… chi è costui? Come il Carneade di don Abbondio, Totem è il grande sconosciuto". Non ha difficoltà a parlare del feticcio Carlo Vaj, e ne parla non da barone cattedratico ma con il linguaggio feriale, accessibile ad ognuno, aggiungendo: "Nessuno non lo ha mai visto in faccia Totem, anche se, al sentire il suo nome, il nostro inconscio rigurgita una mole d’emozioni e significati che evocano qualcosa di misterioso e nascosto, d’intoccabile, di taboo… perché Totem evoca il terribile, il numinoso, il sacro, ciò che è proibito. Non vi è Totem, infatti, senza taboo, senza la gran minaccia: Se tu mangerai il frutto dell’albero, morrai!

 

   Ha ragione Vaj nell’affermare il carattere impenetrabile di Totem, ma il nostro desiderio di conoscere è smisurato e vorremmo comprendere qualcosa di più sui segni d’identità di questa figura psicologica: "Totem è il gran ladro, quello che ruba una parte più o meno ampia di noi stessi, un ladro di personalità. Talvolta c’identifichiamo con qualcuno o qualcosa che ammiriamo o temiamo, al punto che quella personalità entra in noi, spodestando il nostro carattere originario. Sotto tale aspetto di predatore, i nomi di Totem possono essere diversi: il padre-padrone o il compagno di banco, un’ideologia o il presidente del Consiglio, il Papa, il Grande fratello, la televisione… Sono tutte figure totemiche, sono tutti ladri d’uomini".

   A questo punto del discorso, una domanda è d’obbligo: "Come possiamo conoscere il nostro (o i nostri) Totem? La risposta è lapidaria: "Il sogno e il soltanto il sogno è la pista ben riconoscibile lasciata dagli abitatori totemici interni, il marcatore infallibile per risalire agli inquilini abusivi del nostro cervello. Un sogno ricorrente, non necessariamente angosciante (talvolta personaggi che esecriamo nella vita da svegli sono oggetto d’ammirazione nelle immagini della notte) può rivelarci che non siamo soli nel nostro cerebro.

   Dulcis in fundo, la domanda più rilevante: "Come spodestare Totem e rientrare in possesso dei nostri domini mentali? Anche questa volta la risposta di Vaj è più che concisa: "Semplice. Abbiamo accanto a noi, intendo dire tra le nostre risorse psichiche, la figura archetipica del Briccone (tratteremo del Briccone nei prossimi articoli). Come Ghilgsamesh nell’omonima saga sumerica ha sconfitto il totemico mostro Husaba grazie all’aiuto dell’amico Enkiddu, l’uomo selvaggio e briccone matricolato, così noi avremo la meglio sulle paure ancestrali che reprimono la nostra vera personalità".

 

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Il problema dell'emancipazione cristiana dei ministeri

Antonio De Angelis, un sacerdote sposato di Poggio di Sanremo (Imola), ha denunciato, con una lettera all’Espresso del 2 Febbraio 2006, il reclutamento di minori nella Chiesa, sopratutto nelle parti più povere del mondo, per cercare di superare la crisi delle vocazioni.

Un problema da denunciare "perché è proprio nei seminari e in età precoce che viene instillata un’educazione distorta sull’affettività e la sessualità". 

Al De Angelis, entrato in seminario a 10 anni dicevano che "la donna era la tentazione del demonio e che era peccato grave baciarsi tra uomini e donne, ma non tra uomini".  L’ex parroco ha scritto   anche di aver subito un tentativo di abuso da parte del rettore del suo seminario.

La gerarchia della Chiesa è rimasta sorda agli appelli di cambiamento delle varie organizzazioni, nazionali e internazionali, che rappresentano nel mondo 120 mila sacerdoti sposati.

Per chi è interessato a questi temi, Stefania Rossini consiglia la lettura di un denso libro di denuncia dal titolo "L’amore ordinato" scritto da Giancarla Codrignani, ex parlamentare della sinistra indipendente, presidente della Loc (Lega degli obiettori di coscienza al servizio militare),  saggista, impegnata nei movimenti di liberazione, di solidarietà e per la pace. Con la forza dello sguardo laico nel discutere il grande tema ecclesiale del celibato ecclesiale, il libro "rimanda con misura a storie d’amore vietate eppure frequentissime di religiosi che scoprono la sessualità con una donna". L’autrice ha la "delicatezza di raccontare anche l’altra faccia della vicenda: l’ingiusto smarrimento di donne innamorate, spesso abbandonate per viltà, qualche volta sposate con coraggio, ma comunque considerate peccatrici per aver portato via un uomo a Dio".

San Paolo prescriveva per le donne silenzio e velo in testa… Ma oggi, anche se possiamo vedere giovani ragazze leggere, accanto all’altare, i brani liturgici, senza alcun velo, e papa Wojtyla abbia parlato del "genio femminile",  permangono ancora ritardi che si seguitano a lamentare.   Più in là non si è andato. Niente "ordini sacri, e che la donna stesse al posto suo che, nonostante tutto, restava ancora di soggezione all’imperante patriarcato di una chiesa tuttora maschilista. E, finché vige la norma del celibato ecclesiastico e il quasi dogma dell’esclusione femminile dall’ordinazione sacerdotale – due fatti diversi ma pur tra loro correlati – la chiesa non può essere diversa. Perciò il superamento di questi due scogli va molto al di là di una rivendicazione femminile e di una liberalizzazione maschile – entrambi pur sacrosanti e necessari – per giungere alla configurazione di una chiesa altra e diversa, meno legata a condizionamenti storici e più fedele alle origini" (Adriana Zarri).

L’agenzia Adista (cf. 33237 – ADISTA) ha curato una scheda del libro. L’articolo pone precise domande a partire dal testo:

«Che ne è, oggi, dell’"amore ordinato", e cioè quello che un prete (o un religioso) costruisce con una donna, stabilendo con lei una piena relazione affettiva? Che ne è di questo amore, spesso "indicibile", vissuto nell’angoscia, nella sofferenza e anche nella paura? E che ne è della donna, laica o religiosa, implicata in un cammino che poi, magari, lui, non vuole più compiere? E perché la Chiesa cattolica latina, a livello gerarchico, insiste tuttavia nel mantenere di fatto indissolubile celibato e sacerdozio (con la eccezione dei pastori anglicani che si fanno cattolici, e poi preti, pur essendo sposati)? Domande vere su problemi veri, anche se solitamente sottaciuti, quelli che si pone Giancarla Codrignani ne L’amore ordinato…».
L’Autrice  «lascia sullo sfondo la cronaca, che ogni tanto, con toni scandalistici, arriva sulle prime pagine dei giornali, informandoci magari che "Don Tizio, innamorato, è fuggito con una sua parrocchiana".

Essa, invece, accenna solo, con flash, ad alcune storie concrete, ma per arrivare subito alle domande di fondo: perché la legge del celibato sacerdotale, e perché – in stretta connessione – l’esclusione della donna dall’altare?

"Se Gesù fosse stato femmina – scrive la Codrignani – nessuno avrebbe inteso come segno di potere l’agire in persona Christi [così, dice la teologia cattolica, agisce il prete quando celebra i sacramenti, ndr] o avrebbe pensato di fare del sacerdozio il sacramento che sovrintende, di fatto, all’esistenza di tutti gli altri.

Da molti decenni, almeno dopo il Concilio Vaticano II e l’accoglimento dei metodi democratici, neppure molti uomini e molti preti apprezzano i segni del potere nel cuore della religione. Anche se – escludendo i pochi che contestano la conformità del principio sessista con l’interpretazione della Scrittura – il privilegio del "dir messa", appare violentemente simbolico e piace agli uomini, prigionieri del proprio ego. Il problema sostanziale, dunque, per un’emancipazione cristiana dei ministeri, si riduce al fatto che la presidenza dell’eucaristia sia vietata al genere che per primo vide la manifestazione del Risorto e da lui riceve il mandato dell’annuncio; annuncio non creduto dai discepoli (proprio perché riferito da donne?), ma che segna indiscutibilmente una precedenza. Come mai chi, in persona Christi, distribuisce il Suo corpo e il Suo sangue, isola l’incarnazione nella metafisica della transustanziazione, vive il disgusto o la paura della propria carne e dell’altrui corpo, superandone il fastidio solo se si tratta di malati o di morti e accetta di usare il sacramento come privilegio di genere?".

Un sacerdozio reso casta, e un celibato imposto per legge ai preti latini – aggiunge la Codrignani – pone problemi teologici e pastorali che invano le istituzioni ecclesiastiche cercano di tacitare; e una riflessione approfondita su che cosa significhi amare Dio nell’esperienza dell’amore umano, conclude l’Autrice, metterebbe in luce come le normative vigenti, e l’impianto ideologico che le sostiene, siano carenti di motivazioni credibili».

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gli sposi sono i protagonisti di una missione di amore nel mondo e nella chiesa: escluse le famiglie dei sacerdoti sposati!

 Il 14 febbraio 2006, nel giorno della festa di San Valentino, patrono degli innamorati,  a Terni è stato presentato  il nuovo Sussidio pastorale elaborato dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI), dal titolo “Celebrare il mistero grande dell’amore”.
Si tratta di un “vademecum”, preparato dall’Ufficio liturgico nazionale, dall’Ufficio catechistico nazionale, dall’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia, dal Servizio nazionale per la pastorale giovanile, al fine di valorizzare gli sposi ed il matrimonio inteso come progetto d’amore, che non è solo destinatario del messaggio cristiano bensì realizzazione del progetto di salvezza e protagonista della missione.
Secondo il Sussidio della CEI “le dinamiche che a livello antropologico conducono l’uomo e la donna a formare una coppia e a costruire un progetto di vita familiare sono la trama profonda attraverso cui Dio tesse l’alleanza sponsale con l’umanità”.
Facendo riferimento alla prima Enciclica di Benedetto XVI, “Deus Caritas Est” i Vescovi italiani ribadiscono che “il matrimonio basato su un amore esclusivo e definitivo diventa l’icona del rapporto di Dio con il suo popolo e viceversa: il modo di amare di Dio diventa la misura dell’amore umano” (fonte zenit.org ZI06021511).
L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati ha commentato la pubblicazione del sussidio della Conferenza Episcopale Italiana con una dichiarazione del fondatore, don Giuseppe Serrone, che ha affermato: "La Cei dal punto di vista teologico-pastorale ha elaborato un profondissimo principio sul matrimonio come progetto d’amore realizzazione del progetto di salvezza di Dio e protagonista della missione, ma è ancora lontana dal difendere il valore del sacramento matrimoniale per tutti i fedeli, ad esempio i sacerdoti  sposati, che hanno regolarizzato la loro posizione con il matrimonio religioso, vengono ancora esclusi, da quasi tutti gli Ordinari del luogo italiani (Vescovi membri della Cei!) da tanti ministeri e in molti casi, come il mio (sono stato già due volte sospeso dalle supplenze di religione in due scuole della diocesi di Viterbo e di Palermo) sono ancora discriminati nella ricerca di un inserimento nelle comunità cristiane e nel mondo del lavoro.

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Lettera alla redazione

Cari amici,
vi giunga il mio più convinto sostegno alla causa dei preti sposati che con tanta tenacia e dedizione portate avanti: il Regno di Dio annunciato da Gesù è per tutti, sposati e celibi che siano!
Mi permetto farvi un’osservazione che non è solo terminologica: l’uso dei termini "sacerdote" e "sacerdotale" nel linguaggio cristiano è assolutamente improprio, perchè i ministri sono "presbiteri" o più comunemente detti "preti", perchè, come insegna il Concilio Vaticano II, tutti i credenti sono sacerdoti e sono un popolo sacerdotale.
Consiglio quindi vivamente di correggere tutte le dizioni sul sito con i termini "sacerdote" e "sacerdotale" in "prete" e "presbiterale"; così facendo contribuiamo a formare le coscienze dei laici cristiani ad una più matura visione di fede ed a allontanarli da ogni forma di vieto clericalismo.
Auguri di ogni bene nel Signore a voi ed a tutte le vostre famiglie!
 
(lettera firmata)
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Sui casi di pedofilia e di stupro: "attenzione al crimine dei religiosi"

Padre Fedele/ Giuseppe Serrone (Ass. sacerdoti lavoratori sposati) ad Affari: "Attenzione al crimine dei religiosi"

"La differenza tra sesso e violenza sessuale dovrebbe essere ovvia per chiunque", e padre Fedele "è accusato del più odioso dei reati". La violenza accade perché "i voti rappresentano un’imposizione non giustificata dalle Scritture, e figlia della sessuofobia vaticana. La cultura del divieto". Non ha mezzi termini, Giuseppe Serrone, nel commentare la vicenda di Padre Fedele Bisceglia, il monaco accusato di aver violentato una suora.

Presidente dell’Associazione Sacerdoti lavoratori sposati, Serrone è un sacerdote sposato che guarda con attenzione a questo scandalo. E mette in guardia contro il "crimine dei religiosi". Cifre alla mano,  parla dell’Africa e del rapporto del clero con le donne: "Membri del clero cattolico hanno sfruttato e sfruttano la loro posizione finanziaria e spirituale per ottenere prestazioni sessuali da parte delle suore, spesso portate dal loro condizionamento culturale ad obbedire all’ecclesiastico". Perché proprio le suore? "Perché in una situazione di diffusione a macchia d’olio dell’Aids, specialmente in Africa, esse rappresentano un gruppo "safe", sicuro, non a rischio. E sono molto più condizionabili, anche tramite false argomentazioni teologiche". Questo, e molto altro, per rappresentare l’ira dei sacerdoti sposati.

Ecco l’intervista
 

Che cosa suscita in lei la vicenda di Padre Fedele?
"Dagli atti e dalle intercettazioni sono emersi reati che vanno oltre la violenza sessuale. Si dovrebbe indagare anche in questo senso. La differenza tra sesso e violenza sessuale dovrebbe essere ovvia per chiunque, e spero che lo sarà anche per i giudici che dovranno processare il frate di Cosenza accusato di stupro, che è il più odioso dei reati. Tuttla la vicenda pone una serie di interrogativi.  Il mondo dei religiosi  è costellato da una serie di episodi inquietanti: dalla pedofilia alla pedopornografia telematica. 
Sarebbero almeno 34mila su un totale di circa 85mila le suore vittime di abusi sessuali negli Stati Uniti, una cifra pari circa al 40%. Lo rivela un sondaggio del 1996 rimasto per molti anni  sconosciuto, finanziato in parte da alcune congregazioni religiose ed effettuato da un gruppo di ricercatori della Saint Louis University, al quale hanno risposto 1.164 suore. I risultati del sondaggio, apparsi in forma sintetica sul numero di maggio-giugno 1998 della Review for Religious, edita dalla Saint Louis University, erano stati pubblicati in forma completa nel dicembre dello stesso anno nella Review of Religious Research, rivista accademica della Religious Research Association; all’epoca i promotori del sondaggio avevano scelto di non divulgarne eccessivamente i risultati, per non dare alla questione un profilo sensazionalistico. La decisione derivò anche dalla pressione in tal senso esercitata dalla Leadership Conference of Women Religious (una delle Conferenza delle superiore generali Usa), che non volle, al tempo, alcun comunicato stampa per non richiamare troppa attenzione sul sondaggio e, nella sostanza, lasciò cadere la questione non intraprendendo alcuna azione concreta".

Quali risultati ha dato lo studio?
"Lo studio è il risultato delle risposte ad un questionario di 15 pagine compilato da suore, la cui età media è di 62 anni (dei quali 42 passati nella vita religiosa), in rappresentanza di 123 congregazioni religiose di tutti gli Stati Uniti. Tra i dati più impressionanti, è stato rilevato il fatto che una suora su cinque ha ammesso di avere subìto un abuso sessuale da bambina, nel 9% dei casi da parte di un prete o di una suora; una suora su otto si considera vittima di sfruttamento sessuale (nel 75% dei casi da parte di un prete o di una religiosa), laddove per sfruttamento si intende pressione psicologica ai fini di incontri, richieste di favori sessuali o rapporti sessuali; poco meno del 10% delle suore ha affermato di avere subito molestie o abusi sessuali almeno una volta nel corso della propria vita religiosa (la metà di questeda un prete o da una suora). Il sondaggio rileva che queste cifre sono in linea con altri studi sugli abusi sessuali subiti dalle donne in generale (il 20-27% delle donne è stata vittima di abusi da bambina). La Conferenza episcopale statunitense si è detta all’oscuro del sondaggio, ma per Ann Wolf, una delle ricercatrici, è di vitale importanza che la Chiesa ammetta la portata del caso: "I vescovi sembrano guardare solo al problema dell’abuso sessuale sui minori – ha detto – ma è il problema è ben più ampio. Le religiose cattoliche subiscono violenza, nel loro ministero, al lavoro, nella consulenza pastorale". Non è nuovo, nell’informazione internazionale, il tema dell’abuso sulle suore. Nel 2001 il problema esplose grazie alla pubblicazione sul "National Catholic Reporter" di quattro documenti che denunciavano l’abuso sessuale di suore africane (v. Adista n. 24/01)".

Che servizio renderebbe, se provato, un comportamento simile alla causa dei preti sposati? 
"A tanti “sacerdoti sposati” che vivono nella marginalità,  la chiesa ufficiale non consente di conciliare una testimonianza di fede “a tempo pieno” con gli affetti familiari.  La mentalità sessuofobica, alla base di simili precetti, influenza, più in generale, il comportamento di ciascuno di noi, suscitando sensi di colpa o incentivando il gusto della trasgressione. La cultura del divieto e della proibizione non stimola un’etica personale e pubblica della responsabilità. Spesso si tratta di norme che non trovano fondamento nella Bibbia, come nel caso del voto di castità dei religiosi;  per altre questioni, i testi sacri lasciano spazio a diverse, possibili letture. Per non dire del ruolo delle donne nella chiesa e della democrazia al suo interno. L’obbligo del celibato (non il celibato!) è incompatibile con la maturità affettiva, così come lo è il dongiovanismo coatto.Fatti come quello di Padre Bisceglia, se provati, dovrebbero indurci a superare la dicotomia di una chiesa conservatrice ai vertici e aperta alla base, ad assumerci la responsabilità di ciò che pensiamo e facciamo e a continuare nel tentativo  di una riforma del cattolicesimo".

In che senso?
"Le forme rigide di tutte le dottrine morali favoriscono la patologia, perché rendono difficili le esperienze, e attraverso queste la possibilità di vivere emozioni ed imprevisti. Gli aspetti rigidi delle dottrine creano sensi di colpa, rallentano e riducono la costruzione di uno stile di vita elastico, duttile e adattabile".

Abolire i voti per i religiosi potrebbe mettere al riparo da comportamenti poco ortodossi come quelli di cui è accusato padre Fedele? 
"Secondo l’ultima edizione dell’ “Annuario Pontificio”, curato dall’Ufficio Centrale di Statistica della Santa Sede, nel mondo ci sono 137.409 sacerdoti religiosi, 54.620 religiosi non sacerdoti, mentre le religiose sono 776.269. Il Concilio Vaticano II, “ha sottolineato come l’imitazione di Cristo nella castità, nella povertà e nell’obbedienza sia tutta orientata al conseguimento della perfetta carità”. Le suore e altre donne che ora si presentano a parlare dell’abuso che hanno subito stanno contribuendo a cambiare la cultura con il loro dolore e il loro coraggio. L’inesperienza, aggravata da atteggiamenti socio-culturali, spesso priva molte di queste suore degli strumenti che servono loro per descrivere i fatti. È sorprendente che così tante, ora, diano voce alle loro esperienze. Grazie all’iniziativa di queste suore, tutto il popolo di Dio può raggiungere una comprensione più matura e responsabile di se stesso e della sua Chiesa. C’è qualcosa di profetico in questa tragedia, perché sono i "senza voce" ad aver dato il via a questo processo di maturazione. Per tutto questo, a prescindere dalla loro sofferenza, abbiamo con loro un grande debito di rispetto e di gratitudine. Prego che le loro richieste di aiuto e comprensione non restino inascoltate, ma ricevano una risposta ugualmente coraggiosa e profetica".

Quindi?
"Citando  don Franco Barbero:  «Mi sembra, però, che la gerarchia cattolica, come struttura, sia in larga misura al servizio dell’oppressione delle coscienze. Essa oggi è una delle strutture del dominio patriarcale, legata mani e piedi ai poteri reazionari e impegnata in prima fila contro la crescita dei diritti nella società civile. Dal mio punto di vista, la chiesa è un altro pianeta rispetto alle gerarchie che nulla hanno in comune con il Vangelo o  la legge di Dio.
Il mestiere della gerarchia è rendere le persone sottomesse. Gesù è stato, invece, un maestro di tenerezza, di felicità e di responsabilità. Si può "essere chiesa" senza obbedire alle gerarchie. Anzi, spesso è proprio la fedeltà al Vangelo che ci spinge a disobbedire alle gerarchie. O meglio, a non riconoscerle come autorità morali!
Una chiesa che prenda sul serio il Vangelo, che divorzi dai banchieri e dalle dittature militari e psicologiche… Sarebbe già un buon inizio… Insomma, una chiesa amica delle donne e degli uomini, una chiesa che vive per l’amore e la giustizia… Una "chiesa gerarchica" che scende dai troni e vive sulla strada»".

Che atteggiamento deve assumere la Chiesa nei confronti della sessualità?
"La struttura del Vaticano è una struttura monosessuale. Al suo interno cioè, gerarchia e base sono composti esclusivamente da uomini. Le donne, nella fattispecie le suore, sono relegate a ruoli che comunque non hanno possibilità di accedere ai luoghi decisionali. Questa struttura monosessuale è stata diverse volte considerata come una struttura che spesso e volentieri, reprimendo, a causa dell’obiettivo del celibato, i naturali istinti sessuali, si trova soggetta a fenomeni di «frustrazione» e conseguenti esplosioni violente che, come si è visto nei recenti casi di pedofilia nel clero americano, assumono vere e proprie caratteristiche patologiche. Soprattutto perché la rinuncia volontaria al sesso, che è alla base appunto del raggiungimento cattolico della santità, assume nella dottrina professata tratti di «sessuofobia» intransigente che, invece di accogliere e cercare di indirizzare i diversi istinti sessuali presenti in tutti gli esseri umani, li nega; demonizzandoli.
I precetti della Chiesa cattolica che riguardano la sessualità sono numerosissimi, e dettano prescrizioni su praticamente ogni aspetto della vita sessuale: dalla masturbazione ai contraccettivi, dal sesso prematrimoniale alle relazioni omosessuali. I dogmi della Chiesa su queste questioni sono dettati dalla proibizione di ogni relazione sessuale che non avvenga all’interno del matrimonio e che non sia destinata alla procreazione, e dall’esaltazione della castità come strumento per avvicinarsi a Dio.
Condivido le tesi di Richard Sipe, autore del libro «Sesso, preti e potere: anatomia di una crisi», pubblicato da Brunner/Mazel Publisher nel 1995, il sesso, da parecchi secoli, rappresenta un problema per la Chiesa Cattolica per diverse ragioni. Prima di tutto a causa della sua dottrina che recita: «Ogni pensiero, parola, desiderio o azione sessuale al di fuori del matrimonio è peccato mortale. Ogni atto sessuale al di fuori del matrimonio che non sia finalizzato alla procreazione è peccato mortale». Poi a causa dell’obiettivo del raggiungimento del celibato da parte dei preti; celibato che punta alla santità e per la quale è necessario distaccarsi completamente dalle "’tentazioni"’ materiali, attività sessuale in primis.  Ma il problema del sesso all’interno della Chiesa Cattolica, che vede, secondo Sipe, un netto contrasto fra i vertici vaticani romani che tentano di imporre tali insegnamenti e i comportamenti contraddittori messi in pratica non solo dai credenti ma anche dai mebri del clero, è legato al ruolo della donna e al sistema di potere maschile. Il sistema del celibato/sessuale maschile all’interno della Chiesa romana infatti, come lo chiama Sipe, è espressione di un potere che non ha nulla a che vedere con i reali insegnamenti del Vangelo; è un potere iniziato a consolidarsi con i primi Concilii (quello di Elvira, ad esempio, del 309 d.C.) e affermatosi, fra il quarto e quinto secolo, con la definizione di Agostino di peccato originale, consolidatosi nel Medio-evo, e solidificatosi nel 16° secolo; un potere che vuole la donna solo ed esclusivamente come madre, vergine o martire.
Sipe afferma che in realtà i racconti di relazioni amorose di donne con preti sono numerose, il loro aiuto fondamentale, non solo spirituale, nel difficile cammino della scalata ecclesiastica; un aiuto sempre negato, invece, a livelli ufficiali perché per mantenere il suo potere il sistema del celibato maschile ha bisogno di denigrare la donna, e relegarla al ruolo di madre o vergine, appunto. «Un cattolico può essere membro del Ku Klux Klan e non soggetto a scomunica – scrive Sipe nel suo libro – ma a chiunque possono essere negati i sacramenti se porta una donna ad abortire».
Sipe cita il filosofo austriaco Otto Weininger, cita i suoi scritti sulla donna che, a suo parere, seppur rigettati oggigiorno a livello conscio, nella loro essenza e logica sono ancora presenti all’interno del sistema di potere del celibato maschile romano. «Per quanto degradato possa essere un uomo – scrive Otto Weininger nei primi del ‘900 – egli è incommensurabilmente superiore alla migliore delle donne, al punto che una comparazione o una classificazione dei due è impossibile; e tuttavia nessuno ha il diritto di degradarla o diffamarla, per quanto inferiore la si possa considerare. La donna è ontologicamente inaffidabile, ciò la rende così passiva, impressionabile, carente di indirizzo e bisognosa di un uomo come guida, visto che, tra l’altro, dall’uomo le deriva come un dono quello standard di moralità di cui è priva. Persino il suo misticismo è pura superstizione; nella religione così come in altri campi della vita, non ha mai fatto nulla di alcuna importanza».
La questione del celibato dei preti, oltre ai complessi aspetti psicologici e teologici che comporta, solleva spinosi problemi anche sul piano storico. Gli studiosi, nell’indicare la data in cui tale norma divenne obbligatoria in tutta la Chiesa latina, oscillano addirittura tra il IV e il XII secolo (Concilio Lateranense II, 1139). Sicuramente, per secoli si ammisero al sacerdozio viri probati, cioè uomini sposati di provata virtù, cui, dopo l’ordinazione, si richiedeva la continenza. Un punto fermo rimane il Concilio di Elvira, celebrato dalla Chiesa spagnola all’inizio del IV secolo, in cui si stabilì che «tutti i chierici devono astenersi dalle loro mogli e non avere figli». Questo è il primo documento scritto che imponga tale obbligo. Secondo l’enciclica Ad catholici sacerdotii di Pio XI (1935), tuttavia, la decisione presa a Elvira «evidentemente suppone una prassi più antica»".

Lei allora come la pensa?
"Condivido le idee di Frei Betto, scrittore e teologo brasiliano: «Seminaristi e sacerdoti sono, come tutti gli esseri umani, etero e omosessuali. Come sperare che assumano il celibato come dono di Dio se non trovano nelle loro comunità spazi di libertà per conversare, senza sensi di colpa o scrupoli, sulla masturbazione, l’attrazione, il coinvolgimento affettivo, le devianze sessuali? Cos’ha di pedagogico considerare il matrimonio uno stato di peccato consentito, come dice sant’Agostino, o esaltare come esempio il costume di san Luigi Gonzaga di non guardare nemmeno sua madre? Non credo che il santo gesuita fosse tanto malato. .. Il sesso è come la politica: quanto meno se ne parla tanto più bestiale diventa. La Chiesa cattolica ha l’obbligo di punire severamente i casi comprovati di pedofilia, senza tentare di nascondere le schifezze sotto il tappeto. Ma se vuole evitarli, deve riaprire il dibattito sul celibato obbligatorio, il reinserimento ministeriale dei preti sposati, il sacerdozio delle donne. Curare meglio la formazione dei futuri sacerdoti è educarli a preferire la preghiera alla chitarra, i libri di teologia alle telenovele, l’opzione per i poveri allo status clericale come trampolino per il potere»".

Se le accuse contro padre Fedele si rivelassero fondate, lei – da prete – assolverebbe o condannerebbe? 
"Lo stupro è un crimine, tanto più se agito da preti. Ma la «tolleranza zero» non servirà, se non si interviene sulla «pastorale del disprezzo» per il corpo e la sessualità, che include il celibato dei sacerdoti. Una teologia sacrificale che disumanizza, che innaturalmente separa il sacro dall’umano.

“L’anello del peccato e del perdono incatena alla dipendenza dal potere di sciogliere e di legare della Chiesa. Chi si trova nelle sue maglie è portato a sentirsi come un bambino bisognoso della mamma, la Chiesa appunto, per sopravvivere in senso etico, esistenziale e morale. La confessione rigidamente individuale ora ribadita da un nuovo documento pontificio può essere vista proprio come la saldatura di una tale dipendenza infantile. Il perdono, di cui tutti abbiamo bisogno, è sottratto alla rete delle relazioni e posto sotto il dominio e il ricatto di un potere sacro, come avviene per la sessualità, l’amore e la vita. è contro la «pedofilia strutturale» della Chiesa che dovreste rivolgere la «tolleranza zero», contro la sacralizzazione del vostro potere, contro la vostra teologia e pastorale del disprezzo. E liberate gli uomini e le donne dai pesi insopportabili che il potere ecclesiastico ha caricato da secoli sulle loro spalle, già tanto gravate dalla fatica del vivere, pesi che nemmeno voi riuscite a portare. Forse non sparirà la pedofilia ma certo verrà colpita a fondo, e non solo quella dei preti. Se si dovesse parlare di tolleranza zero bisognerebbe rivolgerla a questa teologia e pratica che non esiterei a definire «pedofilia strutturale»” (E. Mazzi).

L’Arcivescovo di Cosenza, Mons. Nunnari, ha dichiarato di affidarsi all’azione dei giudici e dichiarato che “tutti siamo potenziali peccatori e abbiamo delle debolezze”. In astratto, lei considera lo stupro di una monaca ‘debolezza’? 
"Non la considero debolezza. Abusi sessuali, stupri, sfruttamento, plagio: atti che hanno portato in molti casi a gravidanze e aborti. I responsabili: preti e vescovi. Le vittime: suore. Il luogo: Africa (ma non solo). La diffusione: altissima. Sono queste le coordinate allarmanti di una piaga che è venuta alla luce grazie alla pubblicazione, da parte del settimanale statunitense National Catholic Reporter, di quattro documenti strettamente confidenziali elaborati da religiosi impegnati nella consulenza alle suore e nella prevenzione dell’Aids, documenti che sono disponibili dal 9 marzo scorso nel sito Internet dello stesso National Catholic Reporter. Da questi rapporti, stilati tra il 1994 e il 1998, viene alla luce una situazione che, benché non ignota, manifesta proporzioni molto più estese e gravi di quanto non si supponesse. Membri del clero cattolico, questo in sintesi il contenuto, hanno sfruttato e sfruttano la loro posizione finanziaria e spirituale per ottenere prestazioni sessuali da parte delle suore, spesso portate dal loro condizionamento culturale ad obbedire all’ecclesiastico. Perché proprio le suore? Perché in una situazione di diffusione a macchia d’olio dell’Aids, specialmente in Africa, esse rappresentano un gruppo "safe", sicuro, non a rischio. E sono molto più condizionabili, anche tramite false argomentazioni teologiche. Anson Shupe, sociologo dell’Indiana-Purdue University, e dai suoi ollaboratori. Shupe, un noto esperto di nuovi movimenti religiosi, sostiene da anni che la "criminalità in colletti bianchi" è oggi affiancata, per una serie complessa di ragioni, da una "criminalità clericale", diffusa presso ministri di tutte le confessioni che comprende anche — se non soprattutto — reati economici e finanziari. In tema di abusi sessuali Shupe sostiene — ancora in uno studio inedito presentato al convegno di San Francisco — che questi sono più diffusi fra il clero cattolico che altrove, anche se le cifre correnti sono certamente esagerate. Il sociologo dell’Indiana peraltro non è convinto che il celibato o la tolleranza dell’omosessualità spieghino il fenomeno: infatti alcune denominazioni al cui clero non viene richiesto il celibato — episcopaliani, avventisti — o che attaccano in modo militante le campagne per i diritti degli omosessuali — mormoni — avrebbero percentuali di rischio simili alla Chiesa cattolica. Il problema, ritiene Shupe, è che la Chiesa cattolica — come la Chiesa mormone o quella episcopaliana — è una struttura piramidale, gerarchica, con un sistema che tende naturalmente, a prescindere dalle buone intenzioni individuali, a proteggere una figura religiosa quando è attaccata dall’esterno".

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Não sabemos o que é igreja

Não sabemos o que é igreja

Igreja não é templo, não é sinagoga, não é mesquita. Não é o santuário onde os fiéis se reúnem para cultuar a Deus. Igreja é gente, e não lugar. É a assembléia de pecadores perdoados; de incrédulos que se tornam crentes; de pessoas espiritualmente mortas que são espiritualmente ressuscitadas; de apáticos que passam a ter sede do Deus vivo; de soberbos que se fazem humildes; de desgarrados que voltam ao aprisco.

Igreja é mistura de raças diferentes, distâncias diferentes, línguas diferentes, cores diferentes, nacionalidades diferentes, culturas diferentes, níveis diferentes, temperamentos diferentes. A única coisa não diferente na Igreja é a fé em Jesus Cristo.

A Igreja não é igreja ocidental nem igreja oriental. Não é Igreja Católica Romana nem igreja protestante. Não é igreja tradicional nem igreja pentecostal. Não é igreja liberal nem igreja conservadora. Não é igreja fundamentalista nem igreja evangelical. A Igreja não é Igreja Adventista, Igreja Anglicana, Igreja Assembléia de Deus, Igreja Batista, Igreja Congregacional, Igreja Deus é Amor, Igreja Episcopal, Igreja Holiness, Igreja Luterana, Igreja Maranata, Igreja Menonita, Igreja Metodista, Igreja Morávia, Igreja Nazarena, Igreja Presbiteriana, Igreja Quadrangular, Igreja Reformada, Igreja Renascer em Cristo nem igrejas sem nome.

A Igreja é católica (universal), mas não é romana. É universal (católica) mas não é a Universal do Reino de Deus. É de Jesus Cristo, mas não dos Santos dos Últimos Dias. Porque é universal, não é igreja armênia, igreja búlgara, igreja copta, igreja etíope, igreja grega, igreja russa nem igreja sérvia. Porque é de Jesus Cristo, não é de Simão Pedro, não é de Miguel Cerulário, não é de Martinho Lutero, não é de Simão Kimbangu, não é de Sun Myung Moon, não é de João Paulo II.

Em todo o mundo e em toda a história, a única pessoa que pode chamar de minha a Igreja é o Senhor Jesus Cristo. Ele declarou a Cefas: "Tu és Pedro, e sobre esta pedra edificarei a minha igreja" (Mt 16.18).

Não há nada mais inescrutável e fantástico do que a Igreja de Jesus Cristo. Ela é o mais antigo, o mais universal, o mais antidiscriminatório, o mais inexpugnável e o mais misterioso de todos os agrupamentos. Dela fazem parte os que ainda vivem (igreja militante) e os que já se foram (igreja triunfante). Seus membros estão entrelaçados, mesmo que, por enquanto, não se conheçam plenamente. Todos igualmente são "concidadãos dos santos" (Ef 2.19), "co-herdeiros com Cristo" (Ef 3.6; Rm 8.17) e "co-participantes das promessas" (Ef 3.6). Eles são nada menos e nada mais do que a Família de Deus (Ef 2.19; 3.15). Ali, ninguém é corpo estranho, ninguém é estrangeiro, ninguém é de fora. É por isso que, na consumação do século, "eles serão povos de Deus e Deus mesmo estará com eles" (Ap 21.3).

A Igreja de Jesus, também chamada Igreja de Deus (1 Co 1.2; 10.22; 11.22; 15.9; 1 Tm 3.5 e 15), Rebanho de Deus (1 Pe 5.2), Corpo de Cristo (1 Co 12.27) e Noiva de Cristo (Ap 21.2), tem como Esposo (Ap 21.9), Cabeça (Cl 1.18) e Pastor (Hb 13.20) o próprio Jesus.

A tradicional diferença entre igreja visível e igreja invisível não significa a existência de duas igrejas. A Igreja é uma só (Ef 4.4). A igreja invisível é aquela que reúne o número total de redimidos, incluindo os mortos, os vivos e os que ainda hão de nascer e se converter. Eventualmente pode incluir pecadores arrependidos que nunca freqüentaram um templo cristão nem foram batizados. Somente Deus sabe quantos e quais são: "O Senhor conhece os que lhe pertencem" (2 Tm 2.19). A igreja visível é aquela que reúne não só os redimidos, mas também os não redimidos, muito embora passem pelo batismo cristão, se declarem cristãos e possam galgar posições de liderança. É a igreja composta de trigo e joio, de verdadeiros crentes e de pseudocrentes. Dentro da igreja visível está a igreja invisível, mas dentro da igreja invisível nunca está toda a igreja visível. A Igreja de Jesus é uma só, porém é conhecida imperfeitamente na terra e perfeitamente no céu.

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