Crea sito

«Abbiamo sfidato la Santa Sede»

Regina Nicolosi, vice presidente del women’s Ordination conference spiega le ragioni delle donne che sfidano il Vaticano prendendo i voti

In cerca di un sì che non arriva. Donne che fanno scandalo, che sfidano il Vaticano. Si ordinano prete, ma dicono che il Papa (questo stesso Papa che ha rimarcato che solo Cristo è al centro della comunità) è solo una parte della Chiesa romana. Per i cattolici e non solo per quelli, l’argomento "donna prete" è ancora un brutto scherzo, una cacofonia che deve essere evitata. Ma loro insistono come figlie che si ribellano cercando uno spiraglio nel no di una figura paterna considerata troppo rigida.
Lo scorso 25 luglio la cerimonia è avvenuta a bordo di un battello, sulle acque del fiume San Lorenzo e nove donne sono state ordinate preti e diaconi. È la prima volta che accade nell’America del Nord. La cerimonia è stata un vero e proprio schiaffo per il Vaticano: il gruppo cattolico americano Women’s Ordination Conference è stato scomunicato due anni fa, in seguito ad una analoga cerimonia, dalla "Congregazione per la dottrina della fede", all’epoca guidata dal cardinale Joseph Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI.
Quel giorno su quella nave Regina era insieme all’unica donna canadese del gruppo, che quel giorno è diventata un sacerdote, Michele Birch-Conery.
La Domenica precedente aveva avuto luogo alla Carlton University di Ottawa la Women’s Ordination Worldwide, una conferenza a cui hanno preso parte più di 500 donne provenienti da 23 Paesi. «La nostra può essere definita disubbidienza ecclesiale», aveva precisato Andrea Johnson, una delle coordinatrici dell’associazione Roman Catholic Womenpriests.
Si considerano cattoliche anche se sono state scomunicate. Regina Nicolosi è una delle nove donne che sono state ordinate. Adesso Regina chiama sè stessa diacono, mentre per il Vaticano le donne che hanno abusato di questo sacramento non potrebbero neanche partecipare alla vita della comunità cattolica. Punti di vista. Intanto la battaglia continua e le crociere sui fiumi europei e americani durante le quali alcune donne si dichiarano prete e scendono a terra già scomunicate, si moltiplicano.
«Vengo da una una famiglia cattolica in Germania. Amo la mia Chiesa. Credo, che il Papa ed il Vaticano siano soltanto una piccola parte della Chiesa cattolica. Noi siamo la Chiesa. Non sono stata ancora scomunicata e se accadrà avverà in nome di una legge ingiusta. Dio ha generato gli uomini e le donne uguali nella sua immagine», ha detto decisa Regina Nicolosi, che è anche il vice presidente del Women’s Ordination Conference.
Madre e moglie 63enne, Regina ha una famiglia che appoggia le sue scelte. «Sono grata a Dio che ha permesso che seguissi la mia chiamata. Molta gente, particolarmente donne cattoliche, mi sono state di appoggio. Sono fermamente convinta che lo Spirito Santo cambierà prima o poi l’atteggiamento del Vaticano e che molto presto il sacerdozio femminile sarà accettato da tutti. La Chiesa ha bisogno di rinnovamento, di nuova linfa vitale».
La storia di Regina è lunga, fatta di scelte non sempre popolari e di rifiuti ai quali si è abituata presto: «Desideravo essere un prete già da quando ero una ragazzina. Ma poi ho dovuto rinunciare alla mia vocazione perchè non avevo modelli ai quali ispirarmi. Nel 1978 mio marito è diventato diacono ed io ho partecipato a tutta la sua formazione, ma i voti mi erano sempre esclusi per via di questa ingiusta legge che non permette alle donne di essere ordinate. Ho studiato la teologia ed ho lavorato in un riformatorio per molto tempo».
Fino a quando Regina fa un incontro decisivo. Aveva letto sul giornale che 7 donne erano state ordinate preti sul Danubio nel 2002. «Ho incontrato poco dopo i vescovi Gisela Forster e Patricia Fresen a Monaco di Baviera nell’ottobre scorso e sono stata ammessa nel programma che permetteva alle donne di prendere i voti. «Oggi sono un diacono – continua Regina – e sto ottenendo quello che volevo. La strada è lunga ma in un futuro non lontano sarò ordinata sacerdote».
Il giorno che Regina Nicolosi attende sarà una mattina del prossimo giugno, quando riceverà i voti da una donna che, come lei, sfida una Chiesa «ancora troppo maschile».

Data pubblicazione: 2005-08-09
http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=42514

2 Risposte a “«Abbiamo sfidato la Santa Sede»”

  1. Cara Voce dall’aldilà,

    di solito non rispondo a chi non ha il coraggio di scrivere presentando le sue generalità e si nasconde dietro l’anonimato di una pagina web.

    La sua richiesta di “ortodossia linguistica” mi fa pensare a un povero “bigotto fariseo”!

    don Giuseppe Serrone

  2. Caro don Serrone,

    Caro teologo,

    Lei firma di essere anche un teologo. Mi stavo chiedendo come mai un teologo puo publicare articoli dove ci sono degli errori di linguago.

    Exempio: il titolo di questo articolo: “…ragioni delle donne che sfidano il Vaticano prendendo i voti”

    “… prendere i voti” qui è per significare “ordinare”. Nel retto uso di questo linguggio, chi “prende i voti” non è sempre uno che viene “ordinato” allo stato presbiterale.

    Gli errori di linguaggio popolare (… prendere i voti) che si ritrovano publicate da uno che si pretende teologo spingo ad interrogarsi sulla solidita della sua formazione teologica.

    Per un lavoro teologico serio, non si possono pubblicare incorrettezze anche di semplice linguaggio comune.

    Con distinti saluti

    Una Voce dell’aldilà

    … voce amica certamente !

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *