Intervista sul celibato, dopo l’avvento di Papa Ratzinger, a don Giuseppe Serrone

Che cos’è cambiato per i preti sposati nella Chiesa cattolica dopo l’avvento di Papa Ratzinger? Ci sono soluzioni alternative al celibato dei sacerdoti? Quale futuro avrà il diaconato, e si potranno avere donne sacerdote? Sono domande che Affari (tramite il giornalista D’anna),  ha rivolto a Giuseppe Serrone, Direttore dell’Associazione Sacerdoti Lavoratori Sposati.

Il Santo Padre ha concesso la dispensa per un sacerdote anglicano sposato, che è stato consacrato sacerdote cattolico in Spagna. Si è trattato di un "permesso speciale" che a detta del Vescovo di Tenerife "non implica l’abolizione del celibato". Perché questo gesto non viene esteso anche ai sacerdoti sposati italiani?
"La risposta arriva dalla posizione della Congregazione Vaticana per il Clero: "La Chiesa considera il celibato ecclesiastico non soltanto come una legge, essendo essa una conseguenza, ma, soprattutto, come un carisma eccellente ed una esigenza irrinunciabile per i sacerdoti di rito latino. Tuttavia, ponderate tutte le circostanze, come Madre ne concede la dispensa a quei chierici che, in vista della loro peculiare storia personale, si trovano – talvolta dolorosamente – nelle condizioni di non essere più capaci di osservarlo correttamente. Alla dispensa è connessa necessariamente la perdita dello stato clericale e il ritorno – legittimo perché autorizzato – allo stato di fedeli laici. Si tratta, evidentemente, di una situazione canonica ed esterna, giacché il carattere dell´ordinazione sacra è indelebile. Per questa ragione, la stessa legislazione ecclesiastica, al can. 976 del Codice di Diritto Canonico contempla la possibilità della valida assoluzione dei peccati in periculo mortis, anche in presenza di un sacerdote autorizzato, unica eccezione di azione sacramentale riconosciuta ai chierici che, legittimamente, hanno fatto ritorno allo stato canonico laicale. Ad essi la Chiesa non può né deve negare – e non avrebbe alcuna ragione per farlo – quell´attenzione pastorale che va rivolta a tutto il Popolo di Dio e conta effettivamente su di essi e sulla loro effettiva e sincera partecipazione nel campo dell`apostolato e della testimonianza di vita cristiana propria dei fedeli laici, elemento importante della nuova evangelizzazione alla quale l´intera Chiesa è chiamata, in ogni sua componente".

Ma quando cambiano le cose?
"La questione appare diversa se tali persone, una volta ottenuta la regolare dispensa ed accettate le condizioni giuridiche ad essa legate, pretendessero costituire uno " stato canonico" specifico e proprio, con ruoli istituzionali da esse definiti e tali da oscurare sia la struttura ecclesiale e ministeriale così come voluta dal divino Fondatore, sia la peculiarità propria dello stato laicale. Lo stesso si dica di associazioni ed aggregazioni che, mantenutesi nei campi dell´iniziativa privata in vista di un aiuto vicendevole e di una crescita nella santità e nell´attuazione propria della vita e della missione laicale, nulla hanno di riprovevole e possono addirittura costituirsi como valido contributo alla vita della Chiesa. Ma se tali organismi dovessero diventare, di fatto, organi di pressione per un cambiamento dell´inseganamento e della disciplina ecclesiale, o, peggio ancora, esercitassero formalmente un´attività che risulti causa di confusione dottrinale o pastorae dei fedeli, allora non si potrebbe certo pretendere che i legittimi Pastori e, primo tra essi, il Pastore universale, possano tacere innanzi all´illegittimità di una tale azione e di tali organismi.
La posizione del Santo Padre – che crediamo essere assistito dallo Spirito Santo per governare la Chiesa, in continuità con i Suoi predecessori ed in sintonia com la veneranda tradizione della Chiesa – è chiara e non lascia margine ad alcun dubbio. Il celibato ecclesiastico va conservato nella Chiesa come dono prezioso e, nella Chiesa latina, come condizione "sine qua non" per l´accesso e l´esercizio del sacerdozio ministeriale. Questa Congregazione, in spirito di fede e conscia che la sua ragione di essere sta nel costituire un organo di collaborazione al ministero pietrino, com forte motivazione, non potrebbe non ribadire che intende rafforzare la sincera e coerente applicazione di quanto insegnato al proposito nell´Esortazione Apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis". Quelli che hanno lasciato non sarebbero da giudicare "vocazioni perdute" ma vocazioni recuperate per mete esistenziali più genuine".
L’ordinazione dell’anglicano è un ecumenismo a tutti i costi, davanti al quale crolla ogni resistenza più o meno conservatrice?
"Uno dei temi che ormai non è più possibile eludere nel dialogo ecumenico è quello denominato "riconciliazione delle memorie". Si tratta di affrontare, di comune accordo, l’analisi critica di quei fatti storici considerati devastanti nel rapporto tra le chiese e, in particolare, tra la Chiesa cattolica romana e le dissidenze minoritarie. Fatti che hanno largamente contribuito, non solo a dividere le chiese ma, in un rapporto di diffidenza, renderle reciprocamente nemiche, fino a non molti anni fa. In questa ricerca appare necessario non solo limitarsi a un semplice confronto con espressioni di generico riconoscimento, ma risalire alle motivazioni di fondo che hanno giustificato, o quanto meno determinato, l’azione repressiva. Lasciando da parte le ragioni di opportunità politica o di potere legate al tempo, occorre mettere allo scoperto le radici teologiche o meglio ecclesiologiche, che sono alla base del conflitto e che ancora oggi possono condizionare il cammino ecumenico".

Che soluzione si potrebbe dare al problema dei sacerdoti sposati, oggi ai margini della Chiesa perché privati dello stato clericale?
"Di fronte alle gravi conseguenze che comporterebbe la riduzione allo stato laicale (senza lavoro, senza casa, senza pensione, ecc.),  il problema sessuale si è risolto in passato ricorrendo alle più svariate soluzioni (masturbazione, amante, convivente, pedofilia, omosessualità, ecc.), quasi sempre con la “complicità” del vescovo, in bilico tra la possibilità di perdere un “funzionario di Dio” o di promuovere uno scandalo. Ci sono tre livelli successivi di possibile soluzione riguardo al problema dei sacerdoti sposati.
A. Prioritario è chiedere che sia concessa facilmente ai sacerdoti che vogliono sposarsi la dispensa senza umiliazioni e tempi biblici di attesa. Questo in nome del rispetto dei diritti umani e della carità evangelica;
B. In un secondo momento è necessario considerare seriamente la possibilità per la Chiesa Cattolica di ammettere sia dei preti sposati a svolgere il ministero sacerdotale (i preti sposati sono coloro che si sposano dopo essere stati ordinati), sia far sì che degli sposati possano diventare sacerdoti. Questa scelta andrebbe fatta in nome della Tradizione cattolica e della Scrittura, nonché per motivi pastorali, cioè il grande bisogno di sacerdoti che c’è oggi;
C. Il discorso si amplia in vista della necessità del rinnovamento della Chiesa Cattolica la quale, dopo il fulgore del Vaticano II, sembra arenata in riflussi storici e in un inarrestabile declino soprattutto nei paesi occidentali. È necessario chiarire il ruolo del sacerdote nella società di oggi in base alle nuove esigenze della società, con una maggiore aderenza al dato scritturistico e recuperando i modelli della Chiesa primitiva apostolica. In questo discorso rientrano le problematiche del ruolo della donna nella Chiesa, della democratizzazione della gestione della Chiesa con un sostanziale decentramento operativo, del problema dei divorziati, degli omosessuali e di altri importanti impegni nei quali è in gioco la credibilità della Chiesa. Queste sono le soluzioni proposte da molti gruppi di sacerdoti sposati".

Per quale motivo la Santa Sede dovrebbe abolire il celibato dei sacerdoti?
"Il celibato ecclesiastico imposto ai preti della Chiesa Cattolica, si sta rivelando sempre più uno strumento non più al passo coi tempi e fonte di gravi sofferenze e turbamenti all’interno delle comunità ecclesiali. Oltre a provocare un numero di abbandoni abbastanza consistenti ogni anno, esso è fonte di ipocrisie da tutti conosciute e tollerate quali la doppia vita che moltissimi sacerdoti sono costretti a vivere pur di continuare a svolgere il ministero a cui sono stati chiamati da Dio e dalla Chiesa. Che si tratti di una legge ecclesiastica e quindi sicuramente modificabile è dimostrato dall’esistenza nella stessa Chiesa Cattolica di normative diverse per gli appartenenti alle chiese di rito orientale dove i preti hanno la possibilità di contrarre matrimonio".

L’abolizione del celibato permetterebbe di risolvere il problema delle crisi delle vocazioni sacerdotali?
"Solo il matrimonio per i preti cattolici può salvare la chiesa dal calo delle vocazioni. Numerosi appelli sono stati inviati al Vaticano affinché riveda la sua posizione a proposito del celibato dei sacerdoti. In una lettera inviata al sinodo dei vescovi dai prelati di Sidney,  secondo un sondaggio, che ha coinvolto circa 300 religiosi, la maggior parte degli intervistati si è dichiarato poco favorevole al celibato e lo considera responsabile del calo di vocazioni. D’altra parte,  il celibato è diventata una pratica consueta soltanto a partire dall’undicesimo secolo. "Da oltre 2000 anni la chiesa cattolica ha avuto  ed ha sacerdoti sposati".

Ma allora, quale ruolo avrebbero i diaconi nella Chiesa?
"Il diaconato è un ministero presente già nelle prime comunità cristiane, tanto che nel Nuovo Testamento si leggono vari riferimenti alla loro persona e al loro ruolo. La scelta dei primi sette diaconi è descritta negli Atti degli Apostoli, e san Paolo li nomina tre volte, e cioè nelle Lettere ai Romani, ai Filippesi e a Timoteo.
Nella Costituzione dogmatica “Lumen Gentium” del Concilio si legge che i diaconi ricevono il sacramento dell’Ordine “non per il sacerdozio, ma per il servizio”, e che, tra l’altro, possono “amministrare solennemente il battesimo, conservare e distribuire l’Eucaristia, assistere e benedire il matrimonio in nome della Chiesa, portare il viatico ai moribondi, leggere la sacra Scrittura ai fedeli, istruire ed esortare il popolo, presiedere al culto e alla preghiera dei fedeli, amministrare i sacramentali, presiedere al rito funebre e alla sepoltura”.  Oggi il diaconato permanente può essere conferito a uomini anche sposati, purché abbiano almeno 35 anni, cinque di matrimonio e, ovviamente, il consenso della moglie. La crisi della Chiesa durerà fino a quando essa non si deciderà a darsi una nuova costituzione. In questa nuova costituzione non ci potrà più essere posto per due classi –  sacerdoti e diaconi, sacerdoti e laici, consacrati e non consacrati – ed essa dovrà stabilire che un incarico affidato dalla Chiesa è sufficiente per condurre una comunità e celebrare con essa l’eucaristia. Questo incarico potrà essere affidato a uomini e donne, sposati e non sposati. In questo modo sarebbero risolti due problemi in una volta sola, quello dell’ordinazione delle donne e quello del celibato".

fonte http://canali.libero.it/affaritaliani/politica/vaticanopretisposati.html

Senza categoria 0

andare oltre…

Gesù  risorto  apparve agli apostoli:   non credettero nella sua nuova vita.  È stato e sarà  così  anche per noi  perché la gente non sa come comportarsi con la nostra nuova vita.  Per questo perdoniamo quelli che nella strada fanno finta di non vederci e quelli che hanno paura di essere visti con noi!

Senza categoria 0

quotidiano online commenta l’iniziativa del raduno a Valencia

Affari italiani ha rispreso un nostro comunicato stampa e ha realizzato l’articolo sotto riportato (fonte http://canali.libero.it/affaritaliani/politica/tutticoloniaprotestapretisposati.html)

Mentre i giovani cattolici da tutto il mondo affluiscono a Colonia, dentro la Chiesa continua il fermento, specialmente ai margini della Navicella di Pietro.

In particolare, sono i sacerdoti sposati a far sentire la loro voce e raccogliere le forze per una grande manifestazione di protesta da tenersi a Valencia, in occasione del V incontro Mondiale delle famiglie che si svolgerà nella città spagnola dal 4 al 9 lugliuo dell’anno prossimo alla presenza di Papa Ratzinger.

"La Chiesa cattolica ha bisogno di un rinnovamento", ha spiegato l’ideatore della protesta, don Giuseppe Serrone, sacerdote sposato e fondatore dell’associazione Sacerdoti lavoratori sposati(http://nuovisacerdoti.altervista.org) che, insieme all’associasione Chif (www.chif.altervista.org) e alcuni gruppi italiani e internazionali di preti sposati, vuole vuole un megaraduno "prima a Valencia e poi in Piazza San Pietro, di tutti i preti sposati, preti che hanno clandestinamente una compagna, (preti omosessuali – n.d.r.), tutte le mogli dei sacerdoti e le compagne dei sacerdoti, tutte le donne che vorrebbero farsi preti… sicuramente la Piazza sarebbe stracolma e a quel punto, vorrei vedere se qualcuno non cambia idea!".

L’idea, ovviamente, è quella dell’abolizione del celibato sacerdotale, tradizione della Chiesa cattolica latina conservata nonostante furiosi dibattiti durante il Concilio Vaticano II. Definita "fulgida gemma" da Papa Paolo VI, che con la sacerdotalis Coelibatus del 1967 volle riaffermare la natura "tradizionale" della scelta (che, non derivando da un comandamento divino, poteva dunque essere abolita), ma ribadendo che solo attraverso la continenza e il celibato il sacerdote sarebbe stato, in altre parole, più libero di esercitare la propria azione pastorale nei confronti di tutti i fedeli.

Sta di fatto, però, che solo nella Chiesa latina vige questa tradizione, mentre nelle Eparchìe di rito orientale possono tranquillamente esistere sacerdoti sposati. Non di rado, infatti, questa possibilità offerta dalla diversità di rito permette l’incardinazione (ossia l’assegnazione) dei sacerdoti anglicani o dei pastori protestanti che, con moglie e figli, decidono di convertirsi al Cattolicesimo. E, del resto, gli ortodossi permettono il matrimonio ai pope bianchi che, a differenza di quelli neri, non possono però aspirare alla carriera nella gerarchia ecclesiastica.

Un po’ diversa la questione del sacerdozio femminile, questione divenuta di grande attualità dopo le ordinazioni compiute nella chiesa anglicana, e dopo l’arrivo di due "vescovesse" nelle diocesi d’Oltremanica. Quest’argomento, proprio per il supporto dell’allora cardinale Ratzinger, non può neanche essere preso in considerazione, dal momento che l’Ordine, per diritto divino (cioè per scelta presa da Gesù Cristo con parole o fatti) può essere conferito solo a soggetti di sesso maschile e non femminile. Nel Vangelo, infatti, Cristo chiama a sé 12 apostoli, e a loro (nonché ai legittimi successori) dona il potere di insegnare nel suo Nome, scacciare i demoni, guarire i malati.

Proprio nel 1995, grazie ad un rescritto (risposta ufficiale) della Congregazione per la Dottrina della Fede guidata dall’attuale Pontefice, Giovanni Paolo II ribadì come il conferimento del Sacramento dell’Ordine potesse spettare solo a soggetti di sesso maschile, aggiungendo però che "tale principio appartiene al deposito della fede", ossia ai principi cardine della Chiesa Cattolica che non possono essere messi in discussione. E’ quindi molto poco probabile che Benedetto XVI decida di trattare quest’argomento, anzi è logico ritenere che una tale richiesta s’infrangerebbe senza dubbio contro una secca smentita papale.

A quasi quarant’anni dalle parole di Papa Montini, dunque, un suo cardinale oggi Benedetto XVI siede sul trono di Pietro. Saprà Papa Ratzinger ascoltare la voce dei sacerdoti sposati, che insieme a divorziati e omosessuali sono i nuovi lebbrosi della Chiesa Cattolica del XXI secolo?

Senza categoria 4

lettera al Papa

SANTO PADRE  BENEDETTO XVI !
      La Bibbia ci racconta che il Signore si é servito perfino di una mula per mandare un suo messaggio agli uomini. Penso che potrebbe servirsi anche di un semplice "STEYLER-MISSIONAR" italiano, in Brasile da 45 anni, con 77 di vita e nel 50esimo di sacerdozio  per ricordarVI, – nel giorno del vostro onomastico – che sarebbe ora di dare un  ‘B A S T A’  alla  discriminazione/esclusione dei nostri fratelli-preti-sposati (sono piú di 100mila!!). Quanti  di loro si sentono ancora chiamati a pascere il gregge di Cristo, ne soffrono per sapersi impediti,  desiderano ardentemente e chiedono poter pascolar nuovamente le pecorelle del Signore!..  S a n t o P a d r e , intavolare un dialogo con loro non sarebbe  volontá divina – OGGI?      BENEDITEMI! E CHE LO SPIRITO SANTO VI ILLUMINI !  Padre Attilio Zamin

Senza categoria 0

Il coraggio delle “donne”: appello di Albana Serrone

Mi Chiamo Albana Serrone. Dal febbraio del 2002 sono sposata con il sacerdote (cattolico romano) Giuseppe Serrone, fondatore dell’Associazione dei Sacerdoti lavoratori sposati.

Per noi due insieme, in 3 anni e mezzo, le difficoltà non sono state poche. Per un sacerdote che si dimette, secondo alcune persone ("signori/e", "ministri" e "principi") della chiesa non esiste il diritto ad avere una casa e un lavoro.

In queste condizioni è più facile considerare un "fannullone" un uomo che, per anni e anni nella sua vita sacerdotale ha pronunciato la parola "Dio" come creatore dell’amore.

Così, cari/e  "signori/e", "ministri" e "principi" della chiesa, alziamo un "grido", che parte dalle profondità del nostro cuore, per dire:

 NO alle offese

NO alle discriminazioni

SI ai diritti delle famiglie dei sacerdoti sposati

                                                                                  Albana Serrone

Senza categoria 1

«Abbiamo sfidato la Santa Sede»

Regina Nicolosi, vice presidente del women’s Ordination conference spiega le ragioni delle donne che sfidano il Vaticano prendendo i voti

In cerca di un sì che non arriva. Donne che fanno scandalo, che sfidano il Vaticano. Si ordinano prete, ma dicono che il Papa (questo stesso Papa che ha rimarcato che solo Cristo è al centro della comunità) è solo una parte della Chiesa romana. Per i cattolici e non solo per quelli, l’argomento "donna prete" è ancora un brutto scherzo, una cacofonia che deve essere evitata. Ma loro insistono come figlie che si ribellano cercando uno spiraglio nel no di una figura paterna considerata troppo rigida.
Lo scorso 25 luglio la cerimonia è avvenuta a bordo di un battello, sulle acque del fiume San Lorenzo e nove donne sono state ordinate preti e diaconi. È la prima volta che accade nell’America del Nord. La cerimonia è stata un vero e proprio schiaffo per il Vaticano: il gruppo cattolico americano Women’s Ordination Conference è stato scomunicato due anni fa, in seguito ad una analoga cerimonia, dalla "Congregazione per la dottrina della fede", all’epoca guidata dal cardinale Joseph Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI.
Quel giorno su quella nave Regina era insieme all’unica donna canadese del gruppo, che quel giorno è diventata un sacerdote, Michele Birch-Conery.
La Domenica precedente aveva avuto luogo alla Carlton University di Ottawa la Women’s Ordination Worldwide, una conferenza a cui hanno preso parte più di 500 donne provenienti da 23 Paesi. «La nostra può essere definita disubbidienza ecclesiale», aveva precisato Andrea Johnson, una delle coordinatrici dell’associazione Roman Catholic Womenpriests.
Si considerano cattoliche anche se sono state scomunicate. Regina Nicolosi è una delle nove donne che sono state ordinate. Adesso Regina chiama sè stessa diacono, mentre per il Vaticano le donne che hanno abusato di questo sacramento non potrebbero neanche partecipare alla vita della comunità cattolica. Punti di vista. Intanto la battaglia continua e le crociere sui fiumi europei e americani durante le quali alcune donne si dichiarano prete e scendono a terra già scomunicate, si moltiplicano.
«Vengo da una una famiglia cattolica in Germania. Amo la mia Chiesa. Credo, che il Papa ed il Vaticano siano soltanto una piccola parte della Chiesa cattolica. Noi siamo la Chiesa. Non sono stata ancora scomunicata e se accadrà avverà in nome di una legge ingiusta. Dio ha generato gli uomini e le donne uguali nella sua immagine», ha detto decisa Regina Nicolosi, che è anche il vice presidente del Women’s Ordination Conference.
Madre e moglie 63enne, Regina ha una famiglia che appoggia le sue scelte. «Sono grata a Dio che ha permesso che seguissi la mia chiamata. Molta gente, particolarmente donne cattoliche, mi sono state di appoggio. Sono fermamente convinta che lo Spirito Santo cambierà prima o poi l’atteggiamento del Vaticano e che molto presto il sacerdozio femminile sarà accettato da tutti. La Chiesa ha bisogno di rinnovamento, di nuova linfa vitale».
La storia di Regina è lunga, fatta di scelte non sempre popolari e di rifiuti ai quali si è abituata presto: «Desideravo essere un prete già da quando ero una ragazzina. Ma poi ho dovuto rinunciare alla mia vocazione perchè non avevo modelli ai quali ispirarmi. Nel 1978 mio marito è diventato diacono ed io ho partecipato a tutta la sua formazione, ma i voti mi erano sempre esclusi per via di questa ingiusta legge che non permette alle donne di essere ordinate. Ho studiato la teologia ed ho lavorato in un riformatorio per molto tempo».
Fino a quando Regina fa un incontro decisivo. Aveva letto sul giornale che 7 donne erano state ordinate preti sul Danubio nel 2002. «Ho incontrato poco dopo i vescovi Gisela Forster e Patricia Fresen a Monaco di Baviera nell’ottobre scorso e sono stata ammessa nel programma che permetteva alle donne di prendere i voti. «Oggi sono un diacono – continua Regina – e sto ottenendo quello che volevo. La strada è lunga ma in un futuro non lontano sarò ordinata sacerdote».
Il giorno che Regina Nicolosi attende sarà una mattina del prossimo giugno, quando riceverà i voti da una donna che, come lei, sfida una Chiesa «ancora troppo maschile».

Data pubblicazione: 2005-08-09
http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=42514

Senza categoria 2

comunicato stampa

comunicato stampa
 
L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati  , in collaborazione con l’ass. Chif, si è fatta promotrice di un raduno mondiale di protesta dei  sacerdoti sposati, preti sposati, religiose, suore sposate, preti che hanno clandestinamente una compagna, tutte le mogli dei sacerdoti e le compagne dei sacerdoti, tutte le donne che vorrebbero farsi preti… e di coloro che la chiesa cattolica ha allontanato dalle comunità cristiane parrocchiali.
 

Il  grande raduno di protesta si svolgerà in occasione del V incontro Mondiale delle famiglie 4-9 luglio 2006 a Valencia al quale parteciperà anche il papa Benedetto XVI.

"La Chiesa Cattolica ha bisogno di un rinnovamento", ha affermato il fondatore don Giuseppe Serrone:  "e spero che prima o poi avvenga veramente. Credo che, se si realizzasse il progetto del   mega raduno, prima a Valencia e poi  in Piazza S. Pietro, di tutti i preti sposati, preti che hanno clandestinamente una compagna, tutte le mogli dei sacerdoti e le compagne dei sacerdoti, tutte le donne che vorrebbero farsi preti…, sicuramente la Piazza sarebbe stracolma, e a quel punto, vorrei vedere se qualcuno non cambia idea…!".


Il sacerdote sposato continua: "Ma per far questo, tutte le associazioni, organizzazioni, federazioni e gruppi varie a livello mondiale di preti sposati, preti per l’annullamento del celibato, donne che desiderano farsi prete…, dovrebbero unirsi in una o due grandi associazioni, così da poter avere più potere organizzativo".

A riguardo della manifestazione che si vorrebbe fare in Piazza S. Pietro ha specificato: "non è che c’è il rischio, vista l’oggettiva difficoltà sotto diversi aspetti, di organizzare questo evento, che solo una piccola parte dei sacerdoti (sposati o che non accettano più  il celibato) decida di partecipare e di conseguenza, lo scopo "impatto visivo" rischia di non rendere bene l’idea, visto che anche a fronte di alcune migliaia di persone, Piazza S. Pietro, è talmente grande, che rischia di disperdere e quindi di rendere vano il messaggio di forza che si vuole trasmettere al Papa?
Con una Piazza S. Pietro semi piena (o semi vuota), si rischierebbe di dare modo alla Chiesa, di dire che i dissidenti sono solo poche centinaia. Quindi sarebbe meglio far crescere la cosa un po’ alla volta, organizzando il primo raduno in un posto più piccolo, ma che dia un impatto visivo maggiore. Vedendo questa manifestazione in tv, molti sacerdoti che la pensano come noi, potrebbero prendere coraggio e partecipare poi in seguito al raduno in Piazza S. Pietro.
Invito sacerdoti sposati, preti sposati, religiose, suore sposate, preti che hanno clandestinamente una compagna, tutte le mogli dei sacerdoti e le compagne dei sacerdoti, tutte le donne che vorrebbero farsi preti… a un primo grande raduno di protesta al V incontro Mondiale delle famiglie a Valencia. Abbiamo creato anche una pagina web per aderire online al raduno: http://utenti.lycos.it/sacerdotisposati/pread_inc_fam.html .

La manifestazione non sarebbe solo per l’abolizione del celibato ma  anche per il sacerdozio delle donne".

La redazione del sito della nostra associazione di sacerdoti lavoratori sposati ha raccolto, negli ultimi giorni, messaggi di posta elettronica che invitano a organizzarci per protestare anche per quanto sta avvenendo "dentro la chiesa cattolica latina".
Questa enfatizzazione del papa polacco prima da vivo ed ora da morto con la sua beatificazione, ci sembra sia l’ennesimo colpo del vaticano per archiviare chi ha gravissime responsabilità davanti all’umanità che non sa, o sa molto poco.
Ci chiediamo se non sia giunto anche per noi il tempo di scendere in piazza come le Ladriu di Piazza di Maggio!
Cerchiamo la mobilitazione di tutte le forze cattoliche dissidenti al vaticano per scendere in piazza per una protesta non solo formale, ma sostanziale" (comitato preti sposati nord Italia).

Si era proposto un grande raduno in Piazza San Pietro. "Un’idea ottima, perché solo la visibilità rende reali le cose… Ma perché non si tramuti in un buco nell’acqua, in un insuccesso che diverrebbe pietra tombale sull’argomento, la presenza in piazza dovrebbe essere massiccia, internazionale. E/o qualificata. Insomma: o nomi di richiamo (un buon numero di persone note che hanno subìto l’istituizone), oppure grande massa. Meglio ancora entrambe le situazioni. Allora sì che sarà assicurato un servizio di stampa (giornali e altri media insieme). Proponiamo di distribuire prima alla stampa, con l’avviso della manifestazione, un dossierino o un documento breve, puntale, efficace, d’impatto, e contattare personalmente un un certo di giornalisti. In piazza distribuire lo stesso dossierino o documento ai passanti, ai turisti. Detto ciò, sono convinta che la piazza non ve la daranno, intendo quella al di là delle transenne d’ingresso. Ma c’è sempre lo spazio fra via della Conciliazione e le transenne: giornalisticamente risulta sempre piazza san Pietro" (E.C.).

Uscire allo scoperto tutti assieme… l’unione fà la forza!
Spero tanto che ce la faremo!

Sacerdoti Lavoratori Sposati
cell.: +39 – 3285780719 – fax +39 – 1782268186
e mail :
sacerdoti.sposati@aliceposta.it
web site: http://nuovisacerdoti.altervista.org
web site: http://utenti.lycos.it/sacerdotisposati

Senza categoria 0

appello alle associazioni: uniamoci!

 invito a  sacerdoti sposati, preti sposati, religiose, suore sposate, preti che hanno clandestinamente una compagna, tutte le mogli dei sacerdoti e le compagne dei sacerdoti, tutte le donne che vorrebbero farsi preti… 

a un grande raduno di protesta

al V incontro Mondiale delle famiglie a Valencia (per aderire clicca qui)

 

La Chiesa Cattolica ha bisogno di un rinnovamento, e spero che prima o poi avvenga veramente.
Credo che se si realizzasse il progetto del   mega raduno in Piazza S. Pietro di tutti i preti sposati, preti che hanno clandestinamente una compagna, tutte le mogli dei sacerdoti e le compagne dei sacerdoti, tutte le donne che vorrebbero farsi preti… bè credo che sicuramente la Piazza sarebbe stracolma, e a quel punto, vorrei vedere se qualcuno non cambia idea…
Ma per far questo, tutte le associazioni, organizzazioni, ecc a livello mondiale di preti sposati, preti per l’annullamento del celibato, donne che desiderano farsi prete ecc, dovrebbero unirsi in una o due grandi associazioni, così da poter avere più potere organizzativo.

A riguardo della manifestazione che vorremmo fare in Piazza S. Pietro: non è che c’è il rischio, vista l’oggettiva difficoltà sotto diversi aspetti, di organizzare questo evento, che solo una piccola parte dei sacerdoti (sposati o che non accettano più  il celibato) decida di partecipare e di conseguenza, lo scopo "impatto visivo" rischia di non rendere bene l’idea, visto che anche a fronte di alcune migliaia di persone, Piazza S. Pietro, è talmente grande, che rischia di disperdere e quindi di rendere vano il messaggio di forza che si vuole trasmettere al Papa?
Con una Piazza S. Pietro semi piena (o semi vuota), si rischierebbe di dare modo alla Chiesa, di dire che i dissidenti sono solo poche centinaia.
Quindi, non sarebbe meglio far crescere la cosa un po’ alla volta, organizzando il primo raduno in un posto più piccolo, ma che dia un impatto visivo maggiore? Vedendo questa manifestazione in tv, molti sacerdoti che la pensano come noi, potrebbero prendere coraggio e partecipare poi in seguito al raduno in Piazza S. Pietro.

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati invita sacerdoti sposati, preti sposati, religiose, suore sposate, preti che hanno clandestinamente una compagna, tutte le mogli dei sacerdoti e le compagne dei sacerdoti, tutte le donne che vorrebbero farsi preti… a un grande raduno di protesta al V incontro Mondiale delle famiglie a Valencia  (per aderire clicca qui)

La manifestazione non sarebbe solo per l’abolizione del celibato ma  anche per il sacerdozio delle donne.

Uscire allo scoperto tutti assieme… l’unione fà la forza!
Spero tanto che ce la faremo!

Senza categoria 0

Sacramenti amministrati da sacerdoti sposati

I Sacerdoti Sposati  offrono già  il loro servizio in altre parti del mondo, senza pregiudizi, anche ai cattolici respinti dalla gerarchia ecclesiastica, ma desiderosi di mantenere la fede cattolica cristiana. La nostra associazione propone di estendere questo servizio anche in Italia.

Gesù non respinse mai nessuno; i Preti Sposati, nel loro ministero, dovrebbero seguire quella tradizione.

La Chiesa Cattolica Romana fu fondata da Preti Cattolici Sposati. Durante i primi mille e duecento anni d’esistenza, preti, vescovi, e anche molti papi furono sposati. Per più di mille e duecento anni, Sacerdoti e Vescovi sposati prestarono alacre e dignitoso servizio alle comunità cristiane finché per motivi medioevali politici furono dichiarati fuori legge. La consuetudine però è tuttavia presente nel Codice delle leggi canoniche. Queste sono le leggi che governano la Chiesa Cattolica. Come vedrete, le leggi medesime della Chiesa avvallano la validità del sacerdozio dei preti sposati e assicurano la validità dei sacramenti da loro amministrati.

Il primo canone, qui sotto citato, da diritto  di informare altri cattolici

CANONE 212.3 – “In relazione al sapere, la competenza, e la prominenza che essi (i fedeli) possiedono, hanno diritto e, talvolta, anche l’obbligo di manifestare ai pastori consacrati la propria opinione al riguardo di materie pertinenti al bene della Chiesa, e hanno diritto di far conoscere la loro opinione anche agli altri cristiani …”

Seguono estratti dai 21 canoni che si riferiscono ai preti sposati

CANONE 213 – “I fedeli cristiani hanno diritto di ricevere assistenza dai pastori consacrati nel fruire dei beni spirituali della chiesa, specialmente della parola di Dio e dei sacramenti.”

CANONE 290 – “Dopo essere stato validamente ricevuto, l’ordine sacro non può mai essere reso invalido.”

CANONE 843 – “I ministri consacrati non possono rifiutare i Sacramenti a coloro che opportunamente li chiedono, sono adeguatamente disposti e non sono esclusi dalla legge a riceverli.”

CANONE 844 – “Qualora la necessità lo richieda o un vantaggio spirituale genuino lo suggerisca, e si prendano le necessarie precauzioni per evitare errori o indifferenza, è legittimo per i fedeli per i quali è materialmente e moralmente impossibile avvicinarsi ad un ministro cattolico, il ricevere i Sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia, e l’Estrema Unzione da ministri non cattolici in quelle chiese dove tali sacramenti sono validi.”

(Se possiamo legittimamente ricevere i sacramenti da ministri non cattolici, i preti che si sono sposati offrono la medesima cosa, poiché l’utilizzazione del canone 844 è basata sulla validità dell’ordine sacro.)

CANONE 1752 – “ … la salvezza delle anime … è sempre la legge suprema della Chiesa.”

UNO STATO D’EMERGENZA si realizza nella Chiesa quando le attività essenziali o il portarle avanti nella Chiesa vengono meno. In questo periodo nella storia della Chiesa Cattolica la scarsità dei Preti celibi e la mancanza della loro disponibilità hanno suscitato una situazione d’emergenza per ciò che riguarda il diritto, proveniente dal battesimo, dei fedeli di avere l’assistenza dei loro Pastori per usufruire delle ricchezze spirituali della Chiesa, specialmente della Parola di Dio e dei Sacramenti (Can. 213).

Altri casi nei quali il Codice della legge canonica permette l’amministrazione dei Sacramenti in emergenza sono: pericolo di morte (Can. 976 e 883:3), necessità o vantaggio spirituale delle anime (Can. 844:2), motivo ragionevole (Can. 1003:2), grosso scomodo (Can. 1116 e 1323:4), e una giusta ragione (Can. 1335).

Altri canoni applicabili sono 226, 840, 845:1, 883:3, 897, 898, 899:1, 2, 3, 900:1, 911:2, 999:2, 1116, 1169:2.

Questi canoni si trovano nel Codice del Diritto Canonico che si può facilmente trovare in molte biblioteche e librerie.

Ecco come potrebbe avviarsi il servizio anche in Italia!

I canoni sopraindicati furono scritti per i fedeli, l’applicazione deve pertanto venire dai fedeli. I canoni ci danno il potere d’avvalerci dei preti sposati. Nei primi tempi della chiesa, erano i credenti che si radunavano in comunità di preghiera, erano i fedeli che sceglievano gli anziani (presbiteri) a presiedere la celebrazione dell’Eucaristia (a celebrare la Messa), le comunità dei credenti non erano istituite o circoscritte da autorità ecclesiastiche. Nella Chiesa Cattolica l’uso divenne tradizione, la tradizione divenne legge. I canoni che abbiamo citato esistono per preservare la tradizione per rammentarci delle usanze in caso che fosse necessario. Ora è necessario. (fonte rentapriest)

Senza categoria 0