No allo scandalismo, si all’informazione

Comunicato stampa di Iniziativa a Favore dell’abolizione del celibato dei preti nella chiesa Cattolica

La vicenda che a Palermo, nel quartiere dello Zen, ha visto il parroco abbandonare il suo ministero per sposarsi, continua a tenere banco sui media locali e nazionali.
Con tutto ciò che bolle in pentola in questi giorni, i giornali italiani non rinunziano ad utilizzare qualsiasi cosa per costruire “gossip estivi” a sfondo sessuale. E se la storia ha come protagonisti preti e monache, meglio ancora.
Deploriamo vivamente questo comportamento che è gravemente lesivo della dignità delle persone coinvolte, e che non aiuta affatto le gerarchie della Chiesa Cattolica Romana a prendere coscienza della inutilità di una norma, quella sul celibato ecclesiastico obbligatorio, che è largamente superata nella coscienza della maggioranza dei fedeli.
Deploriamo lo scandalismo che di fatto da una mano al permanere di una norma che santifica l’ipocrisia e che ha trasformato i preti in “casta sacerdotale” mentre in realtà essi compiono solo un servizio a favore di una comunità di credenti.
Facciamo perciò appello a quanti nei giornali seguono le questioni religiose, i cosiddetti vaticanisti, a sollecitare i propri direttori ad attivare una campagna di informazione che porti al superamento del celibato obbligatorio. Ricordiamo che, nella stessa chiesa cattolica, il celibato obbligatorio non è previsto per le chiese di rito orientale. Nella stessa Sicilia, che oggi è nell’occhio del ciclone per il parroco dello Zen che lascia il suo incarico, vi sono diocesi di rito orientale con tanto di parroci sposati. Perché, ci chiediamo, invece di fare scandalismo non ci si occupa di informare su questa realtà e su quello che effettivamente pensano i fedeli su una norma assurda ed antievangelica?
Chiediamo a quanti sono d’accordo con noi di sostenere tutte le iniziative possibili affinché si possa giungere al superamento del celibato ecclesiastico obbligatorio per i preti cattolici di rito latino. (fonte il dialogo)

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