Riflessione dopo il referendum

Scrivo queste righe dopo la crociata della chiesa cattolica ufficiale in Spagna di sabato 18 giugno contro il governo di Zapatero. Un corteo guidato dal cardinale di Madrid, intimo amico dell’attuale papa, che non è riuscito a coinvolgere se non in minima parte, il popolo spagnolo. Il governo, senza polemiche e senza cedimenti, ha ribadito il suo impegno per una società laica, rispettosa di tutte le religioni, senza privilegi per nessuna.

Che cosa c’entra tutto questo con l’esito dei quattro referendum in Italia? Non voglio assolutamente sovrapporre i due avvenimenti così diversi, ma ambedue densi di significato politico e culturale.

Mi sembrano, però, possibili alcune riflessioni.

1) Siamo in presenza di un cattolicesimo ufficiale che, nella sua parabola discendente e nella sua irrilevanza culturale, più che come chiesa si sta organizzando come partito reazionario delle illibertà. La gerarchia cattolica tanto in Italia quanto in Spagna, tanto in Africa quanto negli Stati Uniti, aldilà della retorica pacifista e delle dichiarazioni populiste si organizza sempre di più come vero e proprio attore politico diretto, come partito che cerca e costruisce alleanze con un vasto fronte reazionario. Dagli atei clericali ai "signori delle multinazionali", un crescente numero di fautori della società diseguale, patriarcale e illiberale si riconosce nei "valori" e nelle battaglie della gerarchia cattolica. Ormai più che la meditazione delle Scritture, citate per mettere Dio come copertura delle scelte politiche di oppressione, interessa mobilitare istituzioni e persone per impedire l’espansione dei diritti nella società civile e il senso critico nella comunità ecclesiale. Tutto fa brodo, anche incentivare alla non partecipazione al voto, come indiretta legittimazione della indifferenza.

2) Resta la constatazione che la classe politica italiana, alla quale il messaggio di questa chiesa è largamente estraneo, è profondamente clericale. Si noti: non fanno nemmeno più scalpore il clericalismo di Rutelli o l’opportunismo dei nuovi chierichetti Casini – Pera – Ferrara. Fa piuttosto pensare il fatto che esista nella chiesa come nella società una grave e persistente eclisse della laicità, come fondamentale cultura di una democrazia. La sinistra italina nel suo complesso non supera l’esame e non persegue con coerenza una politica laica. Non sa imparare nè da Zapatero nè dalla propria storia e continua troppo spesso a "incensare" le strutture cattoliche ufficiali, vere elaboratrici ed erogatrici di una concezione di società in cui la dogmatica e la morale cattolico-vaticana vogliono l’egemonia. La laicità comporta una radicale rottura non con il cristianesimo, ma con la mascherata (nemmeno troppo!) cristianità.

3) Per me, come cristiano non meno che come cittadino, la laicità è il passaggio decisivo per costruire più spazio alla fede e alle diversi fedi e più spazio alla giustizia e ai diritti delle persone. Senza una cultura laica ci sarà sempre chi, come la gerarchia cattolica, tira in ballo l’Assoluto per mascherare pratiche di dominio sui corpi e sulle coscienze e distrae dalla realtà in nome della retorica dell’embrione.

don Franco Barbero

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Un commento su “Riflessione dopo il referendum

  1. Ciao a tutti , volevo intervenire per far luce su un argomento serio come questo.Credo in Dio ,credo che la Bibbia sia la Parola di Dio, Dio dice che nessun omosessuale entrerà nel regno dei cieli.Gli uomini non sono infallibili , solo uno è infallibile , il creatore di tutte le cose visibili e invisibili : quindi lasciate decidere a Lui se sono giusti o meno i matrimoni gay;per chi non è credente sono pronto con calma a spiegare perchè la Bibbia è la Parola di Dio e come Lui esista; è facile facile credo…;-)

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