Deliri vaticani: la fabbrica dei santi e il nuovo catechismo

La fabbrica dei santi

Ormai è aperta la "causa" per la beatificazione di papa Wojtyla e così, con inconsueta rapidità, prima che l’ardore del rito pagano dei suoi funerali si spenga, il Vaticano vuole muovere un po’ le acque stagnanti di questa languente chiesa cattolica. Raccogliendo preti da ogni parte, dai Focolarini ai Legionari di Cristo ai militanti dell’Opus Dei e simili, le diocesi riescono a tappare i buchi e coprono il vuoto con l’esaltazione della "vittoria" al referendum.

Effettivamente, saldando indifferenza, clericalismo, fascismo e cattolicesimo ufficiale, sono riusciti a vincere questa "battaglia", conculcando diritti e persone. La chiesa gerarchica, di fatto, riesce ancora a manipolare grandi masse, sia con il suo linguaggio populista, sia soprattutto mantenendo solide alleanze ideologiche ed economiche con molti poteri oppressivi.

Beatificare a tempi di primato papa Wojtyla è un’operazione di immagine e di mercato. L’idolatria ha tanti negozi, tanto mercato in tutto il mondo. Le parrocchie e un po’ tutte le istituzioni cattoliche ufficiali si sono ancor più marcatamente trasformate in luoghi di propaganda, in agenzie di pubblicità, in vere e proprie botteghe. Nei santuari gli idoletti mariani e
wojtyliani vengono esposti e venduti insieme e tutto fa denaro, turismo, attrazione.

Questa è la struttura portante della "romanità vaticana" che la gerarchia cattolica esporta in tutto il mondo. Ovviamente chi ha la "sana abitudine di pensare" non dimentica che il generoso uomo Karol Wojtyla è stato un grande attore, un papa disastroso, un dittatore all’interno della chiesa, un fermo oppositore dei diritti più elementari delle persone. Quasi ventisette anni di martellanti condanne per teologi, preti, separati, divorziati, donne, gay, lesbiche…

E allora? Farlo santo significa impegnarsi a proseguire la sua prospettiva e la sua restaurazione e seppellire il Concilio Vaticano II. Il prezzo è però altissimo: non esiste più alcuna libera predicazione del Vangelo e l’istituzione si trasforma in forza politica reazionaria: "Credere (al papa!), obbedire e combattere".

In questa ottica è "santo" chi è funzionale all’istituzione ecclesiastica, chi ne promuove il prodotto ideologico ed economico, chi costruisce "opere", chiese, istituti, privilegi, e chi riesce a fare immagine, spettacolo, movimento di masse verso i "santuari" del devozionalismo e del denaro.

Il compendio o nuovo catechismo

"Birra e Catechismo: prendi due, paghi uno" recita una scritta in un autogrill dell’autostrada Torino-Savona. Ratzinger arriva davvero ovunque… Il catechismo sta diffondendosi, sia pure senza essere andato a ruba.

Leggendo questo banale "botta e risposta", questo ritorno al catechismo di Pio X scritto contro il modernismo e contro lo sviluppo dei metodi storici, si avverte subito puzza di sacrestia, aria inquinata, sensazione di chiuso. Si percepisce la muffa di un elaborato nato fuori, lontano dalle pulsioni
concrete della vita.

Più che di un "catechismo contro", si tratta di un codice estraneo alla realtà. Non roba di un mondo "altro", come ci indica il Vangelo, ma costruzione dottrinaria di un mondo tramontato e ideologia di menti disperatamente nostalgiche.

Eppure – occorre riconoscerlo – il papa e la gerarchia vaticana hanno ancora una volta il "pregio" della coerenza. Quando l’obiettivo è quello di "conservare le cose come stanno", non ci sono troppi spazi oltre le strategie dell’autoconservazione.

Se si tocca una colonna, tutto l’edificio può diventare instabile. E allora bisogna difendere il palazzo dalle fondamenta al tetto, riverniciando tutt’al più le finestre, tinteggiando le pareti, cambiando qualche tegola.
Così si ha l’impressione (e l’illusione!) che la casa sia intatta, solida e abitata.

La realtà, a nostro avviso, è altra. La propaganda offusca il Vangelo, la dottrina cancella il messaggio, lo spazio preso dalla "chiesa" è tolto a Dio, Gesù è citato di passaggio tra un dogma e l’altro, tra una verità di fede e una devozione.

Ma c’è un aspetto più drammatico e troppo poco considerato. Nella predicazione, nelle riviste e nei bollettini questo compendio verrà, con la sua "chiarezza" e "perentorietà", a sostituire quel minimo di studio esegetico ed ermeneutico che alcuni preti e operatori pastorali coltivavano. Un prontuario di risposte pronte all’uso è una brutta tentazione. Così si dà il colpo di grazia alla ricerca e si predicano pillole dogmatiche acquistate al supermercato.

… bisogna scegliere. Ancora una volta, tra Catechismo e Vangelo scegliamo il Vangelo. Tra culto del pensiero papale e adorazione di Dio e obbedienza a Lui solo, ci impegneremo con tutto il cuore per non accettare alcun divinità all’infuori di Dio. E’ consolante sapere che gli idoli passano e solo Dio resta. Gli idoli schiacciano, Dio libera.

(ass. Violloli – ccdb Pinerolo)

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3 commenti su “Deliri vaticani: la fabbrica dei santi e il nuovo catechismo

  1. giuser il said:

    Caro don Kamillo,

    non so se è, quello da Lei usato il suo vero nome o uno pseudonimo. La sua analisi del nostro Blog denota delle sue “proiezioni psicologiche”. L’istituzione che l’ha formata e, in parte le sue scelte, hanno contribuito a farla ergere a “giudice” (anche se usa un tono, nel suo scritto, farcito di “miele”).

    Il Blog è uno spazio libero e pertanto le sue censure sono inopportune e sgradite.

    Lei confonde la Comunità cristiana voluta da Gesù con gli “uomini di Chiesa”.

    La nostra battaglia è contro alcuni uomini di chiesa che hanno stravolto il messaggio evangelico.

    Per le mie libere scelte due volte sono stato sospeso dall’insegnamento su pressioni del vescovo Zadi al cardinale di Palermo e al vescovo di Viterbo.

    Ho dovuto avviare delle cause per avere riconosciuti i mie legittii diritti, dopo le dimissioni, nella diocesi di Civitacastellana. Ma lei fa finta di non sapere o di non aver letto la nostra storia!

    La mia pace è nel profondo del cuore e le sue provocazioni non potranno turbarla. Forse lei avrebbbe bisogno di un sano rapporto con l’altro sesso e di meno “masturbazioni intellettuali”.

    I suoi rilievi sulla libertà di scelta mi erano molto chiari. L’ho detto anche apertamente davanti al segretario della Congregazione delle Dottrina della Fede (da qualche anno Elemosiniere del Papa) che mi suggeriva, per ottenere più velocemente la dispensa dagli obblighi del celibato, di dichiarare che avevo intenzione di sposarmi prima di essere ordinato sacerdote!

    Ho pagato di persona per la mia scelta di dimettermi. Le dimisiioni non erano legate al celibato.

    Anche mia moglie ha pagato e paga di persona con una “brutta malattia” provocata dagli stress subiti dopo il nostro matrimonio.

    Impari a essere caritatevole con i “veri poveri” e non solo con i “ricchi” (gli uomini di chiesa che difende).

    Cordiali saluti

    Giuseppe Serrone

  2. Caro Sig. Serrone,

    Denoto un malessere leggendo gli articoli coi quali alimenta il suo blog.

    Il tono e il contenuto degli articoli è sempre dello stesso stile: negativo verso quelli con i quali condivideva le convizioni e tante altre cose.

    Ora che si è distanziato per scelta sua della sua scelta primaria, tutto e tutti quelli che faccevano parte della suo vita e del suo decoro è sbagliato, è falso e è da abbattere.

    Non leggo in quasi nessun articolo postato da Lei, qualche cosa di bello o di positivo. Sente solo una lagnarsi continuo.

    Ma dove è la critica costrutiva ?

    Non pensa che l’atmosfera che emane di questo blog sembra più di una “resa dei conti” e l’espressione di una non accettazione della sua stessa realtà.

    Come mai la sua seconda scelta di vivere con una donna non lo lascia cosi in pace ?

    Noi, sacerdoti della chiesa latina, sapiamo tutti che siamo stati liberi di scegliere tra il matrimonio o il celibato e che scegliendo il celibato potevamo accedere al sacerdozio. E poi che da sacerdoti prendendo la vita comune con una donna, dovevamo lasciare l’ufficio. Sembra leggendo i suoi interventi, che questo non gli era chiaro. Come mai ?

    in Xto

    don Kamillo

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