il disagio dei sacerdoti sposati per il reinserimento sociale: una testimonianza!

Ho appreso solo oggi, con enorme soddisfazione, della recente nascita in Italia della Fondazione "Liberi e solidali". Con soddisfazione perché da circa sette anni, ovvero dalla data in cui ho lasciato il ministero sacerdotale, vivo il disagio che la vostra associazione vuole contrastare. Mi sono chiesto tante volte perché, di fronte alla scelta di chi, per onestà ed in piena coscienza delle proprie azioni, dopo un periodo prolungato di sofferta riflessione e discernimento, decide di lasciare il ministero sacerdotale, si diffonda una nube di indifferenza, di rifiuto e di isolamento.
    Fortunatamente vi sono state, come mi auguro in ogni esperienza simile alla mia, presenze di persone amiche che mi hanno aiutato nei momenti più difficili. Dopo alcuni lavori saltuari (collaborazioni studi legali, collaborazione con un laboratorio di analisi cliniche nel settore amministrativo) grazie all’aiuto di un amico sacerdote e di un amico di studi in seminario, ho trovato un lavoro part-time in una cooperativa di servizi sociali e mi sono state assegnate alcune ore di insegnamento della religione cattolica in un liceo di una diocesi diversa da quella di mia appartenenza. Il concorso per il passaggio di ruolo degli insegnanti di religione, purtroppo, mi ha fatto perdere il ruolo dell’insegnamento perché non avevo i quattro anni di insegnamento richiesti per accedere al concorso.
    Attualmente sono, con mia moglie e con mio figlio (di due anni) ospite di mio cognato in provincia di Milano. Mi sono trasferito per cercare una sistemazione lavorativa ed un ambiente più stimolante, soprattutto per mio figlio, di quello napoletano.
    L’assurdità con la quale devo fare ancora oggi i conti, è che i dieci anni che ho trascorso al servizio della chiesa (tra studi e ministero), sembrano soltanto, per la società, tempo perso. Nonostante abbia conseguito una laurea in giurisprudenza ed il dottorato in diritto canonico, non riesco a trovare lavoro: gli studi legali sono pieni di giovani praticanti che lavorano gratuitamente o si accontentano di un rimborso spese, le società di lavoro interinale sono oberate di richieste di lavoro per profili professionali diversi dal mio o per le quali si richiede un’esperienza che io non ho (ero impegnato in altre esperienze). Alcuni giorni fa ho sostenuto un colloquio di lavoro presso un’importante università di Milano che cercava un impiegato che si occupasse del diritto del lavoro. Durante il colloquio ho scoperto di essere la persona ideale per quel lavoro, ma troppo adulto (ho trentotto anni e non penso siano così tanti): avrei avuto un superiore più piccolo di età, e questo sarebbe stato un problema.
    Mi sono chiesto tante volte perché questa totale chiusura dell’istituzione ecclesiale. Mi sono chiesto perchè non poter insegnare religione, o essere impegnato lavorativamente presso un qualche tribunale ecclesiastico, vista la mia specializzazione in diritto canonico ed il corso di abilitazione all’avvocatura rotale: impensabile. Chi fino  a ieri era una persona degna di fare da pastore del gregge di Cristo, oggi deve nascondersi e stare lontano come un lebbroso.
    Soprattutto mi sono chiesto perché una persona degnissima di guidare un gruppo giovanile da un giorno all’altro si ritrovi nella condizione di dover partecipare alla celebrazione eucaristica dall’ultimo banco di una chiesa sconosciuta, senza potersi accostare ai sacramenti.
    Mi sono ancora chiesto perché il cardinale della diocesi nella quale ero incardinato, mi ha manifestato tutta la sua stima, mi ha sorriso dicendo che sarebbe stato felicissimo di potermi avere al suo fianco per collaborare con lui nella sua segreteria personale, ma mi ha detto che ciò non era possibile perché qualcuno non avrebbe capito…. avrebbe denunciato la cosa a Roma e …, mi ha salutato dandomi una pacca sulla spalla e dicendo che mi avrebbe ricordato nelle sue preghiere e raccomandandomi di vivere con la mia fidanzata "come fratello e sorella".
    Mi chiedo perché, parlando con un monsignore che seguiva la pratica della dispensa dagli ordini sacerdotali, mi diceva che devo aspettare il compimento dei quaranta anni per ottenere la dispensa …. a meno che non avessi minacciato il suicidio (solo in caso di pericolo per la persona credo che venga concessa la dispensa dagli oneri sacerdotali prima del compimento dei quaranta anni di età.
    Vi scrivo questa e-mail innanzitutto perché è importante non sentirsi soli e poter condividere queste preoccupazioni e difficoltà con chi comprende la tua esperienza, ma anche per avere altre informazione sull’attività della fondazione, sui servizi offerti. Proprio in questi giorni mi dicevo che, non appena troverò un lavoro, dovrò preoccuparmi di recuperare i cinque anni di contributi versati dal sostentamento del clero ed i tre anni relativi all’insegnamento della religione.
 
lettera firmata
D. C.
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