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Vaticano: «No alla depenalizzazione dell’omosessualità». Discrimina

fonte: L’Unità

«Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come matrimonio verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni». Sarebbe questa la ragione del no del Vaticano alla depenalizzazione dell’omosessualità proposta dalla Francia all’Onu. In poche parole mons Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite dice all’Onu di non accettare la richiesta della Francia perché la non discriminazione degli omosessuali, secondo lui, porterebbe alla discriminazione degli Stati che considerano reato essere gay.

«Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone – ha affermato l’arcivescovo – fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale. Il Catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione». Ma evidentemente non fa parte del Catechismo impedire i diritti dell’essere umano vengano tutelati al punto da impedirne la morte. Questo non sarebbe in linea con i dettami della Chiesa Cattolica, insomma, perché «qui – ha aggiunto Migliore – la questione è un’altra. Si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni». Dunque meglio tenersi le discriminazioni che far subire la gogna ai Paesi che alla gogna mettono gli omosessuali. Come dire che la moratoria sulla pena di morte discrimina gli Stati che ancora la attuano.

D’altra parte è di lunedì la notizia che una parrocchia cattolica in Australia, St. Mary’s di Brisbane, rischia la scomunica dei suoi due sacerdoti, accusati di benedire le coppie gay, far predicare le donne e amministrare i sacramenti in modo anomalo. Una riunione di parrocchiani ha deciso di respingere un ultimatum dell’arcivescovo della diocesi, John Bathersby, che intimava loro di allinearsi a pratiche considerate accettabili dal Vaticano. Dietro pressioni da Roma, monsignor Bathersby aveva dato tempo fino ad oggi per allinearsi agli standard tradizionali, minacciando la scomunica per la parrocchia e per i suoi due sacerdoti. In una lettera di tre pagine consegnata a padre Peter Kennedy, parroco di St. Mary’s da quasi 28 anni, l’arcivescovo descriveva la parrocchia di 700 fedeli come «un’autorità a sé stante, che ha stabilito una sua variante della religione».

In una lettera consegnata oggi all’arcivescovo, i parrocchiani respingono l’accusa di non essere in comunione con la Chiesa cattolica. Secondo esponenti cattolici progressisti, citati dal quotidiano The Australian, il Vaticano riceve pressioni a chiudere St. Mary’s dall’Opus Dei, che è vicina all’arcivescovo di Sydney, cardinale George Pell.

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Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati Per informazioni scrivi a ufficio.press@yahoo.it

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