Padova: «Non così tanti abbandoni fra i preti»

«La Chiesa padovana non nega la presenza di presbiteri che scelgono di non esercitare più il ministero. E’ un fenomeno che esiste, è sempre esistito, preoccupa, sollecita domanda e viene considerato con attenzione. Ma non ha la consistenza, le proporzioni e le motivazioni così sommariamente presentate dall’articolo firmato da don Federico Bollettin».

La Diocesi ha preso posizione ieri, con un articolato comunicato, sulla vicenda del sacerdote trentatreenne che si è autosospeso dall’ attività pastorale e che ha sposato civilmente Fidelia, una donna africana conosciuta sulla strada. Don Bollettin racconta la sua storia nel romanzo «Bianco e nera. Amanti per la pelle», un volume di Gabrielli Editori (160 pagine, 12 euro) che è stato presentato venerdì nella sala Paladin di Palazzo Moroni da Mauro Castagnaro e Isoke Aikpitanyi.

In un articolo pubblicato sempre venerdì sul mattino di Padova il giovane prete, ordinato nel 2001, che oggi si mantiene facendo l’o peraio, ha sottolineato che «negli ultimi anni continuano ad aumentare i casi di abbandono da parte di preti padovani, per lo più giovani». Proprio sui numeri s’incentra la nota diffusa dall’u fficio stampa della Diocesi. «Negli ultimi dieci anni il vescovo di Padova – recita il comunicato – ha ordinato 76 preti, di questi 2 hanno lasciato il ministero. Nel decennio precedente, su 113 preti ordinati le “uscite” sono state 13. In vent’anni, quindi, su 189 preti ordinati hanno lasciato il ministero 15 persone».

Dati che vengono «cordialmente» contestati da don Federico. «Mi limito a ricordare – afferma – i casi che ho citato nel mio articolo. Oltre alla mia storia, le vicende, note all’opinione pubblica, di don Ugo Moretto, di don Fabiano Prevedello e l’ultima di don Sante Sguotti. E sono già quattro. La statistica di un prete su quattro che rinuncia al ministero è una realtà e dev’essere affrontata dalla Chiesa. Senza dimenticare che tante altre storie sono conosciute soltanto dagli “addetti ai lavori”».

Per la Diocesi le motivazioni che spingono i preti a rinunciare alla tonaca «sono varie e molto personali, non riconducibili esclusivamente a un’incapacità di vivere il celibato o a questioni legate all’affettività. Attrbuire indistintamente alla scelta celibataria il disagio dei sacerdoti che lasciano il ministero, ma anche una sorta di difficoltà diffusa tra i preti è quanto mai superficiale e non rispettoso della scelta che la stragrande maggioranza di preti porta avanti. Certo anche con periodi di fatica; ma nella comprensione del valore profondo che comporta il dono della propria vita a Dio e nel servizio ai fratelli».

La nota della Curia aggiunge che «in merito che ad altri riferimenti espliciti a persone e fatti riportati dall’articolo di Bollettin, rincresce la mancanza di obiettività nel valutare l’i nsieme della vita ecclesiale e l’insieme del prebisterio. La Chiesa è una comunità di persone che cerca di vivere gli ideali evangelici, pur consapevole della propria fragilità, del valore del perdono, della correzione fraterna e della possibilità di conversione continua del cuore e della vita».

E don Federico che ne pensa? «Io sostengo che bisogna reinventare il ministero del prete. Ad agosto ho comunicato ufficialmente al vescovo Antonio Mattiazzo la mia scelta di sposare la donna che amo e che contemporaneamente mi autosospendevo dall’amministrazione dei sacramenti. Ma naturalmente intendo continuare a lavorare nei gruppi di catechesi e tra i giovani». (mattinodipadova – repubblica 4 Novembre 2008)

 

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